NAPOLI (Di Anna Calì/ fonte foto SSC Napoli) – Prima Haaland e poi Doku regalano un ritorno amaro al Napoli in Champions League. Una competizione che si aspettava dopo un anno di assenza, conquistata e ottenuta con il massimo degli sforzi; beh sì, forse la squadra di Antonio Conte meritava un esordio diverso.
Non era facile. Non era facile su un campo come quello del Manchester City e non era facile soprattutto perché citando le parole di Conte dinanzi a noi avevamo i maestri del calcio ed era difficile per gli allievi, poterli superare.
Avremmo potuto superarli o competere in egual misura, se solo la partita fosse andata in un altro verso, se solo l’arbitro avesse svolto egregiamente il suo mestiere e, soprattutto, se non ci fosse stata l’espulsione del capitano Di Lorenzo.
Giocare in undici su un campo del genere è già difficile di base, ma se a questo andiamo ad aggiungere di aver giocato per più di un’ora e mezza con un uomo in meno, la situazione diventa molto più che complicata.
La squadra partenopea aveva iniziato bene la sua partita, ma al 20′ in seguito a un errore di Giovanni di Lorenzo, la gara inizia a prendere un aspetto totalmente diverso.
E alll’espulsione si va ad aggiungere un arbitraggio veramente scandaloso e a senso unico; poi ci si lamenta degli arbitri della seria A, ma quelli in Europa non sono da meno.
Un arbitro che non ha fischiato un solo fallo a favore del Napoli e anche questo è andato a influire sull’andamento della partita, caratterizzandola ancor di più in maniera negativa.
Ma dopo l’uscita di Di Lorenzo bisogna correre ai ripari, perciò si cambia. E Kevin De Bruyne è il primo a subire l’effetto dell’espulsione, la sua partita finisce subito, ma con grande classe, educazione e soprattutto con la squadra da vincente, capisce e in silenzio abbandona il campo di gioco
Tutto è nelle mani di Politano che anche questa sera è apparso magistralmente importante e di vitale importanza per la squadra, una boccata di ossigeno e, infatti, con il cambio nel secondo tempo e con l’ingresso di Juan Jesus il ritmo cambia e il giro palla rallenta.
Altra sicurezza quest’anno è tra i pali, se non ci fosse stato Savic, a quest’ora forse avremmo preso l’imbarcata.
La squadra meritava quanto meno di pareggiare, soprattutto per il modo in cui hanno saputo resistere al livello mentale, senza perdere la lucidità e per come hanno provato in tutti i modi a concretizzare le giocate in palle goal.
Il cammino in Champions è appena iniziato, ora bisognerà riordinare le idee e capire come e dove lavorare, per cercare quanto meno di non subire troppe reti, che contano anche quelle nel punteggio finale.
Onore ai ragazzi che hanno lottato fino alla fine senza mollare un secondo!





