NAPOLI (Di Anna Calì) – Il sipario è calato. Il calciomercato è finito e, con lui, finiscono anche i sogni di una piazza che, soprattutto nell’anno del centenario, aveva sperato in un qualcosa di più.
A Napoli, questa sera, si spengono le luci del mercato e rimangono soltanto i fatti o non fatti?
Una sessione di mercato che difficilmente si vedeva da anni.
Va detto subito: Manna ha fatto un lavoraccio per cercare di piazzare quantomeno tutti gli esuberi.
Un compito tutt’altro che semplice, soprattutto considerando una rosa numericamente ingombrante e una società che aveva chiarito più volte quale sarebbe stata la linea: il presidente lo aveva ripetuto più volte: esce uno, entra uno nuovo.
Il problema è che, alla fine, sono usciti anche i giocatori. E quelli entrati, invece, sono stati davvero pochi.
Favasuli e Badiashile, sostanzialmente, tra le operazioni che hanno alimentato le entrate. Ma anche qui è necessario fermarsi.
Favasuli rappresenta un investimento sul quale il Napoli dovrà lavorare, mentre Badiashile arriva in condizioni tutt’altro che ideali: il difensore è reduce da una lunga serie di problemi fisici, è fuori forma e potrebbe aver bisogno di tempo per recuperare pienamente, con una possibile disponibilità soltanto verso la fine di settembre.
E allora una domanda sorge spontanea: era davvero questo ciò di cui aveva bisogno Napoli?
La piazza aspettava altro.
Il centenario, inevitabilmente, aveva alimentato aspettative e molti tifosi immaginavano un mercato all’altezza della ricorrenza, magari il grande nome, l’acquisto capace di far sognare, quello che avrebbe fatto capire a tutti che il Napoli non aveva intenzione di fermarsi.
Invece no e mentre il Napoli osservava il mercato, gli altri si muovevano.
Persino la Lazio di Lotito ha fatto acquisti. Anche la Fiorentina, nonostante un avvio da zero punti e un cambio in panchina, ha investito. Le altre società hanno scelto di intervenire, correggere, rinforzare e rischiare.
Il Napoli, invece, è rimasto prevalentemente a guardare.
Abili osservatori del mercato altrui e questo non significa necessariamente che chi compra di più costruisca la squadra migliore. Il calcio non funziona così.
Ma quando una società dichiara ambizioni importanti, quando arriva da una stagione che ha riacceso entusiasmo e quando una ricorrenza storica come il centenario aumenta inevitabilmente le aspettative, è legittimo chiedersi se non si potesse fare qualcosa in più.
Perché il punto non è comprare tanto per comprare.
Il punto è non indebolire le proprie certezze senza costruire contemporaneamente nuove garanzie.
E qui arriviamo all’altro grande interrogativo.
Perché nel Napoli ci sono diversi calciatori che sembrano essere arrivati a un punto delicato della propria esperienza in azzurro.
Lobotka. Politano. Olivera. Anguissa.
Calciatori importanti, protagonisti di anni significativi, ma che per ragioni differenti sembrano ormai avvicinarsi alla fine di un ciclo.
E proprio qui torna alla mente Antonio Conte.
Quando l’allenatore aveva parlato della necessità di fare fuori alcune persone a fine ciclo e proseguire il percorso con lui, forse non stava semplicemente lanciando una provocazione. Forse aveva individuato un problema che oggi appare ancora lì, intatto.
Il Napoli ha scelto una strada diversa con un allenatore aziendalista.
Un tecnico chiamato a lavorare con quello che la società mette a disposizione, ad accettare le dinamiche del club e a portare avanti il progetto senza pretendere necessariamente di rifondarlo secondo le proprie esigenze.
Una scelta precisa e anche legittima, per carità, ma che oggi deve essere giudicata per quello che comporta.
Perché se davvero alcuni giocatori erano arrivati a fine ciclo, la domanda è inevitabile: perché sono ancora qui?
Poi c’è Zambo Anguissa: qui il discorso è diverso e decisamente più delicato.
Il centrocampista ha tre vertebre schiacciate e, secondo quanto emerso, convive con una condizione che rende difficile giocare a calcio ai massimi livelli.
Pensare di rivedere il vecchio Anguissa, quello capace di divorare il centrocampo, di andare avanti e indietro per 90′ e di dominare fisicamente gli avversari, potrebbe essere semplicemente irrealistico.
Soprattutto per l’intera durata di una partita.
E proprio ieri è arrivata anche la notizia del suo ritiro dalla nazionale.
Casualità oppure una scelta di tutela, per dedicarsi esclusivamente al campionato con il Napoli e gestire una situazione fisica evidentemente complessa? Non possiamo saperlo.
Ma una cosa è certa: il Napoli non può più dare per scontato che Anguissa sia quello di qualche anno fa.
E questo, nel momento in cui il mercato è appena terminato, pesa ancora di più.
Come se non bastasse, nelle ultime ore è arrivata la notizia relativa a Scott McTominay e a un’aritmia definita benigna, per la quale il centrocampista dovrà sottoporsi a un intervento di ablazione.
Anche qui occorre essere estremamente prudenti.
Parliamo di un problema cardiaco definito benigno e di un calciatore professionista che viene sottoposto a controlli medici continui.
Possibile che nessuno se ne sia accorto prima?
I professionisti vengono monitorati costantemente. I controlli iniziano ben prima del ritiro, proseguono durante la preparazione e fanno parte della normale gestione di un atleta di altissimo livello.
E allora com’è possibile che una notizia del genere emerga proprio adesso?
Nelle ultime ore, inoltre, sta circolando il video di un tifoso intervenuto durante una trasmissione televisiva che avrebbe dichiarato di conoscere già il problema dello scozzese.
Se quella dichiarazione fosse confermata, il dubbio diventerebbe ancora più pesante.
Se qualcuno all’esterno sapeva, perché il Napoli non sarebbe intervenuto?
E perché darne notizia solo oggi che è stato l’ultimo giorno di mercato?
Una coincidenza che inevitabilmente fa discutere, perché a mercato chiuso non c’è più la possibilità di intervenire per sostituire immediatamente un calciatore.
E se McTominay dovrà fermarsi per l’operazione e il successivo recupero, il Napoli dovrà affrontare la situazione con la rosa che ha.
Non ci sono più sogni da inseguire e nemmeno giocatori da aspettare come soluzione dell’ultimo minuto.
Non arriverà il centrocampista dei sogni. Non arriverà il difensore che avrebbe dovuto completare la rosa.
Non arriverà quel nome capace di far dimenticare una sessione nella quale il Napoli è sembrato più impegnato a sistemare ciò che aveva già in casa che a costruire qualcosa di nuovo.
Manna ha lavorato per liberare spazio e su questo gli va riconosciuto il merito, ma ora toccherà al campo dire se la strategia della società è stata ccorretta.
Adesso tocca al Napoli dimostrare di aver avuto ragione, ancora una volta.
Eppure la piazza non è tutta dalla stessa parte. I tifosi sono divisi.
Da una parte c’è chi guarda a questo mercato con scetticismo, delusione e preoccupazione, chiedendosi come sia possibile affrontare una stagione così importante con una rosa che presenta ancora interrogativi pesanti.
Dall’altra c’è chi continua a credere nel progetto, in Massimiliano Allegri e nei calciatori a disposizione, convinto che il mercato non sia l’unico metro con cui giudicare una squadra.
Le prossime partite saranno decisive per capire qualcosa in più sul Napoli.
Perché una cosa va ricordata sempre: i tifosi meritano rispetto.
Sono loro che fanno sacrifici. Sono loro che acquistano biglietti, sottoscrivono abbonamenti, affrontano trasferte, spendono soldi e tempo per seguire la squadra. Sono loro che riempiono gli stadi e che, nel bene e nel male, continuano a esserci.
E allora non si può ignorare ciò che è accaduto domenica.
Le curve hanno speso 50 euro per vedere la propria squadra e, invece di assistere a una prestazione all’altezza della maglia che indossa, si sono trovate davanti a un Napoli che camminava in mezzo al campo.
Questo non può essere semplicemente archiviato.
Si può perdere una partita. Si può sbagliare un passaggio. Si può attraversare un momento difficile.
Il tifoso non chiede necessariamente di vincere sempre, ma chiede di vedere undici giocatori che danno il tutto e per tutto.





