NAPOLI – Dal 5 novembre al 3 dicembre la Campania sarà Zona Arancione. A deciderlo il nuovo Dpcm firmato dal premier Conte.

Nel concreto il posizionamento della nostra regione nella fascia di colore arancione prevede:

– Stop agli spostamenti tra comuni, province e regioni, se non per motivi di lavoro, studio o necessità legate alle salute e il rientro al proprio domicilio (utilizzo di autocertificazione)
– Divieto di spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili nel proprio comune
– Chiusura dei centri commerciali nei weekend
– Chiusura dei musei
– Didattica a distanza al 100% per tutti gli studenti delle scuole superiori e le università, possibile il coinvolgimento anche per le terze medie
– Esercizi di ristorazione chiusi, negozi chiusi (tranne le farmacie, i tabacchi e gli alimentari) Restano aperti solo per il servizio di consegna a domicilio, nonché per l’asporto fino alle ore 22 con divieto di consumazione sul posto e nelle adiacenze
– Smart working per tutta la pubblica amministrazione

Il Presidente di Confesercenti Campania, Vincenzo Schiavo, commenta con massima preoccupazione le misure presenti nell’ultimo DPCM: “In Campania le 31mila attività del settore della ristorazione sono a rischio fallimento.

Se la nostra regione dovesse essere confermata “zona arancione” sarà una catastrofe: saranno pochissime le attività che riusciranno a sopravvivere con il delivery. Forse qualche pizzeria ben organizzata o al massimo qualche pub dei centri città.

La maggior parte dei ristoranti, ad esempio, chiuderà del tutto, rischiando seriamente di non riaprire mai più. Confesercenti è da tempo che ha lanciato l’allarme sostenendo che se il Lockdown Bis, ovemai si fosse reso proprio indispensabile, bisognava farlo con criterio, annullando tutte le tasse e mettendo immediatamente risorse a disposizione degli imprenditori per farli restare a casa.

Invochiamo da mesi un “anno bianco” per le aziende a cui viene imposta la chiusura: niente tasse per dodici mesi almeno, misura questa indispensabile per la sopravvivenza delle attività”.

Confesercenti Campania, inoltre, si unisce a Confesercenti Nazionale nel condannare la scelta del Governo di chiudere nel weekend mercati e negozi nei centri commerciali: “Nelle aree mercatali c’è spazio a sufficienza per evitare assembramenti – ha detto Vincenzo Schiavo – Intollerabile che proprio nel week-end, allorquando si concentra il 50% del fatturato, venga impedito di svolgere l’attività. Così facendo si continua a far pesare sulle spalle dei più deboli i tentativi di limitazione del contagio”.

Un provvedimento punitivo, secondo Confesercenti, anche perché queste attività sono di fatto le uniche a subire limitazioni.

Se il problema è il rischio di assembramento, qualcuno spieghi perché altre attività di distribuzione commerciale al di fuori dei centri commerciali, anche quelle di grandissime dimensioni che registrano migliaia di clienti ogni giorno, sono considerate sicure, mentre i banchi extralimentari dei mercati all’aperto ed i negozi dentro le gallerie sono, invece, ritenuti pericolosi.

Si tratta di una grave e inaccettabile distorsione della concorrenza. Sono disposizioni al di fuori di ogni logica, che vanno corrette al più presto. In caso contrario, Confesercenti Nazionale sarà costretta a ricorrere al Tar per evitare questa grave ingiustizia.

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