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NAPOLI – Martedì 19 giugno, giornata ricca di appuntamenti al Napoli Teatro Festival Italia, la manifestazione finanziata dalla Regione Campania, diretta per il secondo anno da Ruggero Cappuccio e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Luigi Grispello. Il programma della giornata prevede eventi che spaziano tra letteratura, danza, musica e teatro. Si inizia a Villa Pignatelli con l’incontro con il critico musicale e scrittore Paolo Isotta che condivide la scena con Peppe Barra (Il canto degli animali, per la rassegna di Letteratura Qui, a cura di Silvio Perrella, ore 19.00); si prosegue con il danzatore Gilles Coullet (Wakan – La terra divorata, Sala Assoli, ore 20.00) e con Riccardo Canessa che firma la regia de La voix humaine di Cocteau con il soprano Leona Peleskova, al pianoforte Monica Leone (Teatro Diana, ore 21.00). Sarà poi la volta di Pasquale De Cristofaro con Peppe Lanzetta (Sotto il vesuvio niente, Galleria Toledo, ore 21.30).

Si parte alle ore 19.00 a Villa Pignatelli, con la rassegna QUI, dedicata alla letteratura, curata da Silvio Perrella. Scrittore, storico e critico musicale Paolo Isotta presenta un’antologia personale intorno al mondo animale, Il canto degli animali appunto, in cui mette in relazione la natura umana e quella degli esseri ritenuti inferiori e che pure tanto hanno in comune col mondo degli uomini. Isotta traccia una linea che unisce le due nature attraverso l’arte e la musica, che aprono a quella dimensione istintiva, che tiene insieme i due mondi e li affratella nel profondo. Isotta condivide lo spazio e la scena dedicati alla sua narrazione poetica con Peppe Barra e con la sua capacità di affabulare cantando e di cantare affabulando.

Si prosegue alle ore 20.00, alla Sala Assoli con Wakan – La terra divorata, spettacolo di danza di Gilles Coullet, che realizza attraverso il linguaggio del corpo una antologia poetica, dove si intrecciano gli animali, i quattro elementi, l’uomo di ieri e il mondo contemporaneo. Questo spettacolo interroga il rapporto tra l’uomo e la natura e vuole essere una riflessione, ma anche un modo per mettersi in ascolto degli avi.Il filo conduttore dello spettacolo è costituito dal discorso che il Grande Capo Amerindiano Seattle indirizza al Presidente degli Stati Uniti d’America nel 1854. Questo testo ricco di sapienza, di collera e di ironia è una requisitoria contro la distruzione della natura da parte dell’essere umano. Il discorso del Capo Seattle mette in discussione il nostro rapporto con gli elementi naturali e il loro consumo, si interroga sull’avvenire delle generazioni future, facendo luce su un’epoca in cui tutto viene gettato via e la durata della vita è programmata in base al consumo. Un’epoca in cui tutto può essere comprato, ma nulla è destinato a durare.

Ancora, alle ore 21.00, al Teatro Diana, va in scena La voix humaine, tragedia lirica in un atto di Francis Poulenc, dal testo di Jean Cocteau, con il soprano Leona Peleskova, che vede al pianoforte Monica Leone, per la regia di Riccardo Canessa. Nel 1958 il compositore francese Francis Poulenc musicò La voix humaine di Cocteau, che andò in scena per la prima volta nel 1959 nell’interpretazione del soprano Denise Duval con l’orchestra diretta da Georges Prêtre al Théâtre national de l’Opéra-Comique di Parigi. Nella versione cameristica per pianoforte e voce, emerge più che in quella orchestrata l’elemento drammaturgico originario: la solitudine della protagonista che da afflizione sentimentale si trasforma in alienante patologia. La rilettura di Canessa punta l’attenzione sul dramma dell’abbandono che si manifesta in una reazione simile al delirio individuale. Negli anni in cui la pièce fu creata, l’uso innovativo del telefono in scena serviva a nascondere l’antagonista del dramma, l’uomo da cui la donna è stata abbandonata, non visibile, ma partecipante all’azione. Nella società della comunicazione perpetua, in cui la gente cammina in strada parlando da sola all’auricolare, quel tipo di telefono è ormai un relitto. La differenza fra il dialogo telefonico e quello autentico si è così accorciata, per cui Canessa ritorna alla forma del monologo puro, secondo il più antico dei linguaggi della tragedia. Lo spettacolo si avvale dei costumi di Concetta Nappi e delle luci di Rosario Martucci.

Alle 21.30 debutta, a Galleria Toledo, Sotto il Vesuvio niente, dal testo di Peppe Lanzetta, per la drammaturgia e la regia di Pasquale De Cristofaro. Con questo spettacolo si rinnova la collaborazione artistica tra i due con una sorta di ricapitolazione e confronto tra le loro poetiche. L’eco profonda di questo lavoro è il mare: De Cristofaro ritova nei personaggi e nelle storie di Lanzetta elementi che li ricollegano alla tradizione vivianea. Su una spiaggia, si ritrova un’umanità varia, fragile e provata dal dolore della vita, ad aspettare una nave per andare verso una meta (un altrove) che possa essere per tutti loro una sorta di rivincita. Si tratta di ‘O Zingariello, Maria, la Sirena, Latte e Cafè, Tatangelo e ‘o Marenariello, personaggi che vivovo agli orli della vita. Tutto lo spettacolo avrà un andamento simile a una preghiera-canto, che recupera il lirismo tipico di Lanzetta, cercando di restituire una speranza ai tanti marginali che da sempre affollano le sue opere. In scena, oltre a Rosanna Di Palma e Antonello De Rosa, che presero già parte al precedente lavoro Opera di Periferia di Lanzetta e De Cristofaro, anche Romolo Bianco, Alfonso Liguori, Luca Trezza, Maria Scorza e quattro giovani danzatori, Cristian Cianciulli, Giorgio Loffredo, Silvia Manfredi, Nunzia Prisco con le coreografie di Annarita Pasculli. Percussioni dal vivo di Paolo Cimmino e video di Enzo Lauria. Replica ancora il 20 giugno alle ore 20.00.

Nel Cortile d’Onore di Palazzo Reale, alle ore 22.30, nell’ambito della retrospettiva dedicata a Francesco Rosi, si recupera, introdotta da Antonella Di Nocera, la proiezione di Filumena Marturano (annullata per la pioggia lo scorso 14 giugno) di Eduardo con la regia teatrale di Rosi. Lo spettacolo (ed il conseguente film) segna l’ultima tappa dell’indagine sul teatro eduardiano dell’immediato dopoguerra realizzata da Francesco Rosi e Luca De Filippo.

La serata si conclude nel Giardino Romantico di Palazzo Reale, con il Dopofestival, a cura di Massimiliano Sacchi, organizzato da Giano Bifronte, che presenta Mustafov quartet, formato da Sergio Di Leo (sax), Alessandro Puglia (violino e flauto), Raffaele Vitiello (chitarra) e Antonino Anastasia (percussioni). Il gruppo propone una sua lettura attuale e personale del linguaggio musicale di provenienza balcanica, turca e mediorientale, restando fedele alle lezioni dei maestri, ma conservando l’attitudine culturale propria di Napoli, della Sicilia, del Sud Italia.

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