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Gestione del patrimonio comunale: ABBAC chiede chiarezza e coerenza

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In relazione alla proposta di istituzione di una società comunale ad hoc per la gestione del patrimonio immobiliare, il presidente di ABBAC – Associazione Bed & Breakfast e Affittacamere della Campania, Agostino Ingenito, chiede con forza che vengano inserite clausole chiare e vincolanti sulla possibilità di trasformare gli immobili comunali in strutture ricettive.

«È necessario – dichiara Ingenito – che qualsiasi strumento societario o gestionale del patrimonio pubblico sia improntato a trasparenza, coerenza normativa e rispetto del mercato, evitando sovrapposizioni e, soprattutto, concorrenza diretta del Comune nei confronti dei cittadini e degli operatori privati».

ABBAC esprime forte preoccupazione rispetto a un evidente paradosso:
da un lato, l’amministrazione comunale che, con delibere e indirizzi restrittivi, impone o incentiva vincoli sull’uso abitativo degli immobili privati, anche a soggetti perfettamente in regola, che pagano tributi e rispettano le norme; dall’altro, lo stesso ente che – come emerso a mezzo stampa e dichiarato dallo stesso assessore al Bilancio – valuta la trasformazione di immobili comunali, come quelli dell’area di Pizzofalcone, in case vacanze o strutture a finalità turistica.

«Non vorremmo – prosegue Ingenito – che il Comune, dopo aver tentato di indirizzare o limitare le scelte dei privati in nome di un presunto fabbisogno abitativo, che non emerge con la stessa drammaticità di altre grandi città italiane, finisca per ritrovarsi esso stesso operatore turistico, alla ricerca di rendite, senza le stesse rigidità che oggi vengono richieste ai cittadini».

ABBAC sottolinea come le restrizioni imposte ai privati vengano spesso giustificate con la necessità di tutelare l’accesso alla casa, mentre parallelamente si moltiplicano operazioni immobiliari pubbliche e private che vanno in direzione opposta. Emblematico il caso degli studentati: strutture che, secondo gli annunci iniziali, avrebbero dovuto garantire posti letto a prezzi calmierati per studenti e fuori sede, ma che di fatto – come riportato da diversi organi di stampa – si stanno già configurando come veri e propri alberghi o residenze turistico-ricettive, con tariffe ben lontane da quelle sociali promesse.

«Siamo di fronte a una serie di contraddizioni evidenti – afferma Ingenito – che alimentano sfiducia e disorientamento nel settore. Si parla di emergenza abitativa, ma si autorizzano operazioni che favoriscono grandi gruppi immobiliari e fondi, senza reali ricadute sociali. Si invocano limiti alle locazioni brevi, ma poi si pianifica l’ingresso diretto del Comune nel mercato turistico».

Secondo ABBAC, il vero nodo resta irrisolto:
la lotta all’abusivismo, alle speculazioni incontrollate, alla mancanza di servizi, decoro urbano e sicurezza, che continuano a rappresentare le principali criticità per residenti, operatori e visitatori.

«Palazzo San Giacomo – conclude Ingenito – dovrebbe concentrarsi sul ruolo che gli è proprio: regolatore e garante dell’interesse pubblico, non competitor dei privati. Prima di creare nuove società e immaginare rendite sul patrimonio comunale, servono regole uguali per tutti, controlli seri e una visione che non scarichi sui piccoli operatori e sui cittadini il peso di scelte politiche incoerenti».

ABBAC  Campania e nazionale continueranno a vigilare e a chiedere un confronto aperto e trasparente, affinché ogni intervento sulla gestione del patrimonio pubblico non diventi l’ennesimo fattore di squilibrio in un settore già fortemente sotto pressione.

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