Non è stato un semplice workshop, ma un incontro potente, umano, trasformativo. Il progetto “Libere di Ricominciare – Lavoro ed inclusione oltre gli istituti penitenziari”, svoltosi oggi nella Corte Interna della Biblioteca Regionale di Teramo, ha dato vita a un protocollo concreto per l’inclusione e la riqualificazione professionale delle donne detenute, spesso invisibili ma cariche di potenzialità, storie e risorse che meritano ascolto e nuove opportunità.
A moderare l’intera giornata è stata la giornalista e scrittrice Lisa Di Giovanni, che ha saputo accompagnare con empatia e rigore il dialogo tra mondi diversi – istituzioni, impresa, formazione e filantropia – uniti da un obiettivo comune: trasformare la pena in un percorso di riscatto reale.
Saluti istituzionali: sinergie che generano cambiamento
– Giammaria de Paulis, Presidente Comitato Piccola Industria di Confindustria Abruzzo, che ha rappresentato il vero filo conduttore dell’iniziativa, promotore instancabile di sinergie tra imprese, educatori e istituzioni. Ha sintetizzato il senso profondo dell’iniziativa: “Oggi è necessario riflettere sul valore specifico della dignità femminile all’interno degli istituti penitenziari. Parliamo di donne spesso segnate da storie di marginalità, solitudine, esclusione sociale. Ma parliamo anche – e soprattutto – di donne che, se sostenute, formate e accompagnate, possono riscrivere il proprio futuro e, con esso, contribuire a quello della collettività.”
– Nadia Ragonici, District Manager Manpower Group, che insieme a Rita Annecchini ha dato forma all’idea progettuale proprio davanti a un caffè. Ha ricordato: “È nato tutto da un caffè, come succede con le idee più semplici e più vere. Ma quel gesto si è trasformato in un percorso capace di cambiare vite. Se c’è ascolto, se c’è rispetto, se c’è lavoro, allora c’è davvero una possibilità di rinascita.”
– Monia Scalera, Garante dei Detenuti Regione Abruzzo, che ha evidenziato come la donna detenuta sia una fragilità nella fragilità.
– Rosa Pestilli, Presidente CPO Regione Abruzzo, che in modo concreto e puntuale ha illustrato le azioni già messe in campo per facilitare percorsi di autonomia e dignità, non solo per le donne in uscita dal carcere, ma anche per quelle vittime di violenza.
– Gianguido D’Alberto, Sindaco di Teramo, che ha sottolineato il ruolo insostituibile della comunità nella costruzione di un reinserimento reale e duraturo.
Un progetto che nasce dal reale e genera impatto
Come hanno raccontato Nadia Ragonici e Rita Annecchini, l’idea del progetto è nata di fronte a un caffè, ma si è trasformata in qualcosa di ben più grande: un protocollo operativo che punta a restituire competenze, fiducia, indipendenza economica e dignità alle donne in uscita dal carcere.
Tavola rotonda: l’inclusione che diventa azione
– Antonella Marrollo, Presidente Comitato Imprenditoria Femminile CCIAA CH PE, visibilmente commossa, ha raccontato le difficoltà iniziali, la sua iniziale estraneità al contesto detentivo, le barriere affrontate, e come abbia dovuto toccare con mano una realtà complessa. Ha mediato tra attrezzature e valore umano, riuscendo infine a dare concretezza a questo progetto.
– Lucia Avantaggiato, Direttrice dell’Istituto Penitenziario di Teramo, ha ribadito: “Il reinserimento senza la comunità non può esistere.”
– Rita Annecchini, Nami – Nuova Accademia Moda Italiana, ha spiegato come la moda sia un veicolo di riscatto sociale, capace di offrire opportunità concrete e di reinventarsi attraverso il mestiere. Ha inoltre portato testimonianze di donne effettivamente reinserite.
– Francesca Di Tonno, Coordinatrice Le Imprenditrici Confindustria AMA, ha parlato del valore della rete tra donne e dell’importanza di includere anche la comunità LGBTQIA+.
– Mara Lapi, della Fondazione Human Age Institute ETS by ManpowerGroup, ha illustrato le attività della fondazione e ha sottolineato l’impegno della fondazione verso progetti realizzati proprio sulle detenute. Loro hanno coinvolto le due associazioni Severino ETS e Il Gomitolo Rosa Ente Filantropico.
– Eleonora Di Benedetto, Consigliere Fondazione Severino ETS, ha affermato: “Le donne in carcere scontano una doppia pena: la detenzione e la separazione dalla famiglia.”
– Ivana Appolloni, Direttore Generale de Il Gomitolo Rosa Ente Filantropico, ha raccontato un progetto realizzato presso Rebibbia come esempio concreto di inclusione lavorativa, sottolineando come il lavoro a maglia sia metafora di cura, autonomia e riscatto. Ha evidenziato anche la sinergia con le azioni di Human Age Institute rivolte alle donne ristrette.
Una risposta concreta all’invisibilità
Il progetto Libere di Ricominciare si fonda sull’idea che l’inclusione non sia una parola astratta, ma un gesto concreto. Oggi è stato stilato un protocollo d’intesa che coinvolge istituzioni, imprenditori, educatori e cittadini per offrire alle donne detenute una seconda possibilità reale, basata su formazione, ascolto e lavoro.
Le parole chiave della giornata
Fiducia, professionalità, credito, indipendenza economica, ascolto, ricominciare, inclusione, diversità, sfida, riscatto, reinserimento, dignità, certificazione.
Un ringraziamento condiviso
Grazie a Confindustria Abruzzo, ManpowerGroup, Fondazione Human Age Institute ETS, e a tutte le realtà che hanno creduto in questo progetto. Oggi è stato dimostrato che agire con responsabilità, innovazione e umanità è possibile, e che la pena detentiva, se accompagnata da ascolto e strumenti, può davvero diventare una possibilità di rinascita.

















