CASALNUOVO (di Chiara Esposito) – Quattro chiacchiere, una telecamera accesa e la voglia di stare insieme: questo è tutto ciò che è servito a Simone, un giovane ragazzo di ventiquattro anni, per dare vita al suo progetto “Simonetalks”, un programma che va in onda ogni sera alle 22:30 su Twitch, una piattaforma di livestreaming di proprietà di Amazon.com.

In un momento critico come questo in cui i contatti con il mondo esterno sono limitati, Simone ha deciso di connettere se stesso e gli altri a modo proprio, attraverso un programma che è aperto a tutti e destinato a tutti.
Il format semplice e la qualità dei contenuti sono la formula perfetta per questa novità del web. Chiunque può collegarsi alla piattaforma gratuita per ascoltare le idee di un ragazzo comune che si confronta con altri, e che permette a tutti coloro che seguono la diretta di fare lo stesso, esprimendo la propria opinione in merito agli argomenti proposti e non solo, creando quindi una sorta di vero e proprio simposio culturale virtuale.
A spiegarci meglio il senso del suo programma è lo stesso Simone.

Che cos’è Simonetalks?
È un modo per stare insieme, per condividere del tempo e fare anche qualcosa di utile. È anche il sogno di creare una comunità, persone che stanno insieme, si divertono, si informano, si parlano. La mia idea è creare sei giorni di intrattenimento senza essere pesante, creare uno spettacolo equilibrato nella sua miscela. E il mio intento è anche quello di dare voce ad alcune problematiche importanti come ad esempio disturbo dell’apprendimento, disturbi alimentari, bullismo, femminismo, per sensibilizzare e combattere la disinformazione, come già accaduto in qualche live.
Come nasce l’idea?
In realtà pensavo da un anno a questa idea, ma non l’avevo mai fatto per paura…non ho una community da qualche altra parte, di solito chi fa Twitch è seguito già da persone che magari aveva attratto su youtube, per cui mi spaventava l’idea di non avere spettatori. Un mese fa circa poi pensai d’improvviso di andare in live e istintivamente lo feci, senza aver organizzato nulla. Si collegarono delle persone e cominciammo a parlare, ci ho provato i giorni seguenti ed è andata bene così ho continuato.
Quanto ha influito il periodo che stiamo vivendo sul progetto?
Credo che questo periodo abbia influito positivamente, perché dà anche più tempo a me per farlo. Sicuramente anche le persone hanno più tempo per seguire le live anche se tendenzialmente a me piace l’idea che non lo facciano per passare il tempo ma perché vogliono partecipare a uno spettacolo unico a prescindere. Può darsi che la gente si affezioni all’idea di stare su Twitch e continui anche dopo come può darsi anche di no.
Oggi tutti fanno dirette su Instagram, quali pensi siano le differenze tra le due piattaforme?
La differenza è in termini di percezione. Se io faccio video su Youtube, o su Instagram, o su Twitch, in tutti i casi sto parlando ma è una cosa diversa. La piattaforma Twitch è proprio pensata per fare questo, con tutti gli strumenti che ti mette a disposizione che non ci sono altrove. È la percezione del mezzo che cambia e che cambia quindi anche la tua modalità d’uso e il fine. L’importante è scegliere in base a quello che senti.
Durante le tue dirette ciò che non manca mai è il dialogo. Credi che le persone siano attratte più dall’argomento in sé o dal fatto che possono dire la propria su di esso?
Ora come ora ho molta difficoltà a dire a cosa le persone sono attratte. Credo ci sia una fascia di persone che seguono la live la sera solo quando c’è il contenuto che le interessa, altre che invece hanno piacere a stare con me a prescindere dall’argomento che io tratti, ed è questo poi che ti garantisce la continuità. Il fatto che le persone vengano per dire la propria mi piacerebbe tantissimo ma non sono sicuro avvenga ancora, non credo ancora di aver costruito questa cosa.
Le tue live sono molto libere, sia nei topic che nella durata. Il tuo è un format davvero così free oppure ci sono delle regole che segui e da seguire?
Sì, ad esempio la prima volta che qualcuno scrive in chat , compare un messaggio con scritto “no insulti, no bestemmie, no sessimo”, c’è quindi un codice di condotta di rispetto reciproco, soprattutto con gli ospiti…capitò ad esempio che intervistai un sacerdote e qualcuno entrò in chat ad insultarlo, in quel caso subito lo bannai, perché l’ospite deve essere sempre a suo agio. Per quanto mi riguarda invece una regola che seguo è quella di mantenere alti il tempo e i ritmi.
La tua iniziativa nasce in un periodo davvero critico. Quali pensi siano i meriti e i demeriti del web in questa situazione?
Difficile trovare un demerito. Vivere un periodo del genere senza web sarebbe stato ancor più devastante e insopportabile…ci permette di vivere la realtà che c’è fuori stando a casa, è una valvola di sfogo, di intrattenimento, ci permette di informarci, di studiare. Certo è che a livello di informazione alcuni siti di giornali online come TPI, Open, Enrico Mentana, hanno creato molto allarmismo, bisognerebbe quindi educare anche a saper usare internet con spirito critico, a confrontare le fonti.
Come vedi il futuro di Simonetalks?
Con paura, perché ci tengo. Non posso fare diversamente perché altrimenti cadrei nella presunzione. Spero solo di riuscire a renderlo migliore e sempre più fruibile, inclusivo e aperto con tante persone che parlano e si divertono tra di loro. Credo che nessuno debba dare per scontato la bellezza di stare insieme.

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