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NAPOLI (di Anna Pernice)- La storia di Napoli è indissolubilmente legata alla storia dell’alta sartoria. Nel distretto di Via Chiaia, affacciato sul mare, tra i numerosi palazzi signorili barocchi di indicibile bellezza, un tempo c’erano numerose botteghe sartoriali che hanno contribuito al bello ed al buono di questa città.Il tutto ebbe inizio alla fine del 1400, quando Napoli era la capitale del Regno delle due Sicilie, al culmine dello sfarzo, centro socioeconomico e punto di riferimento della moda non meno di Londra e Parigi.

Fu allora che iniziarono a fiorire piccole industrie di lana e seta proponendo tagli e tessuti ambiti in tutte le corti europee, rendendo Napoli capitale della moda e dando vita alla scuola sartoriale napoletana che si sviluppò principalmente nel corso di quegli anni, spinta dal fatto che molti maestri sarti furono chiamati a lavorare per la corte aragonese.Ed è così che la sartoria napoletana cresceva e si ampliava di pari passo con l’espandersi della città e dei numerosi palazzi signorili e caffè eleganti, fino a raggiungere il suo apice negli anni ’40.Sono tante ancora oggi le famiglie napoletane che di generazione in generazione, continuano a portare avanti l’antica tradizione sartoriale, facendo attenzione alla qualità dei tessuti e le rifiniture dei dettagli.

Tra queste c’è la famiglia Bencivenga, famiglia storica napoletana che, dalla piccola bottega su strada fondata nel 1940 da nonna Giuseppina, sarta della famiglia reale e delle ricche famiglie italiane, che realizzava abiti su misura, ha esportato il made in Naples prima a New York con la prima sfilata nel 1986 e poi sfilate a Parigi, Londra, Las Vegas, Mosca, Leningrado, Helsinki, Praga fino ad arrivare negli Emirati Arabi, a Dubai, dove Oscar e Tiffany Bencivenga, protagonisti delle linee maschili del brand, hanno stretto una collaborazione con il Four Season, e nella capitale britannica, dove nel 2015 è stato inaugurato il primo flagship store interamente dedicato alla collezione Uomo, nel quartiere delle finanza City of London, contribuendo alla diffusione dell’eccellenza napoletana nel mondo.La sartoria Bencivenga, giunta oggi alla terza generazione, guidata dal 2001 dai nipoti di Giuseppina, Oscar e Tiffany, che hanno aggiunto la linea uomo ed accessori alla moda donna e sposa iniziale, sabato 18 marzo ha aperto i suoi archivi storici ed ha voluto portarci in un tour indietro nel tempo alla scoperta della bellezza di Napoli e della sartoria napoletana raccontandoci la storia della sartoria di famiglia, attraverso gli abiti e le location più rappresentative con il “Bencivenga Grand Tour“.

Un tour iniziato dal Caffè Gambrinus, storico caffè napoletano dal ‘700 tempio dell’elite intellettuale napoletana e internazionale e da sempre il Caffè frequentato dai Presidenti della Repubblica italiani in visita a Napoli.Lì, tra caffè, succhi e pasticcini, la famiglia Bencivenga ci ha raccontato la sua storia.La scelta del caffè Gambrinus non è stata casuale – mi ha raccontato nel corso di in un’intervista Tiffany Bencivenga. Volevano portare una storia, la storia di Napoli dove sono nati come brand e persone e creare un filone abbinandola alla storia della loro sartoria, facendo qualcosa di diverso dalla solita sfilata. Hanno così deciso di partire dal Caffè Gambrinus proprio perché rappresenta il cuore di Napoli, centro di tanti incontri che hanno definito le sorti di questa città.Da lì poi abbiamo attraversato Via Chiaia, la strada dei sarti, un tempo ricca di botteghe sartoriali ed oggi una delle vie dello shopping cittadino, ci siamo addentrati nei quartieri spagnoli, cuore pulsante, nonché uno dei luoghi più pittoreschi e caratteristici della città, con i panni stesi da un palazzo all’altro, i bassi e lo sfrecciare dei motorini, fino ad arrivare all’ingresso di Napoli sotterranea.

Non la Napoli sotterranea più conosciuta e turistica in cui si accede da Via Tribunali, ma quella il cui ingresso è da Vico Sant’Anna di Palazzo al civico 52 e che attraversa il quartiere di Chiaia in profondità.Siamo scesi 40 metri sotto terra attraverso un vecchio pozzo. I pozzi erano sempre 1m x 1m, ma questo dal quale si accede a Napoli sotterranea fu allargato a 3m x 3m per ricavare le scale, delle scale anch’esse atipiche e davvero impressionanti ricavate da un blocco unico di tufo. Vederle dall’alto o dal basso crea un effetto ottico davvero impressionante, sembra quasi di essere risucchiati da una spirale.Il tufo è un materiale ottimo per le abitazioni. Ed infatti la maggior parte dei palazzi napoletani sono di tufo, tufo scavato dal sottosuolo partenopeo ricavando quindi cisterne e cunicoli. Napoli sotterranea è nata di pari passo con la Napoli di sopra. Man mano che si scavava per costruire la città sovrastante, nasceva anche la città sommersa.

I primi a scoprire le peculiarità del tufo, ci ha raccontato la bravissima guida che ci ha guidato lungo il Bencivenga Grand Tour, furono i Greci costruendo la prima civiltà sul Monte Echia attuale Pizzofalcone.Con le cavità hanno creato tante piccole cisterne e cunicoli.Questa tecnica greca fu importata dai romani nel 50 d.c. che prendevano l’acqua nell’Avellinese nel Serino e la facevano entrare a Napoli dai Ponti Rossi, raccogliendola nella piscina Mirabilis di Bacoli.Scendendo lungo le cavità, come prima cosa, ci siamo imbattuti nella Cappella Sant’Anna che fu fatta costruire durante la seconda guerra mondiale al posto della chiesa di Sant’Anna di Palazzo sovrastante, bombardata (da cui prende nome il vicolo).Napoli, durante la seconda guerra mondiale, fu bombardata 103 volte a tappeto. Fu la città più bombardata d’Italia, ma gli abitanti si sono salvati grazie ai rifugi sotterranei e quello in cui siamo scesi è stato in quegli anni  un ricovero antiaereo che conteneva 4000 persone.

Proseguendo lungo il tour alla scoperta del sottosuolo partenopeo, attraverso un emozionantissimo percorso lungo cunicoli strettissimi alcuni dei quali larghi poco più di 80cm, tra paura, adrenalina ed emozione, abbiamo attraversato la storia degli ultimi 70 anni di Napoli, abbiamo abbandonato i quartieri spagnoli e siamo arrivati sotto Via Chiaia, la zona delle sartorie e degli stilisti, la cui creatività è evidente ancora oggi lungo le pareti del sottosuolo partenopeo.Ci siamo imbattuti  in alcuni graffiti tra i più belli della città, alcuni realizzati con una precisione indescrivibile. Bozzetti di abiti, ritratti di persone, il disegno di una chitarra, un carro armato e persino lo schema di una partita di calcio, a simboleggiare la creatività dei napoletani anche durante la guerra.

Questo ricovero aveva 5 ingressi e vicino ogni ingresso si trovavano i bagni, ancora oggi visibili.Dopo questo bellissimo excursus storico nella Napoli sotterranea, è iniziato il tour di scoperta nella tradizione sartoriale della famiglia Bencivenga.In una delle cisterne, vicino ad un secondo ingresso del rifugio, tutto era pronto per la prima sfilata di moda realizzata a Napoli sotterranea.Eh già. Negli ultimi anni sono stati organizzati tanti eventi nel sottosuolo partenopeo, esposizioni d’arte, concerti, esibizioni di danza ed anche qualche trunk show abbinato all’arte, ma quasi tutti nel Tunnel Borbonico. Mai nessuno prima della famiglia Bencivenga aveva pensato ad una sfilata di moda in una delle cisterne di Napoli sotterranea.In una location così suggestiva e ricca di storia, nella penombra delle pareti abbellite dai graffiti della seconda guerra mondiale, si sono alternate cinque modelle con indosso cinque creazioni che hanno fatto la storia dell’arte sartoriale della famiglia Bencivenga.

Ogni abito rappresentativo di un decennio, per portarci ancora una volta indietro nel tempo nelle bellezze della moda partenopea e dell’eccellenza made in Naples. Abiti storici ma allo stesso tempo così attuali. Dettagli preziosi, tessuti ricercati si sono alternati in un susseguirsi di emozioni in un viaggio nel tempo senza pari. Tiffany Bencivenga ha descritto man mano i modelli e ciò che rappresentavano.La sfilata si è conclusa con un grande applauso e la presentazione di tutta la famiglia Bencivenga.Dopo di che, siamo risaliti in superficie da un secondo ingresso e ci siamo ritrovati all’interno del cortile di un bellissimo palazzo signorile di Via Chiaia.Abbiamo quindi respirato l’aria della via commerciale di sabato pomeriggio, nel pieno dello shopping cittadino. Siamo tornati al Caffè Gambrinus e, tra babbà, sfogliatelle e l’inimitabile caffè napoletano, la famiglia Bencivenga si è prestata a domande ed interviste.

Dopo essermi complimentata con loro per il bellissimo viaggio indietro nel tempo nella storia e tradizione culturali, sartoriale e culinaria napoletana, ho chiesto quali fossero i loro progetti  futuri.Tiffany Bencivenga e sua madre mi hanno risposto che vogliono puntare molto sulla comunicazione attraverso un ampliamento della parte marketing e che il prossimo step sarà l’apertura di un negozio su Milano per un’estensione nel Nord Italia e poi avere una presenza più fissa negli Emirati Arabi dove lavorano già da due anni con la moda uomo, esportando anche la moda donna perchè negli Emirati Arabi loro non vendono solo il loro prodotto moda, ma la storia della famiglia e della sartoria napoletana, il made in Italy così tanto apprezzato all’estero e che ultimamente abbiamo ricominciato a rivalutare anche in Italia.Del resto, il cliente tipo di Bencivenga, anche a Napoli, è un cliente che ha una grande personalità ben definita che non vuole sentirsi uno dei tanti, che vuole differenziarsi dalla massa e vuole farsi notare, qualcuno che vuole cercare qualcosa di diverso e che capisce che il capo fatto e progettato in Italia ha ancora un valore e non è un capo che poi finisce nell’armadio, ma che è sempre attuale.

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