NAPOLI (Di Anna Calì) – Lo scorso fine settimana la città partenopea ha registrato un successo importante: si è conclusa domenica 9 novembre la 14ª edizione di Napoli Creattiva, il salone internazionale dedicato alle arti manuali che si è tenuto nei padiglioni 5 e 6 della Mostra d’Oltremare.
Con oltre 22 mila visitatori registrati, l’evento non solo ha superato le cifre dello scorso anno, ma ha rilanciato con forza il valore sociale, culturale ed economico delle arti manuali.
In un’epoca in cui il digitale domina gran parte delle nostre vite, manifestazioni come Napoli Creattiva ci ricordano che la forza del “fatto a mano” resiste e non solo: prospera. I tre giorni della fiera hanno ospitato oltre 90 espositori provenienti da 12 regioni italiane e da tre paesi esteri (Polonia, Spagna, Ecuador) in uno spazio espositivo di 6 000 m².
Materiali, strumenti, tecniche e dimostrazioni dal vivo: dalla bigiotteria al découpage, dalla ceramica al patchwork, dal ricamo alla maglieria, passando per tessuti, vetro, saponi e stencil.
La manualità, in questo contesto, si presenta non solo come hobby, ma come linguaggio formativo, professionale, culturale.
A rendere ancora più coinvolgente l’esperienza, i corsi e i laboratori pratici: spazi dedicati a chi voleva imparare subito una nuova tecnica, gli artigiani diventavano maestri, gli spettatori allievi, e il sapere si trasmetteva in tempo reale, in un clima di condivisione e curiosità.
Per Napoli, Creattiva non è una semplice fiera, ma un evento che genera valore reale: economico, culturale e sociale.
Sul piano economico, la manifestazione rappresenta una vetrina privilegiata per decine di microimprese artigiane e familiari, spesso invisibili nei grandi circuiti commerciali.
Il movimento di visitatori da altre regioni e Paesi si traduce anche in ricadute concrete per la città: alberghi pieni, ristoranti e attività commerciali in fermento, e un indotto che abbraccia tutto il quartiere della Mostra d’Oltremare.
Sul fronte formativo, l’iniziativa “Speciale Docenti” ha offerto l’ingresso gratuito agli insegnanti, incentivando l’uso delle arti manuali come strumenti didattici. Un modo per riportare nelle scuole la cultura del “fare” e dell’apprendimento esperienziale.
Infine, l’impatto sulla vita cittadina è stato evidente: Creattiva ha richiamato migliaia di persone, accendendo i riflettori su una Napoli capace di coniugare tradizione, innovazione e socialità. Un evento che racconta una città viva, dove la manualità diventa linguaggio di identità e riscatto.
Le arti manuali non sono solo estetica: sono memoria, cultura e visione. Napoli lo sa bene, perché nel suo DNA ci sono secoli di maestria artigiana: dal ricamo alla ceramica, dal corallo ai presepi.
In questa edizione di Creattiva, il passato e il presente si sono intrecciati tra banchi di stoffe colorate, fili, resine e pennelli, ma anche nuove tecnologie e materiali sostenibili.
E se l’artigianato visivo e decorativo ha avuto grande spazio, molti visitatori hanno notato che poco spazio è stato riservato all’arte manuale della cucina, una delle espressioni più autentiche e creative del territorio campano. Forse, per le prossime edizioni, sarebbe interessante ampliare questo aspetto, includendo laboratori di pasticceria artistica, decorazione alimentare, o piccole produzioni tradizionali. La cucina, dopotutto, è una delle più antiche e amate forme d’arte manuale.
Chi ha attraversato i padiglioni della fiera parla di un’energia contagiosa. Creattiva è stata, per tre giorni, una piccola comunità temporanea del fare, dove la creatività non era esposta, ma vissuta.
Il successo dell’edizione 2025 dimostra che Napoli è pronta a diventare una capitale dell’artigianato creativo, ma il cammino deve continuare.
Se, come recita il nome, “Creattiva” è la fusione tra creatività e attività, allora Napoli ha trovato la sua formula perfetta: un modo per valorizzare le mani, il cuore e l’ingegno che da sempre la contraddistinguono.

















