«Il 72% delle famiglie italiane non bancarizzate risiede al Sud e nelle isole, – ha dichiarato Benigno Imbriano Amministratore delegato di PerMicro – non può sorprenderci quindi che l’accesso al credito risulti fortemente sbilanciato: il 53% delle richieste di finanziamento proviene dal Nord, mentre solo il 28% da Sud e Isole. PerMicro dal 2007 offre servizi finanziari a questa parte di popolazione e in particolare, dal 2014 con l’arrivo di Fondazione Banco di Napoli nella nostra compagine sociale, ha ampliato la propria presenza nelle principali province del Sud Italia e delle isole».
La ricerca ha preso in esame gli effetti generati dall’attività di PerMicro nel periodo compreso tra il 2009 e il 2022, delineando un quadro in cui il credito accessibile si rivela leva concreta di emancipazione, stabilizzazione economica e coesione sociale, creando opportunità in particolare per donne, giovani sotto i 35 anni e cittadini migranti.
«La Fondazione Banco Napoli, socia di PerMicro da undici anni – ha commentato Andrea Carriero Consigliere Generale Fondazione Banco di Napoli – attiva un percorso avviato già da un anno: “Amico Sud”, dove si interviene per sostenere i piani di inclusione a favore del Mezzogiorno, a dimostrazione della sua capacità di intermediare il bisogno dei soggetti in difficoltà, sia persone fisiche che imprese».
L’impatto sociale misurato dalla ricerca per il periodo 2009-2022 mostra che nelle regioni del Sud e Isole sono quasi 9.300 i beneficiari del credito concesso da PerMicro, tra persone e microimprese, inizialmente escluse dai canali bancari tradizionali. In 14 anni si è registrata una crescita nelle somme erogate, passando da 75mila euro nel 2009 a 7,5 milioni nel 2022.Sono 968 i posti di lavoro creati nel Mezzogiorno d’Italia grazie alle attività imprenditoriali nate con il sostegno di PerMicro, che hanno visto il coinvolgimento di donne, giovani sotto i 35 anni e cittadini stranieri. Lo studio conferma il ruolo del microcredito quale strumento efficace per contrastare la precarietà: 448 imprenditori hanno migliorato la loro condizione lavorativa e 684 hanno registrato un aumento del reddito mensile.I vantaggi si estendono anche al sistema pubblico: la crescita del reddito e dei consumi generata dalle attività supportate da PerMicro ha comportato un incremento delle entrate fiscali per lo Stato, stimato in quasi 33milioni di euro tra imposte sul reddito e gettito derivante dai consumi.
Inoltre, la riduzione della dipendenza da sussidi ha generato un risparmio per le casse pubbliche pari a 4,5milioni di euro. L’impatto dei progetti sostenuti negli anni 2023 e 2024, che per l’area del Mezzogiorno è in crescita sarà valutato, coerentemente con la metodologia sviluppata, a distanza di 24 mesi dall’erogazione; una scelta che consente di cogliere gli effetti consolidati delle azioni promosse.
I principali risultati del 2024 nel Mezzogiorno: 1.071 i progetti sostenuti da PerMicro a favore di famiglie e piccoli imprenditori, con oltre 12,4 milioni di euro erogati, equamente ripartiti tra famiglie e piccoli imprenditori. Si conferma, inoltre, l’attenzione verso i segmenti più fragili: nel 2024, il 38% delle imprese finanziate da PerMicro è guidato da donne e il 37% da giovani sotto i 35 anni. Lo scenario italiano della microfinanza continua a mostrare segnali di criticità. Secondo l’elaborazione di Banca Etica sui dati Banca d’Italia relativi al 2022, circa il 3% delle famiglie – quasi 600mila nuclei, pari a 1,3 milioni di cittadini – non possiede alcuno strumento bancario.
Su queste 600mila famiglie non bancarizzate, il 52% risiede al Sud Italia e un altro 20% nelle Isole. Sebbene il dato mostri un miglioramento rispetto al 2020, con oltre 500mila famiglie che hanno acquisito un conto corrente o simile in due anni, la vulnerabilità resta concentrata nelle aree meridionali e tra i redditi più bassi. Il 77% delle famiglie escluse, infatti, ha un reddito annuo inferiore ai 17.000 euro. In questo scenario, la microfinanza si conferma una leva strategica per colmare le disuguaglianze, promuovere la giustizia sociale e rafforzare il tessuto economico del Paese.
Favorire l’accesso al credito significa restituire dignità e possibilità, trasformare l’esclusione in partecipazione e costruire un’economia più resiliente, inclusiva e orientata al bene comune.