NAPOLI (Di Anna Calì) – Un episodio spiacevole sta scuotendo le ore successive al post partita di Fiorentina-Napoli. Tra i fatti legati all’aggressione subita dalla troupe di una nota testata giornalistica e del collega, Manuel Guardasole che era in collegamento post partita all’esterno dello stadio Franchi, insieme a un tifoso napoletano, Paolo Selce, che da anni segue il Napoli ogni volta che gli è possibile.
Tutto nasce quando al termine del match, la troupe composta dal giornalista e da un cameraman, è stata aggredita da un gruppo di persone, tifosi della viola. L’episodio, prontamente denunciato dall’emittente, ha destato indignazione nel mondo dell’informazione sportiva e non solo.
Ed è proprio in quei minuti che è emersa una situazione ancor più paradossale che in queste ore sta coinvolgendo un tifoso della viola, Davide Nocciolini, finito ingiustamente al centro della bufera.
In un video diffuso in rete, Nocciolini appare mentre cerca di invitare alla calma e di evitare che la discussione degenerasse. Le sue parole, però, sono state male interpretate da diversi tifosi partenopei, convinti che stesse prendendo parte all’aggressione e intimando ai giornalisti di allontanarsi. Da qui, una serie di minacce e messaggi intimidatori che hanno colpito lui e, indirettamente, la sua famiglia.
“Ho solo chiesto di non alimentare il litigio, non volevo assolutamente schierarmi contro nessuno” ha spiegato l’uomo, preoccupato per la piega che la vicenda ha preso.
Le immagini, rilanciate sui social, mostrano momenti di tensione e concitazione che hanno contribuito a generare confusione e a ingigantire il fraintendimento che oggi mette in difficoltà un tifoso che, al contrario, cercava di disinnescare lo scontro.
L’aggressione ai danni dei giornalisti e le conseguenze che hanno investito un semplice tifoso rappresentano un ulteriore campanello d’allarme sul clima che si respira attorno al calcio italiano. È inaccettabile che, nel 2025, si debba ancora parlare di episodi di violenza e intimidazioni tra tifoserie, tanto più se a farne le spese sono operatori dell’informazione e persone estranee ai fatti.
Durante la partita non sono mancati cori offensivi e discriminatori rivolti ai tifosi napoletani e alla città, un segnale evidente di come l’odio tra curve non conosca sosta. Un veleno che non solo rovina l’atmosfera di festa che dovrebbe accompagnare lo sport, ma che rischia di trasformare ogni trasferta in un terreno di scontro.
È giunto il momento di integrare una maggior tutela per gli operatori di stampa e i giornalisti che ogni giorno lavorano e svolgono la professione nel rispetto del codice deontologico, è giusto che l’Ordine dei giornalisti intervenga, affinché episodi simili non vengano sottovalutati.
Gli operatori dell’informazione devono poter lavorare in libertà e sicurezza, senza il timore di aggressioni fisiche o di intimidazioni.
Il calcio dovrebbe restare passione, confronto e spettacolo. Ogni forma di violenza e minaccia va condannata senza esitazione, perché nessuna partita può giustificare il clima di paura che si è generato a Firenze. Servono controlli più severi sugli episodi di discriminazione, pene più dure per chi si macchia di comportamenti violenti e un impegno concreto da parte delle istituzioni, della Lega Serie A e delle autorità competenti.
Solo così si potrà restituire al calcio italiano quel senso di comunità e di sportività che, troppe volte, viene oscurato da episodi di violenza e odio che nulla hanno a che fare con lo spirito del gioco.





