UCID e UNIAPAC al Meeting di Rimini 2026

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«L’amor che move il sole e l’altre stelle». Non poteva esserci titolo più alto e, al tempo stesso, più attuale per il Meeting di Rimini 2026.

L’ultimo verso del Paradiso di Dante diventa quest’anno una domanda rivolta al nostro tempo: che cosa muove davvero l’uomo, l’economia, l’impresa e il progresso?

Viviamo una stagione segnata da guerre, crisi energetiche, nuove povertà, profonde trasformazioni del lavoro e da una rivoluzione tecnologica che, attraverso l’intelligenza artificiale, sta modificando con una velocità mai conosciuta il nostro modo di produrre, comunicare, decidere e perfino pensare.

In questo scenario, la presenza di Papa Leone XIV al Meeting di Rimini assume un significato storico e profetico. Il Santo Padre visiterà i padiglioni del Meeting il prossimo 22 agosto, incontrando quella straordinaria comunità di giovani, famiglie, volontari, istituzioni e realtà associative che ogni anno anima Rimini. Una presenza che richiama la Chiesa e il mondo laico alla responsabilità di costruire, qui e ora, una società nella quale il progresso rimanga al servizio della persona.

È il grande messaggio della prima Enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas: custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Non avere paura dell’innovazione, ma governarla. Non arrestare il progresso, ma orientarlo. Non consegnare l’uomo agli algoritmi, ma riaffermare il primato irriducibile della sua dignità, della sua libertà e della sua responsabilità.

Per noi dell’UCID – Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, questa indicazione rappresenta una vera chiamata all’azione.

L’imprenditore cristiano non può essere semplice spettatore delle trasformazioni del nostro tempo. È chiamato a essere protagonista di una economia capace di creare lavoro, innovazione e sviluppo, senza perdere mai di vista il bene comune. Il profitto è necessario alla vita dell’impresa, ma non può essere il suo unico orizzonte. Dietro ogni bilancio ci sono persone, famiglie, territori e comunità.

Al Meeting di Rimini, insieme a UNIAPAC, la grande rete internazionale degli imprenditori e dirigenti cristiani, vogliamo portare proprio questa testimonianza: esiste un modo cristiano di vivere la responsabilità economica e d’impresa.

In un’economia sempre più globale, la Dottrina Sociale della Chiesa non è una teoria del passato. È, al contrario, uno degli strumenti più moderni per affrontare le contraddizioni del presente: la dignità del lavoro, la sostenibilità, l’energia, l’intelligenza artificiale, la distribuzione della ricchezza, la responsabilità sociale dell’impresa e la pace.

Da Leone XIII e dalla Rerum Novarum fino alla Magnifica Humanitas di Leone XIV corre un filo straordinariamente vivo: quando il mondo cambia, la persona deve restare al centro.

È questa la sfida che riguarda direttamente noi imprenditori.

Dobbiamo avere il coraggio di investire, innovare e rischiare. Ma dobbiamo anche domandarci quale società stiamo contribuendo a costruire. L’intelligenza artificiale può liberare l’uomo da lavori gravosi oppure creare nuove forme di esclusione. La transizione energetica può diventare occasione di sviluppo e di autonomia oppure terreno di nuove diseguaglianze. La finanza può sostenere l’economia reale oppure allontanarsi definitivamente dai bisogni delle comunità.

La differenza la faranno le scelte degli uomini.

Per questo il verso di Dante scelto dal Meeting diventa quasi un programma per l’impresa cristiana: l’Amore non è un sentimento astratto, ma una forza capace di muovere la storia.

Muove l’uomo quando crea. Muove l’imprenditore quando assume una responsabilità. Muove una comunità quando non lascia indietro nessuno. Muove l’economia quando il capitale torna a essere strumento e la persona rimane il fine.

La presenza di Papa Leone XIV a Rimini ci richiama a questa responsabilità.

UCID e UNIAPAC vogliono esserci, insieme, con la forza di una rete nazionale e internazionale di donne e uomini d’impresa che credono ancora nella possibilità di un’economia al servizio dell’uomo e di un’impresa capace di essere strumento di bene comune.

Perché anche nell’epoca degli algoritmi, delle macchine intelligenti e delle grandi trasformazioni globali, resta una verità antica e sempre nuova: il mondo non sarà salvato dalla tecnologia da sola.

Avrà sempre bisogno dell’uomo.

E soprattutto avrà bisogno di quell’«Amor che move il sole e l’altre stelle».

Nino Apreda
UCID – Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti Napoli Pozzuoli Ischia

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