AMALFI – “La valorizzazione del patrimonio archeologico della Costiera Amalfitana è un ulteriore stimolo finalizzato alla strategia di promozione culturale del territorio. Per questo motivo ora abbiamo una sezione anche a Corbara con l’obiettivo di intraprendere una comunicazione innovativa che sia in grado di proporre un turismo su scala internazionale con la narrazione in contemporanea di archeologia e patrimonio naturalistico. L’impegno di Archeoclub si concentrerà anche sulle zone interne, per quanto riguarda la Campania pensiamo al vesuviano, al casertano, al territorio dell’Irpinia. Stiamo crescendo in tutta Italia. Le iscrizioni hanno registrato un’impennata del 10% passando da 5000 a 5500 soci con ben 150 sedi”. Lo ha affermato Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale di Archeoclub d’Italia.

Nel casertano a Castelvolturno, con Archeoclub d’Italia.

“C’è voglia di cultura, c’è voglia di storia, c’è voglia d’Italia! E Archeoclub d’Italia sta raccogliendo questo desiderio – ha dichiarato Michele Martucci, Presidente della Sezione locale di Archeoclub d’Italia – e Castel Volturno si caratterizza per ampiezza e bellezza. Settantadue chilometri quadrati su cui insistono beni paesistici ed ambientali – Oasi dei Variconi, 27 Km di pineta- unici e spettacolari”.

Operativa la sede Archeoclub d’Italia anche ad Avellino.

“Riscopriamo il valore della cultura. In una società divenuta schiava del tempo e che talora non osa più chiedersi il senso di sé, un’associazione culturale si configura come un “microcosmo” in grado di opporre una tenace resistenza al tempo. Riscoprire l’anima della memoria storica e collettiva significa, tra l’altro, aiutare le giovani generazioni a riflettere sul valore della storia stessa e delle sue istanze formative, e offrire loro la possibilità di stabilire un contatto profondo con la propria interiorità.

L’Archeoclub di Avellino nasce dalla motivazione e dalla spinta emotiva di un gruppo di giovani docenti i quali hanno scelto di intraprendere un viaggio nell’ “oltretempo” per riportare alla luce il passato – ha affermato Ilenia D’Oria, Presidente Archeoclub d’Italia Avellino – e far emergere il valore di una memoria costruita e sollecitata dall’ascolto e dal senso di appartenenza. Un’associazione come l’Archeoclub può rappresentare, infatti, un contesto formativo complementare di educazione alla vita, in cui abbracciare un’esperienza profonda di interazione culturale e costruire un ponte dialogico fra la dimensione dell’io e quella del noi. A tal fine, la sede locale di Avellino intende proporre iniziative volte alla riscoperta di luoghi poco noti, come la chiesa di San Nicola dei Greci, risalente al X secolo, alla valorizzazione di zone e monumenti abbandonati, tra cui figura senz’altro il Castello edificato tra l’884 e l’896 dal gastaldo Adalfiero I, nonché percorsi condivisi di crescita e approfondimento, “passeggiate” didattiche, allestimento di mostre, presentazioni di libri e momenti di riflessione che possano alimentare la curiosità e la dimensione dell’attitudine indagatrice di quanti vorranno avvicinarsi a questo nuovo contesto culturale. Ogni azione dell’uomo, infatti, lascia il segno; la memoria restituisce al passato la propria voce interiore e un orizzonte di senso, e ci ricorda che dentro ognuno di noi scorre e scorrerà per sempre un eterno battito di umanità. Siamo pronti per accompagnare l’Italia lungo la salita della ripartenza”.

Grande i lavoro che si sta espletando nell’area vesuviana, in particolare torrese e stabiese.

Il Museo dell’Identità al Parco Archeologico di Oplonti, è da visitare!!!

“Noi collaboriamo con il Parco archeologico di Pompei e con l’Assessorato alla cultura del Comune di Torre Annunziata per la valorizzazione del nostro patrimonio storico-archeologico, ma non abbiamo nulla in gestione.

Organizziamo itinerari tematici nella villa di Poppea – ha dichiarato Mirella Azzurro, Presidente Archeoclub d’Italia sede di Torre Annunziata “Mario Prosperi” – e lo facciamo soprattutto nelle giornate di apertura straordinaria, con visite, eventi, mostre, incontri di archeologia nel Museo dell’Identità, sito in palazzo Criscuolo, dove sono esposti i reperti più significativi delle ville di Oplontis”.

In Campania ad Oplonti – Torre Annunziata dove Archeoclub d’Italia ha un ruolo fondamentale nell’ambito dell’organizzazione di itinerari tematici archeologici.

Il Museo dell’Identità a Torre Annunziata!

“Il Museo dell’Identità, situato in palazzo Criscuolo ( XIX sec.), espone i reperti più significativi delle ville oplontine. La prima sala è dedicata alla seconda villa , azienda commerciale appartenuta a L. Crassius Tertius, che si sviluppa intorno ad un doppio peristilio del II sec.a.C., circondato al piano inferiore da ambienti destinati alla lavorazione e al commercio dei prodotti agricoli, e al piano superiore da quelli in cui abitava il proprietario. Di questa villa sono esposte tre anfore con base a punta, utilizzate per il trasporto di vino – ha continuato Azzurro – olio e cereali, balsamari per unguenti e profumi, e alcuni degli Ori ritrovati accanto agli scheletri delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. Si tratta di gioielli di eccellente fattura risalenti al I sec.d.C., per lo più realizzati in oro : bracciali e anelli con gemme preziose incastonate, spesso a forma di serpente, collane corte , in oro o in oro e smeraldi, o lunghe, del tipo a bandoliera, orecchini a spicchio di sfera o in oro e madreperla. Le tre sale successive consentono di ammirare le sculture in marmo provenienti dalla villa di Poppea, per lo più copie romane di originali greci del periodo classico o ellenistico : l’Efebo nudo con mantello, la Vittoria alata, rappresentata nell’atto di scendere in volo, il cratere neoattico, sul cui corpo è raffigurata una danza di guerrieri nudi, il gruppo del Satiro ed Ermafrodito, il Fanciullo che strozza l’oca, due dei quattro centauri rinvenuti, un maschio, con cratere in mano, e una femmina, con cerbiatto catturato sulla spalla. La quinta sala espone oggetti relativi all’instrumentum domesticum e lucerne bilicni e monolicni.

L’impegno di Archeoclub a tutela ma soprattutto nella promozione di questo immane patrimonio archeologico è davvero costante. Noi ci siamo!”.

E le scoperte portate avanti a Castellammare di Stabia grazie ad Archeoclub, le sorprese non finiranno!!.

“Il senatore Publius Sibidius Pollio potrebbe essere proprio il Praetor Urbanus e Curator Aquarum colui che poteva occuparsi della costruzione dell’acquedotto romano di Castellammare di Stabia nel napoletano. Un acquedotto non borbonico, dunque ma romano. Anche se dalla storiografia risulta – ha annunciato Massimo Santaniello, Presidente di Archeoclub d’Italia sezione di Castellammare di Stabia, nel napoletano – che fuori da Roma ad occuparsi degli acquedotti era il Praetor Peregrinus. E’ un risultato nuovo al quale siamo arrivati dopo un accurato studio di numerosi testi”.

Archeoclub d’Italia c’è, valorizza il territorio, punta ad una comunicazione innovativa e ben presto apriranno nuove sezioni!!

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