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NAPOLI – de Magistris cambia la giunta.

Dentro gli ex consiglieri demA Eleonora De Majo e Luigi Felaco, Rosaria Galiero di Sinistra in Comune e l’ex consigliera eletta tra le fila del M5S, Francesca Menna.

Fuori Roberta Gaeta, Laura Marmorale, Mario Calabrese e Nino Daniele.

Alla neo assessore De Majo le deleghe alla Cultura e al Turismo, a Luigi Felaco toccheranno le deleghe al verde pubblico e al decoro urbano, a Rosaria Galiero toccherà il commercio e le attività produttive mentre a Francesca a Menna pari opportunità, libertà civili e salute.

Nel rimpasto annunciato della Giunta De Magistris, il siluro a Nino Daniele, provoca un terremoto nel mondo della cultura. L’assessore che ha ricoperto con grande passione e competenza l’incarico nel settore Cultura e Turismo, è stato travolto da un’ondata di solidarietà mai riscontrata per un amministratore pubblico in un passato recente o remoto.

La scelta del sindaco, motivata con risibili argomentazioni nel corso della conferenza stampa ancora in corso “voglio qualcuno che dia più spazio agli artisti di strada” è la pietra tombale su un’esperienza politica sciagurata.

Sul profilo Facebook di Nino Daniele, ex sindaco coraggioso e antiracket di Ercolano, da ore si moltiplicano post di solidarietà e sostegno. Dura la presa di posizione di esponenti della cultura, vicini al sindaco, ma che oggi non condividono la scelta.

Su tutti lo scrittore Maurizio De Giovanni, che è uscito allo scoperto con una riflessione molto appassionata. Ma anche editori, tra i primi Rosario Bianco della “Rogiosi”, esponenti della società civile, operatori culturali, artisti e tantissimi altri. Al suo posto De Magistris ha dato le deleghe a Eleonora de Majo.

IL POST DI MAURIZIO DE GIOVANNI

“Non ci volevo credere, ma pare sia vero. Rinunciare a Nino Daniele come assessore alla cultura significa non aver compreso quello che quest’uomo di incredibile amore ha fatto in un settore assolutamente strategico, di fondamentale importanza per la crescita. Significa buttare via anni di lavoro appassionato, senza soldi, senza strutture, senza potere, inventandosi iniziative e stabilendo contatti con instancabile trasporto. Significa cedere alle regole tristi di una politica minuscola, al puro scopo di trovare sostegno in parti che con la cultura non hanno niente a che fare.
Rinunciare a Nino Daniele significa, e questo dev’essere molto chiaro, rinunciare a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno trovato nel modo di amare la città di quest’uomo gentile, colto e raffinato una corrispondenza precisa.
Rinunciare a Nino Daniele è un atto di incredibile tafazzismo, e senza mezzi termini la rinuncia a un’anima.
Per quanto mi riguarda, oggi credo molto meno all’amore per la città di chi la conduce”.

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