Si può raccontare una passione. Forse No. Perché una passione si vive, si respira, si mastica a grandi morsi e raccontarla è difficile. Eppure in questo libro l’autrice con una dose infinita di incoscienza e follia ci ha voluto provare. Silvia Mazzocchi vuole portarvi dentro la sua passione, forse illogica e insana, ma quale passione degna di questo nome non lo è? Cosa serve quindi per leggere questo libro? Serve il cuore, solo quello. Lasciate ogni buon senso o voi che entrate e lanciatevi, rigorosamente senza paracadute, dentro questa storia. Questa è la domanda che ci pone l’autrice: “Ma voi, l’avete mai seguito un cantante per quarant’anni? Avete mai provato una passione vera, carnale e illogica per lui? Tanto grande da scriverci un libro? Io sì.”

Dott.ssa Mazzocchi come nasce il suo approccio con la scrittura e in che momento della sua vita decide di dedicarsi a questa passione?

“Quando avevo 7 anni i miei genitori mi regalarono un diario segreto. Era rosso con dei cuori bianchi e un piccolo lucchetto con la chiave. Quel momento è stato l’inizio di tutto… ero una bambina timida e insicura e affidare i miei segreti alle pagine di un diario era il mio modo per sfogarmi. Quel diario è stato il primo di una lunga serie, ho un armadio pieno di quaderni e diari segreti dove ci sono raccolti anni e anni di racconti e pensieri strampalati. Dopo i quaderni sono passata al blog, poi ai social, poi ai corsi di scrittura e ai concorsi e alla fine… ho trovato il coraggio di far diventare i miei deliri “Libri”. Non ho un momento preciso per scrivere, quando mi salta in testa un pensiero lo fermo subito, di solito lo scrivo al volo nelle note del cellulare e lo “sparo in cloud”. Un pensiero quando arriva deve essere fermato subito, se si aspettano anche solo due minuti perde intensità!”

Non soltanto la passione verso la scrittura ma anche verso il cantante Vasco Rossi, di cui prende il titolo il suo secondo lavoro editoriale. Ci può spiegare come nasce il tutto e che rapporto ha con la musica di Vasco?

“Io seguo Vasco dal 1988, lui è riuscito con la sua musica ad essermi accanto tutta la vita, mi è entrato dentro passando attraverso le ferite aperte, quelle che buttano sempre sangue, quelle che non riesci a fare meno di stuzzicare e lui le ha curate con le sue parole. In tutte le sue canzoni c’è un pezzo di noi, non so come riesca a farlo ma con tre parole riesce ad arrivare all’essenza di un’emozione e a creare delle immagini in cui chiunque riesce ad immedesimarsi. Vasco è cresciuto con me e io sono cresciuta insieme alla sua musica e volevo raccontarlo. Volevo provare a spiegare a “quella gente là” come dice lui, cosa vuol dire avere una passione come la mia e provare a far capire quanto è stato importante per me avere un porto sicuro dove tornare sempre, con le canzoni di Vasco io ho sempre trovato conforto quando ero triste, una spalla a cui appoggiarmi quando non riuscivo a stare in piedi, allegria e risate quando avevo bisogno di divertirmi”.

Le passioni sono coloro che danno un brio in più alla nostra vita, eppure, oggigiorno sembra che questa generazione non abbia più passione (a parte il cellulare), secondo lei com’è possibile tutto questo e cosa si potrebbe fare affinché essi possano appassionarsi a qualcosa?

“Io ho fiducia nei giovani e non credo che siano fatti solo di “cellulari e like”, certo gli smartphone hanno cambiato il modo di comunicare e condividere pensieri e emozioni per tutti, ed è normale che i giovani ci affondino fino al collo, ma non credo non abbiano passioni, sogni o desideri. Il telefono è solo il mezzo che hanno per comunicarle, farsi conoscere e interagire con gli altri e pensando ai tempi del Covid, per fortuna che c’erano gli strumenti tecnologici a salvarli dall’isolamento! Vedo tanti ragazzi ai concerti di Vasco, tanti ne ho visti il 15/06/2024 durante la finale del calcio storico Fiorentino, impegnatissimi a creare coreografie e incitare la propria squadra, tanti altri ne ho incontrati nel corso dei progetti scuola-lavoro nella mia azienda e sono ragazzi vivaci, che dopo la scuola lavorano, divertenti con passioni e sogni proprio come le avevamo noi, solo che invece di manifestarle seduti sulla sella del motorino o su una panchina davanti al bar la sera, le condividono via social. Hanno solo cambiato modo di viverle le passioni ma non le hanno perdute. Ci credo nei giovani e ho grande fiducia in loro!”

Scrittura e Vasco Rossi sono le sue principali passioni. Ne ha altre?

“Avendo una formazione artistica, adoro tutto ciò che è creativo e totalmente inutile nella vita. Posso trascorrere ore a visionare tutorial su Youtube per imparare a fare un perfetto slime glitterato o delle stelle natalizie con i sacchetti di carta del pane. Disegno, dipingo, adoro lavorare la creta, provo a fare braccialetti, collanine, pupazzi con pasta di fimo, mi piace il cake design… tutto ciò che stimola la fantasia è una droga per me! Per questo lavoro nel campo dell’informatica… per frenare la mia follia!”

Questo non è soltanto il suo unico lavoro editoriale, ci può parlare del precedente e se ha in mente di scrivere altro?

“Il libro precedente è nato in uno dei momenti peggiori dalla mia vita. La mia migliore amica stava morendo e questo pensiero di non avere abbastanza tempo insieme a lei mi aveva sconvolto, non ero pronta a lasciarla andare. Pochi mesi prima della fine cercavo di raccogliere più momenti intensi e ricordi possibile con lei, ma mi accorgevo che alcune nostre serate del passato degli anni ’90 erano sempre meno nitide nella mia mente e allora, insieme a lei le abbiamo ripercorse a suon di chiacchiere. Lei non sapeva che volevo solo fermare i nostri ricordi insieme in un libro, le avevo solo accennato la cosa… ho iniziato a scrivere tutto quello che ricordavo e che ricordava lei perché volevo che tutti i nostri ricordi non svanissero nei meandri della memoria, volevo che tutto rimanesse fissato in pagine stampate per renderla sempre viva e vicina a me.

Il titolo “Aspettami con uno spritz” nasce da una delle ultime cose che le ho scritto, io e lei ci vedevamo sempre al bar dietro casa sua per parlare e bere qualcosa insieme, lei beveva Spritz io vino bianco e davanti ai nostri bicchieri ci raccontavamo “la qualunque” … mi piace pensare che lei mi stia aspettando con lo spritz in mano pronta ad ascoltare le mille cose che avrò da raccontarle quando arriverò. Per i miei progetti futuri vorrei avere il coraggio di “uscire da me stessa” e scrivere un romanzo vero, ne ho scritto uno nei mesi del covid19 e ne ero pure abbastanza soddisfatta ma riesumarlo adesso sarebbe azzardato. La gente il Covid lo vuol solo dimenticare! Ho un’altra mezza idea su una storia ambientata negli anni 80-90 nella periferia Fiorentina che tanto amo e che mi ha visto crescere, ma per ora è solo una bozza… chissà!”

È riuscita a regalare il libro al protagonista del libro? Se sì, cosa le ha detto?

“Spero di poter consegnare il mio diario segreto a Vasco i primi di luglio durante il mio pellegrinaggio annuale a Zocca. Chissà se riuscirò nel mio intento!”

 

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