NAPOLI – “I viaggi ed il turismo sono i settori destinati a risentire maggiormente dell’emergenza: le misure dei singoli Paesi per limitare il contagio e i timori dei viaggiatori a visitare zone considerate a rischio, quale l’intera Italia, vanificheranno un intero anno di crescita per il comparto”.

Così esordisce l’economista Antonio Coviello, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)-Istituto di Ricerche su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo (IRISS) e Professore di Marketing per il Turismo nell’Università di Napoli Parthenope, in una intervista pubblicata stamane dall’ del CNR, che analizza la situazione alla luce dei primi dati emersi e spiega i vari scenari ipotizzati attualmente dalle società di rating -da quello con probabilità di accadimento ‘basso’ fino a quello di rischio ‘alto’- applicati al ‘portafoglio di simulazione’, tramite l’adozione di un approccio di natura quali-quantitativa.

“Lo stop al movimento delle persone, l’interruzione alle catene del valore e la perdita di ricchezza (si pensi alla perdita di trilioni di dollari con la caduta delle borse) rischiano di tagliare una fetta importante del Pil mondiale. Per fare un esempio, un punto di crescita in meno in Cina significa 0,4 punti in meno di reddito globale, -542 miliardi di dollari, come se andasse in fumo l’intera economia svizzera”, spiega l’economista del CNR Antonio Coviello.

Una diminuzione del PIL italiano compresa tra -1% e -3% nel primo e secondo trimestre 2020 è l’indicazione degli effetti sull’economia del coronavirus secondo il Ref Ricerche (società indipendente che affianca organismi governativi, ndr) che quantizza la perdita di Pil tra i 9 ed i 27 miliardi.

La stima considera l’impatto diretto nelle regioni italiane, con effetti immediati e di più lunga durata, a seconda del settore considerato. Lombardia e Veneto, le due regioni più interessate dal fenomeno (anche per i precedenti blocchi) – spiega il Ref – contano per il 31% del PIL italiano. Aritmeticamente, una contrazione del 10% del PIL in queste due regioni vale una diminuzione del 3% di quello dell’intero Paese.

Anche Standard &Poor’s taglia la stima di crescita per l’Italia nel 2020, portandola a -0,3% dal precedente +0,4% per l’emergenza coronavirus. L’Italia – si legge nelle tabelle di un rapporto dell’agenzia di rating – è il Paese che soffrirà l’impatto economico maggiore, e l’unico in Europa a riportare crescita negativa nell’intero 2020.

Il settore turistico, ristorativo ed alberghiero i più colpiti nell’immediato; i dati Confcommercio e Confturismo rivelano, infatti, che dal primo marzo alla fine di maggio dell’anno nelle strutture ricettive ci sarà un calo di oltre 31,6 milioni di presenze con una perdita stimata di 7,4 miliardi. Solo il settore delle gite scolastiche in Italia, ad esempio, muove un business da 316 milioni annui, ma è la punta dell’iceberg.

Per l’impatto dell’inevitabile calo dei passeggeri, il coronavirus costerà al settore aereo mondiale tra 60 e oltre 110 miliardi di dollari, secondo la previsione comunicata dalla Iata (International Air Transport Association).

Mentre l’ASSTRA (associazione del trasporto pubblico, ndr) registra già una perdita di oltre il 50% dei propri passeggeri in Italia ed una perdita secca di oltre 130 milioni di euro al mese.

Un’azienda italiana su dieci fallita nel caso in cui l’emergenza Coronavirus non si arrestasse entro l’anno e con misure che di fatto fermano l’economia delle aree più produttive del paese. Così emerge dallo studio Cerved “Impact of the Coronavirus on the Italian non-financial corporates”, agenzia di rating leader in Europa.

“Anche gli economisti di S&P Global Ratings hanno rivisto al ribasso le stime di crescita globali per il 2020”, precisa l’esperto. , fanno sapere gli analisti S&P. Il Pil mondiale, così come viene specificato, dovrebbe scendere di 0,5 punti percentuali rispetto alla precedente previsione del 3,3 per cento. Gli esperti stimano inoltre un rallentamento del ritmo di crescita del Pil cinese ora visto rallentare al 4,8% rispetto alle previsioni pre-epidemia del 5,7%. In definitiva, ridotto della metà le previsioni per la crescita dell’area euro allo 0,5%, con l’Italia che sta subendo un colpo più duro della media.

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