UOMO IN MARE

NAPOLI (di Chiara Esposito) – Marco è un testimone di giustizia.

Vive una vita sospesa, tra le minacce insistenti di chi vuole tappargli la bocca e la mancanza di protezione da parte dello stato. Marco cerca di sopravvivere alla corrente di ingiustizia che prova a trascinarlo verso il baratro dell’omertà , cerca di non cedere e di restare a galla, proprio come Tommy, il soldatino che sta affogando in un mare di stoffa azzurra e che Matteo, suo figlio, vuole salvare a tutti i costi con un elicottero.

E Marco fa di tutto per comprare quell’elicottero, per salvare il soldatino , per salvare se stesso.

È questa la trama di “Uomo in mare” , il terzo cortometraggio del regista Emanuele Palamara, prodotto nel 2016 e che da pochi giorni è disponibile gratuitamente sulla piattaforma digitale “Vimeo”.
Accanto a Marco D’Amore nel ruolo del protagonista, compaiono sullo schermo il piccolo Antonio Sepe, Lavinia Guglielman e Fabio Balsamo.

Ed è proprio quest’ultimo a interpretare un personaggio non definito e del tutto particolare, quasi sospeso tanto quanto la dimensione dell’intero cortometraggio.

Cosa ti ha spinto a partecipare a questo progetto?
“Innanzitutto la tematica. Sono sempre molto sensibile alle tematiche di tipo sociale. Un attore è prima di tutto un mezzo di comunicazione per tematiche importanti ,non solo un mezzo di intrattenimento. Ero felicissimo di far parte di un progetto che aprisse una finestra su una questione completamente nuova che è quella dei testimoni di giustizia che vengono abbandonati a se stessi e non vengono tutelati dalla legge. Sicuramente mi ha spinto anche la voglia di dimostrare il mio aspetto drammatico di formazione.”

Qual è stata la difficoltà più grande dell’interpretare questo ruolo?
“La difficoltà più grande del ruolo è stata quella di non avere una biografia. Il mio personaggio non ha un nome , non ha una storia. Tutto il corto si sviluppa in una dimensione un po’ onirica, quindi il mio personaggio, che è il confidente di Marco D’Amore -del signor Fabio Russo- è quasi metaforico. Ha più una funzione di allegoria, allegoria che si manifesta nell’umanità, nell’ascolto. Sono il primo, con tutta la tenerezza del mondo, ad ascoltarlo e a permettergli di poter sfogare i suoi sentimenti. È stato molto difficile rendere il silenzio, poiché si trattava di piani sequenza dove le battute dialogate erano poche.”

Quanto Fabio Balsamo c’è nel personaggio?
“C’è tutto di Fabio Balsamo. Un attore crea il personaggio da se stesso diceva Stanislavskij ,quindi partire da un qualcosa che non riguarda te se stesso è come partorire qualcosa di già abortito. Non potevo far altro che utilizzare le mie emozioni e la mia concezione di tenerezza e di ascolto. Nello specifico ci sono alcuni tratti che coincidono col personaggio a livello caratteriale poiché anche io reputo di essere una persona aperta ,quantomeno all’ascolto, empatica ed anche malinconica, perché c’è anche questa vena che emerge nel personaggio.”

Descrivi il tuo personaggio con tre aggettivi.
“Non è molto semplice, però sicuramente il personaggio è umano, delicato e riflessivo. Riflessivo non come persona che riflette ma come specchio che riflette perché in quel momento ho dato a Marco l’opportunità di potersi confrontare con le proprie emozioni, quindi riflessivo attribuibile alla capacità di far riflettere qualcuno.”

Sono passati due anni dall’uscita del cortometraggio. Quanto credi abbia influito questa esperienza sulla tua carriera artistica?
“Molto. Mi ha dato l’opportunità di iniziare a farmi conoscere per la mia formazione classica, giacché sono conosciuto dal grande pubblico come attore comico. A parte questo , mi ha permesso di confrontarmi con un grande attore come Marco d’Amore che ha tanta esperienza mentre io sono nuovo la mondo del cinema. Artisticamente quindi mi ha dato tanto, ma anche molto umanamente perché al di là del confronto con attori molto più preparati, ho potuto godere anche della fiducia del regista Emanuele Palamara, che ha creduto in me in una veste differente.”

Il tema affrontato è delicato e complesso. In che misura credi che il cortometraggio abbia sensibilizzato il pubblico sull’argomento?
“Credo che il cortometraggio abbia sensibilizzato molto il pubblico perché è una tematica di cui noi non abbiamo un’ idea precisa. Sono informazioni estremamente importanti che però non conosciamo, quindi credo che chi l’abbia visto ne sia rimasto profondamente colpito e i canali web in questo caso sono stati molto utili. Il pubblico è rimasto colpito soprattutto dal numero cosi piccolo di persone che vengono tutelate al cospetto di quelle che testimoniano. È un dato grave, importante. A livello morale un po’ tutti ci chiediamo quanto sia giusto testimoniare o meno, il dato purtroppo non è incoraggiante ma non bisogna lasciarsi vincere dalla codardia.”

Dove si trova secondo te il protagonista oggi?

“La lettura del finale è molto soggettiva. Mi piacerebbe credere che l’elicottero fosse pronto a salvare il protagonista , che magari non fosse solo frutto della speranza di quell’uomo. Restiamo positivi pensando che questo corto abbia sensibilizzato la legge e che di elicotteri ce ne siano tanti e ne stiano arrivando ancora tanti altri per tutelare la persona. Non si può essere vittima della propria onestà, della morale, perché non c’è niente di più naturale che denunciare qualcosa di sbagliato.”

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