CASTELLAMARE DI STABIA – “In genere siamo abituati a scrivere articoli sulle bellezze storico e archeologiche del territorio stabiese al fine di valorizzarle, ma oggi ci occupiamo di un tema molto più importante, dell’acqua, un bene prezioso e una risorsa fondamentale per la vita di ogni essere vivente. Dopo il fallimento delle Terme di Stabia ci sono stati vari tentativi di riapertura dei due stabilimenti termali non andati a buon fine. E’ giunto il momento di portare all’attenzione mondiale le qualità delle acque termali di Castellammare di Stabia, le quali rappresentano da sempre una risorsa per la comunità stabiese e sono un patrimonio dell’Umanità da preservare.

Una questione difficile da risolvere a livello locale, è quindi necessario un intervento da parte dello Stato per salvaguardare un bene conosciuto sin dall’antichità”. Lo ha affermato Massimo Santaniello, Presidente di Archeoclub D’Italia sede di Castellammare di Stabia.

E Archeoclub d’Italia rivolge un appello forte: “Le terme di Castellammare hanno una grande storia. Non possono morire!!”.

“Le acque termali di Stabia hanno da sempre il pregio di essere conosciute, cosi come Plinio il Vecchio le definiva, acque dalle proprietà miracolose. Egli, nella sua monumentale “Naturalis Historia”, accennava ad un’acqua fredda detta allora dimidia, efficace nella cura dei disturbi epatici e renali. Nel 1828, al fine di poter meglio utilizzare le 28 sorgenti del bacino idrominerale stabiese, il Re delle Due Sicilie, Francesco I fece costruire uno stabilimento termale, cui fece seguito un ampliamento della struttura per offrire maggiori servizi alla già numerosa utenza dell’epoca. Nel 1833 viene inaugurato lo stabilimento delle Antiche Terme Stabiane cui successivamente, nel 1964, segue la costruzione di un secondo grande stabilimento termale sulla collina del Solaro – ha proseguito Santaniello – chiamato appunto “Nuove Terme Stabiane”. La natura, essendo stata prodiga nei confronti del nostro territorio, ha determinato uno sviluppo della città incentrato sul termalismo. Non a caso Castellammare di Stabia, con le sue ventotto differenti sorgenti di acque termali, è stata sempre rinomata come città delle acque, tanto da ottenere nel 1921, al XIII Congresso d’Idrologia Climatologia e Terapia Fisica, l’appellativo di metropoli delle acque, dei climi e del mare. I benefici delle sorgenti termali sono molteplici, poiché delle 28 fonti ben diciotto sono presenti all’interno dello stabilimento delle Antiche Terme Stabiane. Esse sono suddivise in tre tipologie: acque solforose, acque bicarbonato calciche e medio minerali. Stitichezza, obesità, diabete, ipertensione arteriosa, malattie del ricambio, infiammazioni croniche delle vie biliari, dispepsia ipocloridica con ipotonia ed atonia gastrica, dislipidemia, epatopatie, anemie primarie e secondarie, rachitismo, linfatismo, nevriti e nevralgie, astenie muscolari e ipertiroidismo sono solo alcune delle molteplici patologie nelle quali l’utilizzo dell’acqua delle sorgenti apporta dei benefici”.

E numerose sono le proprietà delle acque termali di Castellammare di Stabia.

“Ne descriviamo di seguito alcune proprietà: ACQUA ACIDULA – Bicarbonato calcica ipotonica lievemente acidula. Azione digestiva, antinfiammatoria, diuretica. Indicata in tutte le forme legate a cattiva digestione, nelle gastriti iposecretive, nel diabete e nelle varie forme di renella. ACQUA MURAGLIONE – Clorurato sodica ipertonica. Azione purgativa; usata nella stitichezza ostinata, nella ossaluria, nella uricemia, nel diabete mellito e nella gotta. ACQUA FERRATA – Bicarbonato carbo – gassosa contenente sali di ferro. Indicata nelle anemie primarie e secondarie e nelle convalescenze; nelle malattie debilitanti, nelle astenie muscolari e nervose; nei processi da cattiva digestione anche accompagnati da irritazione della mucosa gastrica; nei disturbi della sfera genitale femminile, nello stentato sviluppo nell’epoca della pubertà, nel linfatismo e nel rachitismo. ACQUA POZZILLO – Medio minerale ipotonica clorurato sodica. Azione diuretica, lassativa, disintossicante, antidispeptica. ACQUA SAN VINCENZO – Clorurato sodica ipotonica.Azione blandamente lassativa, diuretica, antinfiammatoria. Indicata in tutti i processi cronici catarrali dell’intestino, dispepsie intestinali fermentative o non, coliti croniche, congestione emorroidaria. ACQUA DELLA MADONNA – Bicarbonato calcica ipotonica alcalina. Azione diuretica e dissolvente per i calcoli renali. Indicata nelle forme ascendenti delle vie urinarie, nella gotta, nella renella. ACQUA SOLFUREA – Ricca di idrogeno solforato. Purgativa con azione antifermentativa intestinale. E’ indicata nella stitichezza cronica, nelle malattie allergiche, in molte malattie della pelle (eczema cronico, psoriasi e prurito), obesità e diabete. ACQUA MAGNESIACA –Clorurato sodica ipotonica. Indicata nelle coliti spastiche, specie se di origine nervosa, nelle discinesie del grosso intestino (colon irritabile) e della cistifellea, nelle gastriti catarrali croniche e nelle gastroduodeniti croniche. ACQUA SOLFUREA FERRATA – Bicarbonato carbo – gassosa contenente sali di ferro ed idrogeno solforato.Azione purgativa, ricostituente ed attivante il ricambio; indicata nella stitichezza abituale, nella gotta cronica e nella iperuricemia. ACQUA MEDIA – Clorurato sodica ipotonica. Azione lassativa, diuretica e purificatrice su tutte le ghiandole e mucose dell’apparato digerente: specie sul fegato svolge un’azione disintossicante di lavaggio dell’organismo e antinfiammatoria sui dotti biliari provocando secrezione biliare e correggendo quindi la stitichezza. E’ indicata nei processi morbosi cronici delle colecisti con o senza calcoli; nei soggetti operati di colecisti, di appendice e sull’intestino. E’ buona regola farla precedere da qualche bicchiere di Stabia calda.

ACQUA SOLFUREA CARBONICA – Bicarbonato carbogassosa ricca di acido carbonico. Purgativa con azione antifermentativa intestinale; indicata nella stitichezza cronica in soggetti con ipertensione arteriosa: trova impiego nella ipercolesterolomia e nel diabete. ACQUA STABIA – Clorurato sodica ipertonica. Azione lassativa, da usarsi nella stitichezza abituale, nelle enterocoliti croniche non diarroiche, nella congestione emorroidaria, nella obesità e nella piccola insufficienza epatica”.

Ed ecco cosa scrisse Plinio il Vercchio:

““Item in Stabiano quae Dimidia vocatur calculis medetur”

Con l’acqua che nel territorio stabiano chiamano Dimidia si curano i calcoli. Lo scrisse Plinio il Vecchio in Naturalis Historia 31, 2, 9

Castellammare di Stabia, è collocata ai piedi del Monte Faito, in poche centinaia di metri quadrati a ridosso del porto, convergono le acque filtrate dalle rocce calcaree. L’acqua dolce scende sotto il livello del mare – ha concluso Santaniello – ed entra in contatto con le acque marine. Il bacino idrominerale stabiese è originato da una particolare conformazione geologica, che probabilmente rappresenta un unicum a livello mondiale, da ciò deriva la grande varietà delle sorgenti di acque minerali poste a pochi metri di distanza l’una dall’altra.

Lanciamo un appello al Parlamento Italiano poiché siamo abituati ormai da tempo al lento declino dei beni pubblici stabiesi e all’ancora più lenta opera di recupero, in genere una o due generazioni, chiediamo che lo Stato intervenga per poter affiancare l’Ente locale in un progetto di riqualificazione e gestione degli stabilimenti termali che porti nel minor tempo possibile alla riapertura al pubblico”.

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