Fedra_a_destra_Imma_Villa_Foto_Franca_Centaro

POMPEI– Dopo il felice debutto della scorsa estate a Siracusa su produzione dell’INDA/Istituto Nazionale del Dramma Antico, e le successive rappresentazioni nei teatri “classici” di Segesta, Taormina e Ostia Antica approda per la prima volta in Campania – al Teatro Grande degli Scavi di Pompei il 22 e 23 luglio nell’ambito e a chiusura della rassegna del Teatro Stabile di Napoli Pompeii Theatrum Mundi – lo spettacolo Fedra di Seneca, nella traduzione di Maurizio Bettini, con la regia di Carlo Cerciello.

La protagonista della tragedia è l’attrice Imma Villa nel ruolo di Fedra, coprotagonista nel doppio ruolo di Teseo e Ippolito Fausto Russo Alesi, mentre la nutrice è Bruna Rossi, il messaggero Sergio Mancinelli e le corifee Elena Polic Greco, Simonetta Cartia, Federica Lea Cavallaro, Maddalena Serratore, Nadia Spicuglia, Claudia Zàppia.

Il Coro è composto da Dario Battaglia, Alessandro Burzotta, Andrea Cannata, Carla Cintolo, Cinzia Coniglione, Corrado Drago, Alice Fusaro, Desirèe Giarratana, Ivan Graziano, Anita Martorana, Riccardo Masi, Maria Chiara Pellitteri, Paolo Pintabona, Vladimir Randazzo, Sabrina Sproviero, Francesco Torre, Giulia Valentini, dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico, sezione Scuola di Teatro “Giusto Monaco”.

La scena è di Roberto Crea; i costumi di Alessandro Ciammarughi; le musiche di Paolo Coletta; le coreografie di Dario La Ferla; il progetto audio è di Vincenzo Quadarella; il progetto luci di Elvio Amamiera.

«Fedra è la tragedia della passione umana – scrive in questa nota il regista Carlo Cerciello –, la tragedia di una donna che per amore non esita a ribellarsi alle convenzioni sociali ed etiche della società di cui si sente ‘privilegiata’ prigioniera. Sposa di un marito che non esita a tradirla e del quale si sente effettivamente ed affettivamente vedova, Fedra identifica nel mondo del figliastro Ippolito un miraggio di libertà e di passione che è disposta a pagare con la vita. In Fedra si confondono e si sovrappongono le due figure parentali di Teseo padre e di Ippolito figlio, che Seneca strategicamente non fa mai incontrare tra loro, fino ad operare una sostituzione nel cuore della donna tra lo sposo e il figliastro. La sovrapposizione dei due emisferi affettivi di Fedra suggerisce la scelta di far interpretare allo stesso attore entrambi i ruoli di Teseo e di Ippolito, nonché di concentrare il lavoro dell’attore designato per questa duplice interpretazione, sulle diversità esistenziali e politiche tra i due personaggi, piuttosto che sulle differenze anagrafiche. Fedra è, dunque, una figura di donna assolutamente moderna e tragicamente umana. Seneca nella sua opera riconosce il senso profondo dell’essere umano, della sua fragilità e ammira questa donna capace di riscattare le sue colpe, il suo senso della dignità e del pudore, dandosi sì la morte, ma senza rinunciare fino alla fine alla tragica e sincera ammissione dei suoi sentimenti La natura è l’ulteriore protagonista di questa tragedia. Una natura affascinante e crudele a cui tanto Ippolito che Fedra aspireranno invano. Il loro desiderio di vivere secondo le leggi della natura, infatti, si tramuterà per i nostri sfortunati eroi in “agire contro natura”. Sarà così anche per Teseo, che causerà, per contrappasso al suo “innaturale” ritorno dal regno dei morti, lutto e distruzione nella sua stessa famiglia. Proverò a mettere in scena questa meravigliosa tragedia dei sentimenti umani, in punta di piedi».

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