NAPOLI – “Se da un lato a livello nazionale abbiamo avuto modo di apprezzare il ruolo fondamentale che il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha inteso dare al mondo del lavoro e alle Organizzazioni Sindacali, con il loro coinvolgimento e partecipazione, sia nella fase di progettazione delle riforme che in quella di realizzazione e monitoraggio degli investimenti, perché considerati elementi di garanzia di creazione di nuova e buona occupazione e di perfetta riuscita degli interventi, dall’altro dobbiamo invece nostro malgrado stigmatizzare un atteggiamento scarsamente, o per nulla inclusivo da parte della regione Campania, avendo appreso soltanto mediante la pubblicazione sul sito istituzionale della redazione ed invio al Governo di un documento di sintesi delle priorità progettuali individuate unilateralmente dalla Regione, denominato “Next Generation Campania: sei missioni per la crescita e lo sviluppo”, nonostante insistenti richieste di incontro da parte nostra”. Sono le premesse delle osservazioni che la Cisl Campania ha inviato alla Presidenza della Giunta regionale, un contributo di riflessione, elaborato con l’ausilio delle strutture provinciali e le Federazioni di categoria con la convinzione della “indispensabilità del dialogo quale unico strumento per costruire risposte concrete e condivise a favore dei cittadini campani, motivo per cui ribadiamo la richiesta di un coinvolgimento fattivo e non formale nei processi decisionali che impattano in maniera sostanziale sulla comunità locale, in una logica di governance partecipata che dovrà permeare tutte le fasi di ideazione, realizzazione e monitoraggio del Piano Next Generation Campania in modo da verificarne l’attuazione, i tempi, la qualità della spesa, le ricadute economiche, sociali ed occupazionali, garantendo trasparenza, legalità e sicurezza dei lavoratori”.

Solo attraverso la concertazione per la Cisl Campania si potranno cogliere tutte le opportunità offerte dal PNRR al fine di raggiungere l’ambizioso obiettivo di “recuperare i ritardi storici che penalizzano storicamente il Paese e che riguardano le persone con disabilità, i giovani, le donne e il Sud”. Per la Cisl emergono comunque diversi aspetti critici ed il rischio di possibili incongruenze e/o sovrapposizioni con interventi già posti in essere, in quanto cantierati e finanziati nell’ambito della Programmazione comunitaria e privi dunque di elementi di novità, oppure “trasferiti” sul POR 2021-2027, con conseguente perdita di fondi disponibili – almeno temiamo – a valere sul PNRR.

Senza considerare che dal confronto tra il PNRR ed il documento regionale risulta che vari progetti contenuti nel testo della Regione Campania non trovano riscontro nelle linee di intervento dettate dal primo, alimentando dubbi sulla loro effettiva sostenibilità. In particolare, per quel che riguarda digitalizzazione e innovazione non sono contemplati i servizi digitali per il sistema produttivo, agevolazioni per l’occupazione nel Rilancio per le attività produttive. Al punto Servizio Idrico Integrato la Regione si ferma ad enunciazione di principio su molti punti individuati, a cominciare da “Interventi infrastrutturali sulle reti fognarie per il ciclo integrato delle acque”. Mancano interventi per la valorizzazione delle Zes o il potenziamento dei collegamenti anche con gli aeroporti per ciò che concerne la mobilità sostenibile. Ed ancora si denota l’assenza di programmazione, misure di sostegno, investimenti infrastrutturali e acquisizione di attrezzature in favore degli Enti Pubblici di Ricerca, la messa in sicurezza del patrimonio esistente deve riguardare tutti gli edifici scolastici, non solo le residenze universitarie. Occorre strutturare una misura regionale di contrasto alla povertà, in grado di sopperire alle carenze evidenziate da Reddito di Cittadinanza e Reddito di Emergenza e potenziare le reti di assistenza territoriale Politiche attive del lavoro, in quanto va rivisto l’attuale sistema che si è connotato in questi anni per la mancata calibratura sui reali fabbisogni di giovani inoccupati e lavoratori espulsi dai cicli produttivi e sulla domanda effettiva del mercato locale. Infine il piano non annovera le necessarie misure volte a potenziare e specializzare la rete ospedaliera, strutturare la Medicina territoriale, ambulatoriale e domiciliare in una logica di deospedalizzazione; sbloccare il piano assunzionale di medici, infermieri e OSS; superare il precariato in Sanità. Le Riforme, infine, sono assenti nel documento regionale.

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