All’Audiologia della Federico II arrivano i supereroi per Pasqua (VIDEO)

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NAPOLI (Di Anna Calì) –  Si è svolta nella mattinata di giovedì 2 aprile, alle ore 10.30, presso il reparto di Audiologia 13 del Policlinico Federico II di Napoli, sotto la guida della professoressa Anna Rita Fetoni Direttore UOC Audiologia e Vestibologia ,un’iniziativa che ha trasformato il volto del reparto.

Per qualche ora, l’ospedale ha smesso di essere solo luogo di cura, diventando così uno spazio vivo, attraversato da affetto, vicinanza e da una concreta dimostrazione di solidarietà.

L’iniziativa, promossa dall’Associazione FATA – Famiglie Associate per la Tutela dell’Ascolto – insieme all’Associazione Casper “supereroi in corsia”, ha portato ai piccoli pazienti un momento di festa: distribuzione di uova di cioccolato, sorrisi e un pizzico di fantasia.

Maschere, colori e piccoli gesti che diventano grandi quando si è costretti a vivere tra pareti ospedaliere.

Chi frequenta un reparto pediatrico lo sa bene: la vita in ospedale è fatta di routine serrate, controlli e attese.

Ma è anche fatta di relazioni, di sguardi complici tra genitori, di mani che si stringono nei momenti difficili.

In questo contesto, iniziative come quella della FATA assumono un valore che va oltre la semplice beneficenza.

Portare la leggerezza in corsia significa restituire ai bambini un pezzo della loro quotidianità: il gioco, la sorpresa e la festa. Significa ricordare loro e ai loro genitori che, anche nei momenti più complessi, esiste uno spazio per la gioia.

Non è un caso che siano proprio i “supereroi” a entrare in scena: simboli universali di forza e protezione, diventano compagni di avventura per chi sta affrontando una battaglia molto reale.

Dietro ogni evento come questo c’è una rete silenziosa ma fondamentale: volontari, associazioni e personale sanitario.

Un sistema che funziona quando si muove insieme, mettendo al centro la persona, e non solo la malattia.

La presenza della FATA in un reparto di Audiologia non è casuale: l’associazione lavora da anni al fianco delle famiglie, promuovendo la tutela dell’ascolto e sostenendo chi affronta percorsi complessi legati alla salute uditiva, spesso fin dalla nascita.

Tra le principali cause di problemi uditivi nei bambini, un ruolo importante è giocato dal citomegalovirus (CMV), un’infezione ancora poco conosciuta ma estremamente diffusa.

Il CMV appartiene alla famiglia degli herpesvirus e, nella maggior parte degli adulti sani, decorre senza sintomi evidenti. Tuttavia, se contratto durante la gravidanza, può trasmettersi al feto e causare conseguenze anche significative.

Tra queste, una delle più rilevanti è proprio la perdita dell’udito, che può manifestarsi alla nascita oppure svilupparsi nei primi anni di vita. Si tratta, infatti, della prima causa non genetica di sordità infantile.

Dal punto di vista clinico, la sfida principale è rappresentata dalla diagnosi precoce.

Molti bambini affetti da infezione congenita da CMV appaiono sani alla nascita, rendendo fondamentale l’attività di screening e monitoraggio nel tempo.

Negli ultimi anni, la ricerca ha fatto passi avanti importanti, sia sul fronte della diagnosi che delle possibili terapie antivirali nei casi più gravi.

Tuttavia, la prevenzione resta un elemento chiave: semplici norme igieniche durante la gravidanza, come lavarsi frequentemente le mani ed evitare il contatto con secrezioni di bambini piccoli, possono ridurre significativamente il rischio di infezione.

Ed è proprio qui che si intrecciano i due livelli: quello scientifico e quello umano.

Da un lato, la medicina che studia, monitora e cura; dall’altro, la comunità che sostiene, accompagna e rende il percorso meno difficile.

Un uovo di cioccolato non cambia una diagnosi e le famiglie dei piccoli paziente lo sanno bene, ma cambia una giornata.

Può alleggerire un’attesa, strappare una risata e costruire un ricordo positivo in un momento complicato.

E forse è proprio questo il senso più profondo di iniziative come quella della FATA: ricordarci che la cura non è fatta solo di farmaci e protocolli, ma anche di presenza, empatia e piccoli gesti.

Perché anche in corsia, tra macchinari e camici bianchi, c’è spazio per la vita.

E, ogni tanto, anche per un po’ di magia.

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