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NAPOLI – Tradizione Teatro, in collaborazione con l’Assessorato ai Giovani, Creatività e Innovazione e il Consorzio Chiaja, con il patrocinio del Comune di Napoli, dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, del Conservatorio di Musica San Pietro a Majella e del Premio letterario Goliarda Sapienza Racconti dal Carcere in seno alla manifestazione “Arte-Fiera” in programma dal 20 al 23 aprile, presenta: Il Circo degli Incornati. Ovvero: come a causa di una cattiva gestione politica una tragedia diventò commedia. Scritto e diretto da Davide Sacco tratto da Antonio Petito. Con Ilaria Ceci, Piero Grant, Matteo Mauriello, Francesco Russo, Eva Sabelli e con circensi in scena.

Musiche di Sacco, Viviani, Cantalamessa eseguite dal vivo da Sossio Arciprete, Francesco Del Gaudio, Raimondo Esposito. Scene di Luigi Sacco e costumi di Francesca Romana Scudiero. In scena al Teatro Sannazaro dal 21 al 23 aprile. Lo spettacolo, scritto e diretto da Davide Sacco, è ispirato alla farsa di Antonio Petito “Commedia a vapore”, più nota come “Francesca da Rimini”. In questa versione, però, la vicenda viene ambientata in un circo di periferia destinato a chiudere i battenti. La crisi, entrata con prepotenza nel tendone del circo, impone a giocolieri, danzatrici aeree, trampolieri e circensi tutti di adeguarsi alle circostanze e giungere a un compromesso col partito al potere: se la compagnia degli Incornati metterà in scena la “Francesca da Rimini”, grande tragedia di Silvio Pellico, le verranno garantite le sovvenzioni che le permetteranno di sopravvivere.Già dal suo ingresso in platea, lo spettatore si ritrova a stretto contatto con circensi e attori già all’opera tra una poltroncina e l’altra, venendo immediatamente lanciato nel mondo colorato e nostalgico del circo. Non tutto, però, va come deve andare e nonostante l’impegno degli artisti, la “Francesca da Rimini” reinterpretata si trasforma in una sequenza di esilaranti gaffe e fraintendimenti. A coinvolgere lo spettatore, oltre ad attori e circensi ci sono i musicisti che con chitarre, trombe, tamburi e tamburelli lo accompagnano di scena in scena attraverso le canzoni originali scritte da Sacco, Cantalamessa e Viviani.Alla messa in atto della Francesca da Rimini si alternano le storie dei tre circensi, tre fragilità di esseri umani ognuno col proprio passato e con i propri rifiuti, che hanno trovato nel circo, parafrasi dell’arte, la loro normalità. Lo spettacolo, attraverso toni leggeri e surreali, vuole raccontare una generazione di artisti che non trova nella Politica e nelle Istituzioni il sostegno adeguato per crescere e sopravvivere nel proprio Paese ed è costretta a partire per poter esprimere la propria arte. Come sottolineano le parole dell’assistente dell’assessore proprio al termine dello spettacolo: “Quando la bestia diventa il domatore, quella è la crisi”. Il lavoro di Davide Sacco, è inserito nel contesto della kermesse Arte Fiera, la stessa, rappresenterà un’invasione di teatro, musica, pittura, cinema, scultura, arte in genere che, nel susseguirsi di quattro giornate, cercherà di creare una cittadinanza culturale attiva; un percorso per ricordare, ove ce ne fosse bisogno, la forza comunicativa che ha la città di Napoli, la potenza del cambiamento sociale tramite il rilancio dei beni culturali. Tutto questo partendo dalle giovani generazioni di operatori, i quali, ognuno nel proprio settore, parleranno di arte e politica tramite i propri linguaggi. L’obiettivo è realizzare una grande festa dell’arte lunga quattro giorni, che abbracci i luoghi della storia ma che scenda anche per strada tra la gente, in quel salotto a cielo aperto che è Chiaja, per discutere insieme agli artisti, ai commercianti, agli operatori culturali su cosa sia la politica dell’arte. Arte Fiera, come nelle grandi fiere europee dove si mette in mostra il proprio prodotto tipico, metterà in primo piano la cultura territoriale, quella che – parafrasando Dostojevski – potremmo definire la bellezza che salverà il mondo, con l’obiettivo non solo di restituire alla città un importante momento di confronto, ma anche di creare nuove rotte turistiche. Importante sarà anche il rapporto con le scuole, attraverso il concorso “Un manifesto per Napoli”, come inizio di un percorso di educazione alla bellezza e alla civiltà. Gli studenti verranno chiamati a realizzare un manifesto provocatorio su come vorrebbero la città di Napoli, confrontandosi tra loro e con il corpo docenti dopo un incontro con i responsabili di Tradizione Teatro sul valore della cultura e sul senso di cittadinanza attiva; l’opera vincitrice verrà affissa per le strade nelle settimane successive.

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