POMPEI – Ci sono volute ore di indagini, esami medico legali e la testimonianza della famiglia, per capire che la morte di Grazia Severino, oggi avrebbe compiuto 24 anni, non era frutto di una violenza sessuale come inizialmente ipotizzato, ma di un ben più triste destino.

La ragazza da tempo in cura da uno psichiatra si sarebbe suicidata gettandosi dal quarto piano di uno stabile di Pompei.

Ma ricostruiamo i fatti. Ieri 29 aprile, una telefonata di un condomino di un edificio sito in Prima Traversa di via Carlo Alberto, a pochi passi dal Santuario dava l’allarme ai carabinieri affermando di aver ritrovato riversa nel locale garage una donna in una pozza di sangue. Giungono 118 e radiomobili della caserma di Pompei, Grazia soccorsa ma in condizioni gravissime muore nel trasporto all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.

Si ipotizza una violenza carnale, uno stupro. La donna presentava ferite riconducibili ad arma da taglio sull’addome e sul petto, caviglie spezzate e ferite ed ematomi sul corpo.

Col passare delle ore però l’attenzione degli investigatori si sposta sulla vita della ragazza. In cura da uno psichiatra, anoressica, Grazia non accettava se stessa e il suo corpo racconta chi la conosce bene. I carabinieri durante le indagini, poi, notano che al quarto piano dello stabile che affaccia sul garage, una finestra è aperta.

Vengono ritrovate un paio di forbici ed effetti personali della ragazza.

Da questi elementi gli investigatori mettono insieme i pezzi del puzzle: Grazie ieri pomeriggio, dopo essere stata in giornata dalla sua terapista avrebbe imboccato Prima Traversa di via Carlo Alberto indisturbata sarebbe entrata nel condominio dove in preda forse a un raptus si sarebbe ferita con delle forbici e poi si sarebbe uccisa lanciandosi dalla finestra condominiale.

Le ferite all’addome e le ossa spezzate delle caviglie e del bacino sarebbero compatibili con la caduta nel vuoto e con atti di autolesionismo secondo il medico legale.

Disperati, i genitori raccontano che Grazia «era in cura da uno psichiatra da due anni, ma rifiutava di prendere le medicine». Lo specialista l’aveva visitata proprio ieri mattina e l’aveva trovata profondamente turbata.

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