NAPOLI (Di Anna Calì) – Ci sono immagini che restano impresse più di una medaglia, più di una coppa, più di una vittoria.
Per Tiberio Ancora, uno degli uomini dello staff che ha accompagnato il Napoli verso il quarto Scudetto della sua storia, il ricordo più vivido ha il colore azzurro di Mergellina e il volto di migliaia di tifosi accorsi per celebrare un’impresa destinata a entrare nella storia.
Un fiume umano, una città in festa, la sensazione di aver preso parte a qualcosa che andava ben oltre il calcio.
Da quel giorno indimenticabile fino alle scelte che lo hanno portato lontano da Castel Volturno, Ancora ripercorre ai microfoni della redazione Napoli Village, la sua esperienza in azzurro, tra emozioni, retroscena e lo sguardo rivolto alla nuova avventura professionale che lo attende.
Che ricordo conserva del suo arrivo a Napoli e della stagione culminata con lo Scudetto?
“L’arrivo è stato entusiasmante ma anche pieno di interrogativi. Abbiamo trovato una squadra reduce da un decimo posto, con tanti giocatori che volevano andare via e un ambiente piuttosto sfiduciato.
Noi, però, siamo arrivati con grande entusiasmo e, giorno dopo giorno, siamo riusciti a trasmetterlo a tutto l’ambiente. Il principale artefice di questo cambiamento è stato Antonio Conte, che ha dato credibilità al progetto e ha riportato convinzione e fiducia.
Con il passare del tempo, i risultati hanno confermato le promesse fatte e il gruppo ha iniziato a credere sempre di più in un obiettivo comune.
Da lì è nata una vera e propria fortezza: squadra, staff e società hanno remato tutti nella stessa direzione.
Oggi Napoli non è più una tappa di passaggio, ma una destinazione ambita. Molti giocatori che in passato volevano partire ora vedono il club come un punto di arrivo, grazie ai progetti vincenti della società e alla crescita costruita negli ultimi anni”.
Ha detto più volte che sarebbe tornato subito al Napoli. Cosa dovrebbe accadere per permettere un ritorno in futuro?
“A Napoli sono stato benissimo. È stata una tappa importante della mia carriera e se in un futuro dovesse esserci la possibilità ritornerei volentieri perché conservo un bel ricordo”.
All’interno del gruppo si percepiva già l’atmosfera dello Scudetto?
“La convinzione cresceva settimana dopo settimana, ma la certezza non c’è mai stata.
Siamo arrivati fino all’ultima giornata con tutto ancora in bilico.
Eravamo consapevoli di potercela fare, ma allo stesso tempo sapevamo che avremmo potuto perdere tutto. I dettagli hanno fatto la differenza e sono stati dalla nostra parte.
Ricorderò per sempre quei giorni: i festeggiamenti, la visita al Papa e soprattutto la sfilata con i tifosi.
Quello che ho visto nelle strade di Napoli andava oltre la gioia per una vittoria sportiva. Era una vera e propria rivincita collettiva.
Ho percepito nei napoletani la voglia di sentirsi protagonisti e vincenti. Attraverso il calcio si identificavano in un successo che rappresentava molto più di un semplice trofeo”.
Quest’anno il Napoli è stato colpito da numerosi infortuni. Da professionista del settore, pensa che possano essere stati causati da una preparazione troppo intensa?
“È possibile che in alcuni casi l’età dei calciatori abbia inciso, perché a un certo punto della carriera i carichi di lavoro vengono assorbiti in maniera diversa. Tuttavia non mi sento di attribuire responsabilità a nessuno.
Fino a quando sono stato al Napoli avevo dati e parametri che mi permettevano di valutare la condizione dei giocatori e i possibili rischi. Dopo la mia partenza non ho più avuto accesso a queste informazioni e quindi non posso esprimere giudizi.
Posso però dire che conosco molto bene Costantino Coratti, con cui ho collaborato per tanti anni.
Lo considero un professionista di altissimo livello e mi sento di escludere categoricamente che gli infortuni possano essere stati causati da una cattiva programmazione atletica”.
Come giudica l’arrivo di Massimiliano Allegri sulla panchina del Napoli?
“Nel calcio, quando si vince, tutto viene dimenticato molto rapidamente.
Credo che la scelta di Allegri sia stata molto ponderata da parte della società.
Troverà una squadra già organizzata, con un’identità precisa, giocatori leader e una struttura consolidata.
I due anni di Conte hanno lasciato basi importanti e chiunque arrivi oggi può beneficiare di questo lavoro.
Naturalmente toccherà ad Allegri essere bravo a mantenere e sviluppare quanto costruito, ma credo che abbia tutte le caratteristiche per dare continuità a un progetto vincente”.
Pensa che Allegri possa riportare compattezza all’interno dell’ambiente?
“Assolutamente sì. Tuttavia bisogna anche accettare che nel calcio non esiste una compattezza totale. Fa parte del gioco: ci saranno sempre persone favorevoli e persone contrarie.
Chi lavora nel calcio deve convivere con critiche ed elogi. Pretendere l’unanimità è impossibile.
L’importante è mantenere un equilibrio e continuare a lavorare con serenità”.
Presto verrà annunciata la tua nuova squadra. Come sta vivendo questa nuova avventura?
“In questo momento siamo già al lavoro per organizzare il ritiro e programmare la stagione. Fino a quando non sarà la società ad annunciare ufficialmente il mio arrivo, preferisco non aggiungere altro.
Quando tornerò a Napoli da avversario sarà sicuramente un’emozione speciale. Questa città rappresenta una parte importante della mia vita professionale e personale. Ho tanti amici, tanti ricordi e tantissime persone che mi vogliono bene. Sarà sempre un piacere tornare davanti a questi tifosi straordinari”.
Quanto contano alimentazione e preparazione fisica nella carriera di un calciatore?
“Sono due pilastri fondamentali. L’allenamento della forza, l’alimentazione e l’integrazione permettono all’atleta di raggiungere la massima efficienza fisica, organica e mentale.
Se queste basi vengono meno, tutto il resto rischia di crollare.
Il mio lavoro consiste proprio nel fornire ai calciatori gli strumenti necessari per esprimere il massimo del proprio potenziale durante tutta la stagione”.





