NAPOLI – Dal 9 all’11 febbraio a Sala Ichòs (via Principe di San Nicandro 32/a – San Giovanni a Teduccio, Napoli) va in scena Otello alzati e cammina, prodotto dalla Compagnia Garbuggino-Ventriglia, Armunia, Rialto Santambrogio, ed è scritto e interpretato da Gaetano Ventriglia. La maschera è realizzata da Isabella Staino.

Come spiega l’autore e protagonista della pièce: «Quando un ideale vacilla è già crollato. A me interessa la tragicomica di Otello. Iago non è interessante, lui fa il lavoro che fa il mondo. Iago, con Amleto, avrebbe fatto una brutta fine.

Il mio Iago dice: io sono l’azzeratore, io posso cambiare nome alle cose, ma allora tutto ricomincia da capo, tutto ricomincia da zero. Dimmi la tabellina dello zero. Zero per zero uguale zero. Bravo! Esatto. Hai visto? Inizio della storia, fine della storia.

E io penso, senza dirlo: grazie al cazzo. Una tempesta, un’isola. Una tempesta porta Otello a Cipro per combattere i turchi. Ma i turchi sono tutti affogati prima ancora di arrivare. A Otello, adesso, tocca vivere. Mannaggia. Come fare? Se c’è una possibilità, la buttiamo via. Peccato. O forse…».

La compagnia Garbuggino/Ventriglia sarà in scena nello spazio di San Giovanni a Teduccio anche il successivo fine settimana, dal 16 al 18 febbraio, con In terra e cielo che offre uno sguardo immaginifico di Don Chisciotte. Lo spettacolo ha come protagonisti Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia e le musiche sono a cura di Gabrio Baldacci.

Come spiega Salvatore Mattiello, direttore artistico di Sala Ichòs: «Spiegare come il primo stia lungo le diramazioni della Mappa Concettuale di questa stagione che si interroga sul senso del Tragico. E come il secondo stia invece lungo i sentieri del nostro modo di fare programmazione. Modo che intende seguire e prova a seguire le Compagnie nei percorsi che tracciano nel tempo. E come entrambi e insieme siano legati collegati collocati in quei primi dieci anni del 1600 nei quali Amleto si interroga sulla forma delle Nuvole. Nei quali Don Chisciotte vede Fonti Battesimali in vece di Abbeveratoi. E nei quali Nabakov nella sua splendida Lezione sul Don colloca la nascita dell’uomo moderno.

Non è Amleto qui che si “Alza e Cammina” ma Otello, è vero! però qui c’è Jago “… che non è interessante; che fa il lavoro sporco che fa il mondo e che con Amleto avrebbe fatto una brutta fine”.

E c’è Sancho ancora qui “In terra in cielo” e sul palco di Sala Ichòs, che invece fa l’altro lavoro, bello, che fa il mondo; che guarda la Realtà così com’è; così come sa essere; così come riesce a essere e che è un’altra forma di incanto che non disincanta il Don. Come invece fa Jago con Otello. E Jago avrebbe fatto una brutta fine anche con Don Chisciotte.

Ma credo anche con Sancho ed è questa la meraviglia. Per me, almeno».

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