NAPOLI – Dopo un 2018 particolarmente deludente, con mercati in flessione – spesso a rotta di collo – soprattutto nel secondo semestre, il mondo finanziario brinda ad un 2019 particolarmente positivo. Talvolta oltre ben più rosea previsione.

Non erano molti gli analisti che, alla fine dello scorso anno, ipotizzavano una consistente ascesa dei mercati nel 2019, come poi, invece, è realmente accaduto.

I più avveduti, però, avevano ipotizzato una possibile ripresa degli stessi, complice anche il forte calo avvenuto nell’ultimo trimestre, a causa – in primis – della guerra dei dazi commerciali annunciata da Donald Trump nei confronti della Cina, applicati in misura inferiore rispetto a quanto “twittato”, originariamente, dal presidente degli Stati Uniti.

L’economia rallenta, ma i mercati non dovrebbero risentirne

Al termine di un’annata così positiva, che ha riguardato sia i mercati azionari che quelli obbligazionari, come hanno potuto constatare – in quest’ultimo caso – i detentori dei nostri titoli di stato, è lecito porsi una domanda: come sarà il 2020? Dare una risposta è alquanto complicato.

Molto più semplice, in tal senso, giocare al casino online e sfidare la fortuna in modo divertente e sicuro, grazie agli elevati standard di sicurezza presenti sui siti marchiati AAMS. Tuttavia, lo scenario più probabile non è catastrofico, nonostante l’economia, a livello globale, non goda di luce riflessa.

I dati non volgono certo all’ottimismo: in tutto il mondo, infatti, si registra un rallentamento rispetto alle previsioni di qualche mese or sono.
In Europa, ad esempio, nello scorso trimestre si è registrato una flessione imprevista, che non si vedeva da svariati anni: la Germania, la locomotiva del Vecchio Continente, ha registrato un -0,1% del PIL. Un dato allarmante anche per il nostro paese, che è legato a doppio filo alle sorti economiche dei tedeschi, i più importanti partner commerciali, di fatto, del Belpaese. Non va meglio neppure alla Cina, anche se vanno fatti dei “distinguo” significativi. A Pechino, infatti, il segno meno è lungi dall’essere visto.

Ma un’economia come quella della “grande muraglia”, abituata a ritmi di crescita vorticosi, dovrà “accontentarsi” di una crescita del PIL fra il 6/7%, sotto le aspettative di inizio anno. Anche negli Stati Uniti la crescita è stata inferiore alle aspettative, anche se il “gap” fra quanto realizzato ed atteso è inferiore rispetto alle altre due grandi marcoaree economiche mondiali.

Banche centrali e presidenziali USA: fattori propedeutici ad un contesto ancora positivo

Nonostante la frenata, le previsioni per il prossimo anno, come accennato, non sono negative. Secondo svariati analisti, infatti, i mercati potrebbero continuare a crescere anche nel 2020, seppur, per quanto ovvio, in misura inferiore di quanto avvenuto nell’ultimo anno. E’ probabile che i mercati, specie quello azionario, possano muoversi lateralmente, ovvero con dei piccoli saliscendi in un contesto favorevole. A supportare questo scenario ci sarebbero due aspetti cruciali: la rinnovata politica espansionistica delle Banche Centrali, con la BCE in prima fila, e le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, dove Trump si gioca la riconferma al timone della superpotenza mondiale.

Immettere liquidità nel sistema economico, di riflesso, dovrebbe aiutare i mercati finanziari, com’è stato dimostrato nel recente passato. Le mosse della Banca Centrale Europea, che ha tagliato i tassi (da -0,40 a -0,50%) e ripristinato il Quantitave Easing, dovrebbero sostenere anche gli asset finanziari, nonostante un’economia in ristagno.

Anche la Federal Reserve, che è passata dal 2 all’1,50%, dovrebbe dare una mano a Wall Street e, di conseguenza, anche all’attuale inquilino della Casa Bianca. Non è casuale, di conseguenza, che lo stesso Trump abbia fatto pressione affinché la Fed attuasse questa mossa: dopo aver perso le elezioni di “mid-term”, è indispensabile presentarsi all’appuntamento elettorale del prossimo autunno nel miglior modo possibile. Ed i mercati finanziari sono un biglietto da visita assai importante da esibire all’elettorato a stelle e strisce, che – in attesa venga definito lo sfidante sul versante democratico – viene dominato dai cosiddetti “incerti”.

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