ROMA – E’ stata l’ultima “mandrakata” di Gigi Proietti, morire nel giorno del suo compleanno.

L’Italia, nel giorno di un possibile secondo lockdown, si è svegliata con la terribile notizia della morte del popolare attore romano morto a 80 anni nel giorno del suo compleanno.

Una carriera infinita. In circa 50 anni di attivita’ ha collezionato 33 fiction, 42 film, 51 spettacoli teatrali di cui 37 da regista, oltre ad aver registrato 10 album come solista e diretto 8 opere liriche.

Una carriera teatrale, da A me gli occhi please, passando per Shakespeare, che aveva riassunto in uno spettacolo, Cavalli di battaglia, scelto per festeggiare nel 2016 i suoi 50 anni in scena.

Ricoverato da giorni in una clinica romana per accertamenti, era stato colpito ieri da un grave scompenso cardiaco.

Da subito le sue condizioni erano apparse molto serie.

A dare al mondo la triste notizia la moglie Sagitta e le figlie Susanna e Carlotta.

Anche Napoli, dove Gigi era di casa nei suoi tour teatrali ricorda Proietti.

“Con la fine terrena di Gigi Proietti,nato e morto il 2 novembre,unico anche in questo,se ne va un pezzo della genialità della cultura italiana,del teatro in particolare.Gigi era davvero un talento immenso,capace di unire,in un sorriso speciale,il nostro Paese.“ É il tweet del sindaco de Magistris.

Su Facebook il ricordo di Vincenzo De Luca: “Addio al grande Gigi Proietti, artista dal talento straordinario, mattatore sulle scene, dotato di intelligenza, ironia ed empatia. Ha saputo unire l’apprezzamento della critica con l’affetto e la stima del grande pubblico. Ci lascia uno dei volti del cinema e del teatro italiano contemporaneo, spesso ospite e protagonista della vita culturale della nostra regione. Cordoglio e vicinanza alla famiglia”.

Anche l’Arma dei Carabinieri rende omaggio al “Maresciallo Rocca”: “Hai saputo farci sorridere con tanti personaggi e mille sguardi, espressioni, barzellette. Noi vogliamo continuare a ricordarti così, col volto del Maresciallo Rocca, che hai interpretato con umanità, passione e la giusta dose di ironia. Ciao #gigiproietti”.

L’amico di sempre Enrico Montesano commenta con una battuta la scomparsa di Gigi: “Te pòssino Mandra’, proprio oggi?”.

Gino Rivieccio ricorda così Proietti: “Ciao Gigi. Il nostro è un risveglio amaro in questo malefico anno. Senza di te oggi l’Arte e il Teatro sono davvero più poveri. E l’interpretazione di questo mestiere è stato il tuo Cavallo di battaglia. Mai visto in questo secolo sulle scene un mattatore come te! E non ce ne sarà un altro che potrà eguagliarti. Sei stato unico, esclusivo, inimitabile. Questo maledetto 2020 mo’ ci ha rotto er ca!”.

“Addio Gigi. Sullo schermo eri quello che perdeva ai cavalli. Oggi, pero’, a perderti e a perdere siamo tutti noi”. Sono le parole di addio di Enrico Vanzina al grande attore Gigi Proietti.

Anche Vincenzo Salemme saluta Gigi Proietti: “Caro Gigi, ti scrivo qualche riga quando ancora non so se sarà consentito venire a darti l’ultimo saluto. Non ti vedevo da un anno. In una trasmissione televisiva mi avevi raccontato la tua volontà di prendere in gestione un teatro. E volevi farlo insieme a me. Per me sarebbe stata un’avventura entusiasmante. Fare teatro accanto al più luminoso dei Giullari. Sei quello che meglio di tutti ha saputo spazzare via quelle stupide etichette dei tempi moderni, che dividono gli artisti in “alti” e “bassi”, profondi e superficiali, popolari e di élite…

Avevi un rapporto con il pubblico che non era mai falso, manifestavi ciò che eri. Perché un attore, prima di tutto, deve essere onesto. Questa è l’etica di un vero attore. Tu ogni volta facevi un patto con il pubblico: facciamo finta che io sia… E così diventavi re Lear o Mandrake, un cantante maestoso o un menestrello, raccontavi una barzelletta o recitavi un sonetto del Belli. Il pubblico, con te, non era mai passivo, era essenziale, non ti guardava dal buco della serratura come accade nei reality, era in teatro con te e sceglieva il luogo con te, viveva il racconto con te. Avevi una quantità infinita di talento e, grazie al cielo, ce ne hai fatto dono. Di solito non mi piace usare il termine popolo a sproposito ma nel tuo caso è giusto e doveroso dire che il popolo te ne sarà grato per sempre e non ti dimenticherà mai. Perché se Attore è anagramma di Teatro, tu ne sei stato l’esempio più nobile”.

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