Napoli- di (Vania Fereshetian)
Teatro Santa Teresa, 31 maggio 2026 – È calato il sipario sulla seconda serata, ma gli applausi no. Continuavano anche fuori dal Santa Teresa, tra le chiacchiere del pubblico che, ancora con il sorriso addosso, cercava di ricomporre i pezzi di un finale che nessuno aveva previsto.
Protagonisti: Gli Ignoti. Testo: Roberta Amoroso. Regia: Raffaele di Stazio. Tre nomi che ieri sera hanno ricordato a tutti che il teatro non serve a farti dimenticare la vita, ma a guardarla di sbieco per capirla meglio.
“A Napoli il dramma e la farsa si tengono sempre per mano. È lì che la tragedia, se la guardi di sbieco, diventa una risata liberatoria”. Così Di Stazio, giovanissimo e già padrone del palco, racconta il cuore di Felice Anniversario. E aveva ragione. La sua regia è un equilibrista: un piede nel malinteso tutto napoletano, veloce, rumoroso, fisico; l’altro nella compostezza secca della commedia americana, dove la battuta arriva pulita e taglia. Il risultato è un meccanismo comico che non sbuffa, respira.
Sul palco, una parata di personalità che bucano la scena senza chieder permesso. Eliana Tambelli, Francesco Pace, Patrizia Pozzi, lo stesso Di Stazio, Luigi Fusco, Enza del Prete, Maria Sole Rampazzi, Luciana D’Alicandro, Rosa Simeoli, Alfredo Di Perna: dieci attori, dieci temperamenti diversi, ma un unico obiettivo. Difendere la pelle e, ancora di più, la reputazione di un amico. E per farlo sono disposti a tutto: a mentire, a improvvisare, a cadere in piedi.
Il pubblico ci casca subito. Li ama dopo due battute, parteggia, soffre con loro, cerca insieme una via d’uscita a quel groviglio di equivoci che sembra portare solo guai. È il trucco del teatro ben fatto: ti siedi per guardare, e ti ritrovi dentro.
Poi arriva lui, il colpo di scena. Perché Felice Anniversario fa esattamente quello che promette il titolo: ti illude che sia una festa, un canovaccio classico da “tutto si risolve a tarallucci e vino”. E invece no. Roberta Amoroso scrive con una mano leggera e l’altra pronta a toglierti la sedia da sotto, insieme al regista Raffaele Di Stazio che con un gesto guida il ritmo, con l’altro sposta lo sguardo dove il dramma si fa risata. La commedia si apre come una matrioska, strato dopo strato, fino a un finale che spiazza per originalità e coraggio. Non è solo inaspettato: è necessario. Ti lascia con quella sensazione rara a teatro, di aver riso tanto ma di non essere stato preso in giro.
La regia di Di Stazio accompagna questa evoluzione senza forzare. Non sottolinea, non ammicca. Lascia che la storia esploda quando deve esplodere. E quando succede, è una liberazione.
Uscire dal Santa Teresa ieri sera significava portare a casa due certezze. La prima: Gli Ignoti sono una compagnia che sa dove mettere le mani, con attori che non recitano i personaggi, li abitano. La seconda: la commedia napoletana, quando incontra penne giovani, registi giovani e idee nuove, non ha bisogno di nostalgia per essere viva.
E allora, se è vero che a Napoli dramma e farsa si tengono per mano, ieri sera hanno ballato insieme. E noi con loro.
Prossima replica? Se la perdete, l’unico dramma vero sarà il vostro.



