PAESTUM – “Alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico in programma a Paestum, illustreremo gli studi riguardanti Termini Imerese l’approvvigionamento idrico in età romana: l’acquedotto “Cornelio”. Ringrazio l’Archeoclub Italia per l’opportunità di poter relazionare su uno dei monumenti più importanti della mia citta, in un contesto così prestigioso come il BMTA.

In particolare, desidero ringraziare il presidente della sede di Termini Imerese, Rosa Lo Bianco e il vice Presidente Nazionale Flora Rizzo per la fiducia. L’Aquae Corneliae Ductus P. XX, venne realizzata probabilmente tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C. L’attribuzione nominativa è data dallo storico del XVI secolo, Vincenzo Solìto (1616 – 1656), uomo di vasta cultura, che dimostra nella sua opera “Termini Imerese posta in teatro”, dato alle stampe nel 1669, una elevata conoscenza dei testi classici, ci riferisce di una iscrizione che quasi certamente, doveva essere posta sulla torre di compressione, a pianta esagonale in prossimità del fiume Barratina, dove a tutt’oggi è evidente un incasso”. Lo ha affermato l’architetto Roberto Tedesco dell’Archeoclub D’Italia Himera sede di Termini Imerese che illustrerà gli studi alla stampa, Sabato 27 Novembre alle ore 14 e 30, alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum presso l’ex Tabacchificio Cafasso.

“Colui il quale patrocinò e con molta probabilità finanziò anche l’opera sarebbe Publio Cornelio Lentulo, senatore romano esule in Sicilia – ha proseguito Tedesco – anche se su tale affermazione si nutrono notevoli dubbi di carattere cronologico. Altri attribuiscono la paternità a Cornelio Agatino nobile termitano di cui parla Cicerone, o Demetrio Mega soprannominato Publio Cornelio Siculo o infine a Publio Cornelio Anzio, anch’esso venuto a Termini da Roma. Ma in realtà la paternità di questo acquedotto a tutt’oggi risulta dubbia.

Per qualsiasi città romana, di una certa importanza era fondamentale disporre di una grande quantità di acqua. La funzione di un acquedotto, pertanto, non era solo quella di fornire acqua potabile ma era anche di assicurare l’igiene pubblica e il funzionamento di alcuni servizi come il rifornimento delle Terme o l’erogazione dell’acqua nelle fontane pubbliche. Per fornire Thermae Himerenses della quantità di acqua necessaria, si sfruttarono le favorevoli condizioni idrogeologiche del territorio. Il principale bacino acquifero della zona era quello del Monte San Calogero, costituito da rocce calcaree e dolomitiche, in cui le acque piovane si infiltravano, formando una riserva idrica di notevole importanza.

La struttura era in grado di trasportare l’acqua, dalla sorgente principale Brocato, ancora oggi sfruttata per la città moderna, fino al centro storico, per un percorso di circa otto chilometri, in cui, grazie al principio dei vasi comunicanti, si oltrepassavano notevoli dislivelli.

A seconda dell’altimetria del terreno da attraversare, il condotto era posto su costruzione muraria di altezza variabile, o su archi, o anche in sotterraneo: il cunicolo entro il quale scorreva l’acqua, era coperto a volta, con pareti in muratura dello spessore di cm 35 – 40, intonacate all’interno con lo stesso impasto di calce, sabbia e coccio pesto”.

E Sabato 27 Novembre alle ore 13 e 30, Archeoclub D’Italia illustrerà gli Acquedotti storici. Alle 14 Massimo Santaniello, Presidente Archeoclub d’Italia sede di Castellammare di Stabia, Catello Lamberti, Vice Presidente di Archeoclub D’Italia sede di Castellammare di Stabia, Rachele Esposito, archeologa, illustreranno le ricerche condotte sugli acquedotti dell’Ager Stanianus. Alle ore 14 e 30, l’architetto Roberto Tedesco, presenterà l’Acquedotto Cornelio di Termini Imerese. Alle ore 13 e 30, studi e ricerche nella relazione “Il percorso dell’acqua a Vibinum” dell’archeologo Romano Valentino. Domenica 28 Novembre, alle ore 10 studi e ricerche su “l’Olivo della Madonna, rarità botanica tra archeologia, tradizioni e fede popolare”, con la relazione dell’archeologa Anna Rotella.

Dunque uno spazio particolare è stato riservato quest’anno all’Archeoclub d’Italia presso la BMTA, per parlare del 50ennale associativo – 1971/2021 – celebrato a Roma lo scorso 22 ottobre. Lo farà il Presidente Nazionale dell’Archeoclub d’Italia, dott. Rosario Santanastasio, nella mattinata di domenica 28 novembre, presso la Sala “Cerere” nel complesso immobiliare dell’ex Tabacchificio Cafasso”.

E il modello Archeoclub D’Italia sarà protagonista della prossima edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico in programma a Paestum, in Campania, dal 25 al 28 Novembre.

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