Nella sede di Fatti d’Arte ad Aversa, da sabato 7 Marzo aprirà la collettiva “Un sorriso rivoluzionario ”, che vede protagoniste 8 donne e le loro diverse sensibilità: Luisa Alterio, Clelia Bove, Rita Castiello, Agnesca Kiersztan, Germain Muller, Rosaria Piscopo, Enrica Pizzicori, Rita Zunno, la mostra a cura di Giovanni D’Alessandro
Il ruolo dell’umorismo nella lotta per l’uguaglianza di genere è storicamente polarizzato. Una certa prospettiva femminista ha spesso guardato con sospetto all’ironia, interpretandola come una forma di rabbia addomesticata e, in ultima analisi, inefficace nel contrastare le strutture materiali del patriarcato; una corrente alternativa, che questa mostra sposa, riconosce nell’umorismo femminile un dispositivo critico di straordinaria potenza eversiva.
L’ironia elaborata e performata dalle donne non costituisce un cedimento o una sublimazione della protesta, bensì un’arma tattica fondamentale per scardinare il maschilismo e, attraverso il sorriso, opera una duplice decostruzione: smaschera e delegittima i meccanismi della cultura patriarcale, mentre simultaneamente propone e normalizza nuovi immaginari e linguaggi.
Figure come Monica Vitti, pioniera in questo campo, e le parole di Michela Murgia fungono da cartina al tornasole per comprendere come la battuta, la gag o la riflessione satirica agiscano come un “sampietrino” gettato contro la vetrina delle norme di genere, liberando tanto le donne quanto gli uomini dai cliché asfissianti in cui sono imprigionati.
Il primo e più evidente livello d’azione dell’umorismo femminile è la contestazione della centralità maschile poichè storicamente la comicità è stata un dominio prevalentemente maschile, in cui la donna era spesso oggetto della battuta, non soggetto creatore. L’ingresso di artiste come Monica Vitti sulla scena rappresenta quindi un atto sovversivo di “furto del palcoscenico”.
Il culmine di questa emancipazione è la capacità di “ridere di se stessa”. Questo gesto non è auto-denigrazione, ma una forma di profonda capacità: è la donna che si riappropria del diritto di definire e mettere in scena la propria immagine, sottraendola allo sguardo oggettificante maschile e ridendo dei propri stereotipi, li neutralizza, privandoli del loro potere normativo.
L’efficacia più sottile e pervasiva dell’ironia femminile risiede nella sua capacità di smascherare e erodere il linguaggio sessista, rivelando la misoginia interiorizzata che lo sostiene. L’esempio dell’insulto “effemminato” è emblematico e questo epiteto, usato indifferentemente da uomini e donne verso gli uomini, rivela una cultura profondamente “contraria al femminile”.
L’aggettivo condensa in sé la svalutazione di qualità associate al femminile (sensibilità, emotività, delicatezza), riducendole a una “macchietta da avanspettacolo”, cioè a una caricatura priva di serietà e potere. Michela Murgia, con la potente metafora del “sampietrino contro la vetrina”, coglie l’essenza di questo processo. Ogni battuta è un atto di forza, un impatto contro la superficie trasparente ma resistente delle aspettative di genere – quella vetrina in cui le donne sono state esposte come “graziosi manichini”, oggetti silenziosi da ammirare.
L’ironia frantuma questa vetrina, permettendo non solo di uscire dalla rappresentazione imposta, ma anche di utilizzarne i frammenti (i sampietrini, appunto) come strumenti di lotta.
Il potere trasformativo dell’ironia femminile è la sua capacità distintiva che mira a liberare entrambi i generi dalla gabbia del maschilismo.
Il patriarcato, infatti, non opprime solo le donne, limitandone le possibilità di realizzazione e parità: esso imprigiona anche gli uomini in uno “stereotipo senza possibilità di altre espressioni”.
In questo senso, la risata generata dall’ironia femminile può essere inclusiva e trasformativa: crea uno spazio condiviso di riconoscimento dell’assurdità di certi ruoli, fungendo da catalizzatore per un immaginario collettivo più fluido e egualitario. Questa esposizione, con il suo collage di artiste, non è solo una celebrazione della loro arte, ma la mappatura di un cantiere aperto di decostruzione, i cui beneficiari sono donne ed uomini.
L’ironia, in questa prospettiva, non è un diversivo, ma si configura come l’arma più inaspettata e forse una delle più efficaci: chi disarma l’avversario con il sorriso, rende visibile l’invisibile, e, nel farlo, costruisce un orizzonte comune di possibilità più autentico e libero per tutti.
La mostra è gratuita ed il ricavato della vendita del catalogo sarà dato integralmente a sostegno dell’associazione “Officina Femminista”, la serata di opening sarà impreziosita dalla performance di Dolores Gianoli.
Le opere esposte:
Luisa Alterio – Esistere – Resistere
Clelia Bove – Soluzione per passare inosservata ad un colloquio di lavoro
Rita Castiello – Pensare stanca, apparire riposa – Solo quello che pesa
Agnesca Kiersztan – Neanche bella – Conviene essere
Germain Muller – Adoro essere il tuo zerbino – Sono una rompiscatole
Rosaria Piscopo – Kingsdom of Irony
Enrica Pizzicori – E’ strategia – Sono perfetta sul filo
Rita Zunno – Selfie con Toy boy – Questa è da lavare
Per ulteriori informazioni segui i canali social di Fatti d’Arte
Sito: fattidartegalleria.it
Instagram: www.instagram.com/fattidarte_aversa
Facebook: www.facebook.com/fattidarteaversa
YouTube: www.youtube.com/@fattidartegalleria














