La pizza fritta da Salvatore Cozzolino tra memoria e identità

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La pizza fritta è una delle più alte espressioni della cucina napoletana della necessità, figlia di un tempo difficile eppure carico di ingegno, dignità e sapore. Nasce tra i vicoli di Napoli durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i forni a legna erano spesso distrutti dai bombardamenti e gli ingredienti più nobili diventavano un lusso irraggiungibile.

Fu allora che le donne dei bassi ( umili abitazioni a piano terra sulla strada), le leggendarie pizzaiuole, trasformarono un semplice impasto in un cibo completo e confortante, friggendolo in olio bollente e restituendo alla città un gesto quotidiano di resistenza.

La pizza fritta non era solo nutrimento, ma anche economia solidale. Celebre la formula “a oggi a otto”, che consentiva di mangiare subito e pagare quando possibile, segno di una comunità che si reggeva sulla fiducia reciproca.

Un cibo povero, sì, ma mai misero, capace di raccontare una storia collettiva fatta di sacrifici e creatività. È a questa memoria profonda che oggi nella sua “Impasto” pizzeria guarda Salvatore Cozzolino. Lo stesso che Santa Maria Capua Vetere ha scelto di dedicare un progetto specifico alla pizza fritta tradizionale, trattandola non come variante nostalgica, ma come patrimonio gastronomico da rispettare e valorizzare. Forte del suo consueto rigore tecnico e di una visione consapevole dell’arte bianca, Cozzolino restituisce alla pizza fritta la sua dignità originaria, lavorando su impasti equilibrati con farine Polselli e su materie prime selezionate.

La versione classica proposta segue fedelmente la tradizione: ricotta di bufalacicoli di maialeprovola di Agerolapomodoro San Marzano e una nota di pepe a chiudere il cerchio gustativo. La frittura è asciutta, dorata, mai invasiva, capace di custodire un ripieno generoso senza appesantire il morso.

Non è un caso che la pizza fritta sia entrata nell’immaginario collettivo anche grazie al cinema, immortalata da Vittorio De Sica ne L’oro di Napoli di Giuseppe Marotta, con una indimenticabile Sophia Loren e un impareggiabile Giacomo Furia. Oggi, nel lavoro di Cozzolino, quella stessa pizza torna a parlare con voce limpida, raccontando una Napoli che non chiede indulgenza, ma ascolto.

Una pizza che nasce dalla storia e arriva al presente con intatta forza narrativa, capace di nutrire il corpo e la memoria.

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