NAPOLI – “Scoperto ad Orsano, frazione del Comune di Lettere nel cuore del Parco dei Monti Lattari, un tratto di antico acquedotto incassato nella roccia. Dunque siamo dinanzi ad un’opera imponente, dispendiosa dal punto di vista delle risorse umane ed economiche. E’ un acquedotto antico. Una grande opera di ingegneria, scavata nella roccia per almeno 80 – 90 centimetri, seguendo le curve di livello della montagna. Ma c’è anche un’altra scoperta: di recente hanno pulito il sottobosco ed è emerso un tratto di quattro arcate ad un livello inferiore allo speco visibile lungo il sentiero. I tratti trovati saranno di origine romane, medievali o borboniche? A monte le due parti di acquedotto si uniscono e noi abbiamo trovato anche il pozzetto di ispezione.

Il parco dei Monti Lattari è una risorsa incredibile sia per il turismo e sia per le comunità locali, per l’agricoltura, per l’allevamento. Non è difficile trovare mucche e capre lungo i cammini e c’è una sorgente, ma soprattutto tanta storia”. Lo ha affermato Massimo Santaniello, Presidente dell’Archeoclub D’Italia sede di Castellammare di Stabia.

Ed è da tempo che Archeoclub D’Italia sede di Castellammare di Stabia è sulle tracce degli antichi Acquedotti.

“A fine 2021, siamo riusciti a risalire alle antiche vie dell’acqua, grazie alla scoperta dei percorsi dei tre principali acquedotti che alimentavano l’Ager Stabianus.

Dopo mesi di esplorazione dei Monti Lattari, da Castellammare di Stabia a Lettere, passando per Pimonte e Agerola, abbiamo ricostruito il tracciato degli antichi acquedotti che percorrono le valli dei Monti Lattari.

Sono ben tre acquedotti: l’acquedotto più importante per portata e lunghezza è senza dubbio quello che ha origine dalla sorgente Acquafredda, posta a confine tra Agerola (NA) e Scala (SA), che giunge fino alla zona collinare di Quisisana a Castellammare di Stabia (NA). Abbiamo rinvenuto il castellum aquae, un tratto di acquedotto che corre nello speco sotterraneo – ha continuato Santaniello – ricoperto da una volta in pietrame. Il tratto sotterraneo collega la sorgente di San Giuliano con la sorgente Acquafredda e termina la sua corsa nel vallone Pantanello dove scorre un’altra sorgente. Giunti all’intersezione tra il canale sotterraneo e il vallone Pantanello abbiamo potuto constatare l’ingegno dei romani. I trattati di Vitruvio e di Giulio Frontino sugli acquedotti rappresentano le linee guida usate nell’antichità, molto simili alle moderne norme tecniche per le costruzioni. Ma a volte capita di dover derogare perché lo schema classico non è attuabile, in questo caso entra in gioco la sapienza e la conoscenza del genio umano. Infatti, i Romani dovettero affrontare un grande problema, superare un dislivello di circa 800 m per arrivare alla collina di Quisisana, tanta è la quota altimetrica dalle sorgenti di Agerola/Scala e i boschi della collina di Quisisana”.

Dunque una rete di ben tre acquedotti.

“Un secondo acquedotto di portata e lunghezza leggermente inferiore al primo ha origine dalla Valle dell’Imbuto nella frazione di Caprile a Gragnano (NA), percorre un tratto di alcuni Km lungo un sentiero panoramico, attraverso delle arcate raggiunge l’attuale centro abitato fino a Piazza San Leone, poi le tracce si perdono a causa della eccessiva urbanizzazione e trasformazione del territorio, ma come per Quisisana, potrebbe essere stato convogliato nel vicino vallone – ha proseguito Massimo Santaniello, Presidente di Archeoclub d’Italia sede di Castellammare di Stabia – e giungere alla collina di Varano, dove sorgeva l’abitato principale di Stabiae. Alcuni resti sono stati ritrovati nella zona orientale di Castellammare di Stabia in Traversa Savorito.

“Un terzo acquedotto, il più piccolo per portata, ma a tratti molto suggestivo, parte dalla sorgente della frazione di Orsano a Lettere (NA) e giunge fino all’attuale centro abitato nei pressi di Piazza Roma – ha concluso ancora Santaniello – poi si perdono le tracce. Lungo il percorso abbiamo rintracciato una cisterna di forma circolare leggermente schiacciata al centro quasi a formare un ovale. Il tratto di acquedotto ha origine dalla sorgente ove è stato rinvenuto il caput aquae, attraversa un ponte canale a tre arcate (di cui sono ben visibili i resti) e giunge fino ad un castellum deviorum, dove viene raccolta un’altra piccola diramazione che corre lungo la parete rocciosa con un percorso semicircolare. Lungo il sentiero che conduce a valle si notano i resti di un pozzetto di sfiato. L’acquedotto continua sotto la strada moderna per circa 1 km e giunge alla cisterna posta sotto il belvedere di via Canali, utilizzata come serbatoio dell’acquedotto municipale fino all’avvento della G.O.R.I. Spa che ha realizzato un nuovo bottino di presa a qualche decina di metri di distanza”.

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