NAPOLI – Grande attesa al “Teatro Cortese” dove tutto è pronto per “Tradimenti”, il minicartellone formato da sei spettacoli scritti dal drammaturgo Roberto Russo, pronto a definire i testi scelti come “sei infedeltà in forma teatrale”. In scena nello spazio dei Colli Aminei dal prossimo 9 ottobre alle 21.15, la carrellata drammaturgica dedicata all’apprezzato autore napoletano, con la direzione artistica di Giuseppe Giorgio, porrà all’attenzione del pubblico, nel pieno rispetto delle norme per antiCovid, le creature di un commediografo da sempre in bilico tra il grottesco e il surreale, capace di affrontare il mito, gli eventi storici, la collettività e le conflittualità all’interno della famiglia, tasformando in opera teatrale i turbamenti e gli squilibri del genere umano. Si partirà con “Le mani aperte”, il lavoro che torna in scena dopo 20 anni, liberamente ispirato ad “Alexis” di Marguerite Yourcenar, con Stefano Ariota e la regia Luigi Russo e si continuerà il 25 ottobre con “La Costruzione” con Roberto Becchimanzi, Marina Casaburi e Cristian Mirante per la regia di Sara Pane. Ancora, il 6 novembre, sarà la volta di un altro lavoro apprezzato dalla critica come “Tonino Napoli: Zero a Zero” con l’interpretazione e la regia di Agostino Chiummariello. Il 14 novembre, sarà il turno de “Il tempo supplementare”, l’applaudito testo con Irma Ciaramella e Francesco Maria Cordella che ne firma anche la regia. Il 4 dicembre, dopo i successi romani, arriverà “La fine del Mondo- Concerto per Charles Aznavour” con l’interpretazione e la regia di Gianni De Feo. A chiudere la serie di spettacoli, infine, il 18 Dicembre sarà un altro testo pluripremiato come “Visite fuori orario” con Giuseppe Cantore e Arianna Ninchi. «Una storia vecchia la difficoltà degli artisti napoletani a emergere nella loro città natale- ha scritto il direttore artistico, Giuseppe Giorgio nella sua presentazione del progetto – Una realtà descritta anche da Raffaele Viviani nella sua poesia “Campanilismo”, anticipatrice del calvario di un uomo costretto, dopo una vita dedicata al palcoscenico, a elemosinare uno spazio per le sue commedie. E dello stesso avviso sarebbe stato anche Annibale Ruccello, convenientemente elevato al grado di grande commediografo soltanto dopo la sua tragica morte. Così come Leo de Berardinis, con la sua denuncia contro la decadenza culturale e gestionale dei teatri, e un altro padre della nuova drammaturgia napoletana, Manlio Santanelli, osannato esclusivamente nel resto d’Europa. Ecco perché, preso atto che gli artisti, soprattutto nella città del sole e delle canzoni, sono come tanti “Cristi” in croce, non è difficile trovare rifugio nel pensiero del divino eroe di Nazareth, autore della massima “Nemo propheta in patria”. Napoli città a parte, o, rimescolando il titolo di un celebre film di Rossellini, “Napoli città chiusa”, è risaputo, non aiuta i suoi figli migliori, o forse, più semplicemente, non sostiene chi eccelle per i propri meriti. In questa “selva oscura”, dove ancora si odono i riverberi della lingua del Basile e dello Sgruttendio, o meglio, in questa orwelliana Oceania dove si dimenano gli artefici di una cultura codificata, tutto sembra immobile nel tempo. E desta ben poco scalpore il fatto che tanti bravi autori soccombano dinanzi a un sistema impenetrabile restando anonimi a vita. Ed è proprio sulla scia di questi pensieri che nasce “Tradimenti”, la rassegna formata da “sei infedeltà in forma teatrale” di Roberto Russo. Una selezione drammaturgica che rispecchia la necessità di un commediografo di fare ascoltare alla gente, la propria profonda e libera voce. Gli appuntamenti teatrali dedicati all’autore Russo, rappresentano un esempio di ribellione contro la delittuosa azione d’infedeltà che da sempre si compie contro chi scrive commedie rimanendo a Napoli. Una lotta contro chi continua a imbrigliare nel nome di imperscrutabili interessi, l’evoluzione di un teatro più che mai vivo, ma che tutti vogliono far credere morto. Nella Napoli che per la sua capacità di restare ferma nel tempo, aiuta i grandi commediografi di ieri a essere definiti profeti; nella Napoli dove a teatro, si è costretti a vedere solo gli spettacoli prescritti da immortali don Rodrigo; nella Napoli di chi faceva teatro sociale e oggi deve accontentarsi di fare teatro “social” su Facebook, “Tradimenti” porta alla luce le considerazioni di un drammaturgo da apprezzare e studiare. I testi di un autore, intento a mettere a fuoco le violazioni morali perpetrate verso se stessi e la propria natura, verso l’amore e le aspirazioni, insieme alle slealtà consumate dalla città e dall’autorità. “Tradimenti”, anche per dire basta a quella politica di appiattimento mentale che, da troppo tempo, trova nel comparto spettacolo partenopeo uno dei terreni più fertili ».

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