“La Foresta”, il tronchetto di Gay-Odin diventa abito da sogno

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NAPOLI (Di Anna Calì) –  C’è un rumore che chiunque abbia assaggiato almeno una volta la Foresta di Gay-Odin conosce bene: il lieve crepitio della lama che affonda in un tronchetto fatto di sottilissime sfoglie di cioccolato, fragili eppure compatte, disposte in strati che sembrano corteccia. È proprio lì, in quell’alternarsi di luci e ombre, di fratture e morbidezze, che si cela la magia di uno dei dolci più iconici di Napoli.

La Foresta nasce dalla pazienza artigiana: il cioccolato viene lavorato e stratificato fino a creare un effetto unico, che non ha la perfezione liscia delle tavolette classiche, ma l’irregolarità seducente di un tronco vivo, pulsante di materia. Ogni fetta è diversa dall’altra, ogni taglio regala prospettive nuove, quasi a suggerire che dentro quel cioccolato abiti un bosco in miniatura.

Dalla sfoglia al tessuto: la metamorfosi

Forse era inevitabile che una forma così forte, evocativa e naturalistica, prima o poi uscisse dalla pasticceria per entrare in un altro regno dell’immaginazione. È accaduto quest’anno, quando due stilisti napoletani, Francesco Corcione e Francesco Canessa del brand Saman Loira, hanno deciso di tradurre la Foresta in un abito di haute couture, presentato alla Milano Fashion Week.

Come nel cioccolato, anche nella moda la stratificazione diventa linguaggio. Il vestito prende ispirazione da quelle increspature irregolari e le trasforma in drappeggi, pieghe e movimenti di stoffa che ricordano la corteccia del tronchetto.

Il risultato sono due creazioni complementari:

  • un long dress da sera in jersey, sinuoso e avvolgente, con spalle scoperte e una gonna a sirena che sembra germogliare come tronco che si allunga verso il basso;

  • un midi dress più giocoso, dal taglio anni ’50, in cui le texture materiche e le maniche arrotondate riprendono la stessa logica delle sfoglie, ma con leggerezza e ironia.

A ben guardare, la trasformazione della Foresta in abito non è solo un esercizio estetico: è un dialogo di mestieri.
Il maestro cioccolatiere e il sarto condividono la stessa disciplina: lavorare con le mani, creare stratificazioni, inseguire un equilibrio tra resistenza e fragilità, tra peso e leggerezza.

Non stupisce allora che Massimo Schisa, del CdA di Gay-Odin, abbia accolto con entusiasmo questa metamorfosi, leggendo nell’abito “Foresta” una celebrazione comune: artigianalità, sostenibilità, unicità.

Napoli, così, si ritrova protagonista di una passerella internazionale non solo attraverso un brand di moda emergente, ma anche con uno dei suoi dolci simbolo. Il tronchetto che per oltre un secolo ha addolcito generazioni si scopre ora capace di vestire corpi e immaginazioni, attraversando confini e linguaggi.

In fondo, il fascino della Foresta sta tutto nella sua materia viva: un cioccolato che sembra corteccia, che non si lascia contenere in forme rigide, ma si offre in sfoglie imprevedibili. Portarlo in passerella significa amplificarne il potere evocativo, trasformando il dolce in simbolo.

Così, tra Napoli e Milano, tra laboratorio e atelier, la Foresta ha compiuto il suo viaggio. Da tronchetto da assaporare lentamente a abito-corteccia da indossare, continua a raccontare una storia di radici, natura e creatività.

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