Brutta partenza per gli azzurri in Champions

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NAPOLI (Di Anna Calì) –  Gli inglesi palleggiano con una velocità di pensiero disarmante e vantano una rosa talmente profonda che, ad ogni cambio, chi entra appare persino più forte di chi esce.

La giocata chiave arriva al 75’: manovra avvolgente al limite dell’area, scambio stretto tra Martin Odegaard e Tzolis, e sinistro chirurgico del capitano norvegese che bacia il palo interno prima di insaccarsi.

È la stoccata che condanna gli azzurri al debutto europeo, al termine di una sfida battagliata ma segnata da troppi ostacoli.

​Per i partenopei, chiamati a reagire dopo il contraccolpo subìto a Milano, la Champions si conferma un pianeta a parte.

La cornice di Fuorigrotta, impreziosita dalla nuova maglia dal sapore nostalgico in stile anni ’80, ha regalato spunti tattici interessanti, come la contromossa studiata da Allegri sui calci d’angolo con un blocco a quattro calciatori, ma ha anche confermato le attuali fragilità della squadra.

La gara si trasforma ben presto in un bollettino medico.

Già al 10’ Alex Meret accusa problemi muscolari, costringendo Milinkovic-Savic a un lungo riscaldamento; il portiere alzerà bandiera bianca a inizio ripresa per un guaio all’adduttore.

Un Politano senza benzina già dal 24’ e l’ennesima prova opaca di Santos, uscito per infortunio e ormai lontano parente del giocatore ammirato lo scorso anno, con prestazioni che rievocano fantasmi alla Vargas,a squadra appare visibilmente provata.

Un’ecatombe che riapre le discussioni sui carichi di lavoro.

Se in passato si puntava l’indice contro gli allenamenti troppo duri di Antonio Conte o la gestione dello staff medico del dottor Canonico, il campo dimostra oggi una realtà cruda: la rosa sta cadendo a pezzi e forse la colpa non era tutta dell’ex allenatore.

Il primo tempo vive di fiammate.

Il Napoli parte con coraggio: al 15’ De Bruyne suona la carica in ripartenza scaldando i guanti di Raya dai venti metri, seguito al 16’ da un sinistro di Politano.

L’Arsenal però sale di tono: al 22’ Merino incorna a colpo sicuro su sponda di Eze, costringendo Meret al miracolo, per poi graziare gli azzurri al 45’ con Saka che fallisce un goal fatto a tu per tu con l’estremo difensore.

​Nella ripresa il canovaccio si fa spietato.

Al 54’ è un vero e proprio assedio territoriale dei Gunners, con il Napoli rintanato nei propri trenta metri.

White e Hincapié sfiorano il goal al 51’, mentre Rice spara alto dopo un recupero su Lobotka.

Il Napoli prova a reagire con la prestazione maiuscola di Hojlund, autore di una partita da sacrificio totale e con l’impatto di Favasuli, protagonista di un esordio brillante: un vero e proprio “animale da foga”, aggressivo e presente su ogni pallone.

Nonostante il caldo asfissiante e una buona dose di orgoglio nel finale, la qualità del palleggio inglese ha la meglio.

​Oltre al risultato di campo, la serata lascia in eredità uno strascico polemico pesante.

Nel primo tempo le curve hanno fatto sentire la propria voce contestando duramente il presidente  De Laurentiis.

Ma a far discutere è anche lo stato di degrado: le casse dell’impianto audio, completamente sfondate, hanno restituito un gracchiare inaccettabile per una vetrina internazionale.

È mai possibile che nessuno intervenga per aggiustare l’impianto?

La palla passa direttamente alle istituzioni comunali, all’Assessore Cosenza e all’Assessora Emanuela Ferrante. Proprio Cosenza, presente stasera in tribuna allo stadio, non può non essersi reso conto di questo scempio.

​Chi paga il biglietto per una serata di Champions League al Maradona firma un patto con l’inaspettato: il calcio, in fondo, è come un film a scatola chiusa, uno spettacolo da cui speri sempre di uscire con la pancia piena di bellezza ed emozioni e al Napoli questa sera resta l’amaro in bocca per il risultato, ma per ritrovare la rotta servirà rimettere insieme i cocci, recuperare gli infortunati e pretendere il rispetto che una piazza come la città di Napoli merita, dentro e fuori dal campo.

Ora testa al Bologna.

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