NAPOLI – Il Business sta cambiando: questo è quanto si percepisce nei corridoi del Tarì nelle giornate di Open. Pianificazione degli incontri, organizzazione puntuale, basata su una precisa agenda di incontri tra aziende e buyers, definita con largo anticipo e, grazie alla flessibilità del Centro, distribuita su un numero maggiore di giorni di lavoro: al Tarì si afferma un nuovo modo di vivere gli incontri commerciali, e quindi anche la fiera.

“L’organizzazione del lavoro è cambiata – spiega Vincenzo Giannotti, presidente del Centro orafo – Se da un lato resta indispensabile l’incontro diretto con il cliente, in particolar modo per l’acquisto di gioielli, dall’altro le aziende e i clienti si sono ormai abituati a lavorare per appuntamento, evitando improvvisazioni e lunghi tempi di attesa”.

Più tempo per il business, dunque, ma anche meglio organizzato, anche in fiera. “La flessibilità organizzativa del Tarì – prosegue Giannotti – da questo punto di vista offre una importante opportunità ai buyers e agli espositori. In molti casi, questi ultimi hanno chiesto ed ottenuto di mettere in agenda gli incontri con i clienti già a partire dal giovedì, e molti di loro proseguiranno anche nei prossimi giorni”.

Confermati nella edizione appena conclusa i numeri della edizione 2021, in linea con una ripresa del mercato interno e sostenuta, tra l’altro, anche dalla attesa ripresa delle cerimonie. E in virtù di questo importante fenomeno, sale il target dell’offerta. Nelle vetrine delle 480 aziende partecipanti all’evento, il gioiello fa da protagonista.

I dati di vendita del 2021, che i primi mesi dell’anno in corso sembrano confermare, premiano il gioiello tra gli acquisti preferiti dagli italiani. Eppure, sul tema della gioielleria molto c’è ancora da dire, e soprattutto c’è molto lavoro da fare.

Claudia Piaserico, designer e imprenditrice orafa, oltre che presidente Federorafi, intervenuta al Tarì in occasione della firma della convenzione Federorafi Confindustria campania e Caserta, parla di “valore”, spiegando che è necessario che il mondo orafo lavori sulla cultura legata al gioiello.

“Il gioiello non è accessorio ma valore ed emozioni. L’intera filiera orafa deve imparare a raccontare l’arte e i contenuti valoriali, etici e di sostenibilità che tutta la filiera rappresenta. Solo in questo modo potremo riconquistare i giovani, che sono i nuovi consumatori. Fondamentale, in questo percorso, il ruolo di gioielliere, che dovrà aggiungere alla tradizione di affidabilità e sicurezza anche una nuova consapevolezza del mercato e delle sue regole”.

Sul tema dei valori è d’accordo anche Alessia Crivelli, manager dell’azienda di alta gioielleria di cui porta il nome, socia storica del Centro orafo di Marcianise. “Stiamo vivendo in questa stagione un grande ritorno del gioiello. Il nostro consumatore non desidera un gioiello di moda, ma un gioiello il cui valore sia espresso dalla semplicità e dal rigore delle linee, che sappia rappresentare i ricordi più belli. Per noi, il valore, oltre il business, è il sentimento che ogni gioiello rappresenta”.

Pensiero condiviso anche da Elisabetta Broggian, D Donna Gioielli, azienda padovana anch’essa presente da sempre nel Centro orafo. “Già nel 2021 abbiamo assistito ad un positivo incremento delle vendite di gioielleria, oggi sostenuto dalla ripresa delle cerimonie, sospese dai lunghi mesi della pandemia. Nelle nostre vetrine, insieme alle collezioni classiche, da sempre ci contraddistingue l’uso del colore, con linee di gioielli fantasia che introducono pietre preziose e modelli più vicini al gusto contemporaneo del cliente, senza rinunciare all’alta qualità della manifattura e alla nostra idea di gioiello esclusivo”.

Alta artigianalità e manifattura artistica sono protagoniste anche della Mostra “Coralli e Cammei: intreccio di arte, tradizione e innovazione nei Gioielli di Torre del Greco”, in questi giorni allestita nel salone di ingresso del Tarì.

26 aziende, oltre un centinaio di gioielli e vere e proprie opere d’arte raccontano oltre 200 anni di storia e tradizione del corallo e del cammeo, attraverso la lavorazione e la creatività di maestri artigiani di Torre del Greco.

E per difendere e valorizzare l’unicità e la sostenibilità di questi particolari gioielli, oggi tornati di gran moda, Assocoral, associazione di riferimento del settore, ha creato un vero e proprio codice identificativo di ogni singolo gioiello. Vincenzo Aucella, presidente Assocoral, spiega “il codice, associato univocamente a un singolo cammeo, o gioiello, è di fatto la sua carta di identità: ne identifica la provenienza, la tracciabilità, la qualità e tutte le informazioni storiche, culturali e artistiche che ne fanno un prodotto unico sul mercato2.

“In tempi in cui la sostenibilità, anche nella gioielleria, è sempre più percepita come parte integrante del valore di un gioiello – conclude Giannotti – si tratta di un passo in avanti di grande importanza, che sono certo farà da apripista per altri importanti segmenti della gioielleria, a cominciare dal diamante.”

Al Tarì in occasione della giornata di apertura del salone della gioielleria, alla presenza della vicepresidente di Confindustria per l’internazionalizzazione Barbara Beltrame Giacomello, la firma della costituzione del polo orafo campano. Non solo tradizione, ma esperienze di eccellenza e numeri significativi di uno dei comparti produttivi di riferimento della regione entrano anche in campo confindustriale a rappresentare in modo omogeneo uno dei quattro distretti della gioielleria italiana, insieme a quelli di Arezzo, Vicenza e Valenza.

“Un’opportunità alla quale lavoriamo da tempo, che porta finalmente in prima fila i numeri e le potenzialità della filiera produttiva e di sistema del Gioiello in Campania – dichiara il presidente del Tarì Vincenzo Giannotti, promotore del progetto – resa possibile dallo stretto allineamento, a tutti i livelli, del sistema confindustriale nazionale, regionale e territoriale”.

Il sistema orafo italiano gode complessivamente di un ottimo stato di salute. L’intervento della presidente di Federorafi Claudia Piaserico porta in evidenza la ripresa dell’export del settore, che complessivamente a livello nazionale ha segnato nel 2021 un + 59,7% rispetto al 2020 e, dato ancora più positivo, un + 15,6% sul 2019. Tra i principali mercati esteri, Usa, Emirati arabi, Francia, Inghilterra, Giappone. Sempre nel 2021 la Campania ha una buona performance rispetto al 2020 con un + 42%, mentre attende ancora di recuperare un -11,6 su 2019. Sempre a livello nazionale il 2022 è iniziato su questa onda in crescita, ma il sentiment positivo dei primi mesi dell’anno ha subito un forte rallentamento dovuto alle conseguenze, dirette e indirette, del conflitto.

“In un momento così complesso per il Paese e per il sistema industriale – ha dichiarato il Presidente di Confindustria Campania, Luigi Traettino – il messaggio che giunge oggi attraverso questa convenzione è incoraggiante. Il Tarì dimostra la volontà di raccogliere la sfida della crescita. Questa iniziativa darà un contributo importante in termini di sviluppo e di occupazione all’intero territorio campano e consentirà alle realtà locali di avere un concreto supporto da parte degli organismi nazionali nell’attuazione dei loro progetti. In questo processo di crescita, prosegue Traettino, è strategica una politica di attrattività del territorio e parimenti una concreta attenzione destinata alla formazione dei giovani”.

“Con la firma di questa convenzione – ha spiegato il Presidente di Confindustria Caserta, Beniamino Schiavone – la Campania, rappresentata in modo significativo per numero di aziende dal Tarì, diviene ufficialmente il quarto polo orafo nazionale. Questo, in quanto casertani, ci rende particolarmente orgogliosi. Se consideriamo che, dal punto di vista geografico, gli altri tre sono collocati tutti nell’area del Centro-Nord, il Tarì si afferma come unico distretto di eccellenza del Sud Italia, la cui rilevanza travalica i confini regionali. Questo riconoscimento, sancito dalla convenzione, certifica la grande qualità del Centro Orafo e l’ottimo lavoro svolto negli anni da questa realtà, grazie soprattutto al Presidente Vincenzo Giannotti, che è stato il principale promotore di questa iniziativa”.

Un risultato che parte da lontano ma che ha una proiezione futura ambiziosa. Integrazione sempre più salda con il territorio, coesione e visione di sistema, sono le leve condivise delle prossime fasi del progetto, che punta a una nuova visione del fare impresa.

La sfida, condivisa, è fare progettualità mettendo insieme necessità del territorio e del sistema economico, per aprire un nuovo e più efficace dialogo con le istituzioni e per ottenere da queste risposte e strumenti efficaci per competere.

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