NAPOLI – Un anno fa iniziava la campagna vaccinale, all’ospedale Spallanzani di Roma.

Dopo 12 mesi sono oltre 108 milioni le dose somministrate e 47.947.263 gli italiani che hanno ricevuto almeno la prima (l’88,77% della popolazione over 12).

Nell’ultimo mese sono stati avvicinati i numeri di giugno e luglio, con una media di 500mila somministrazioni al giorno, e un picco nella settimana prima di Natale, quasi 3,7 milioni di dosi dal 13 al 19 dicembre.

E sono soprattutto terze dosi: secondo l’ultimo aggiornamento 17.193.238, raggiunto per ora il 55,46% della popolazione al momento oggetto di richiamo. Ma ci sono ancora oltre 5,6 milioni di over 12 senza alcuna copertura contro il Covid. Mentre la campagna pediatrica, partita dieci giorni fa, ha riguardato finora 168.041 bambini tra i 5 e gli 11 anni.

Speranza: ‘In 12 mesi vaccino somministrate oltre 108 milioni di dosi’ – “Il 27 dicembre di un anno fa è iniziata la nostra campagna vaccinale. In 12 mesi grazie alla forza del nostro Servizio Sanitario Nazionale, all’impegno senza precedenti delle donne e degli uomini della sanità italiana, abbiamo somministrato oltre 108 milioni di dosi. Come testimoniano i dati dei nostri scienziati, i vaccini hanno salvato la vita a migliaia di persone e permesso al nostro Paese di ripartire. Dobbiamo continuare su questa strada”. Questo il messaggio su Facebook del ministro della Salute, Roberto Speranza.

Scatterà dal 10 gennaio l’avvio delle somministrazioni dei richiami (booster) con un intervallo ridotto a 4 mesi dalla seconda dose.

La data, che fino ad ora era soltanto una ipotesi, è stata confermata oggi dal generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid, in vista all’hub vaccinale nella caserma degli Alpini Vian di Cuneo.

“Darà un ulteriore impulso alla campagna; stiamo correndo per cercare di arginare la variante Omicron – dice -. Mi preoccupano ancora gli indecisi, un po’ di milioni di persone che potrebbero dare una mano ad arginare il virus e soprattutto queste varianti”. “Mi preoccupano ancora – insiste il generale Figliuolo – quei 5 milioni e 750 mila italiani che non hanno ancora avuto alcuna dose. Siamo quasi al 90% tra prime dosi e guarigioni da almeno sei mesi, però in quella fascia, specie tra i 30 e i 59 anni, ci sono ancora un po’ di milioni di persone che potrebbero essere raggiunte dalle inoculazioni e potrebbero anche loro dare una mano ad arginare il virus e soprattutto queste varianti”. “La Omicron è molto più contagiosa rispetto alla Delta, qualcuno dice fino a cinque volte, fortunatamente per ora non si stanno avendo evidenze cliniche di gravità, però è chiaro che chi ha fatto la vaccinazione completa e soprattutto chi ha fatto il booster è molto coperto rispetto alla Omicron. Non vediamo per ora in persone che hanno fatto il booster ospedalizzazioni o effetti nefasti”.

“Credo che anticipare la terza dose a quattro mesi dal 10 gennaio sia per ora una scelta equilibrata, ma non mi sento di escludere alcunché. Abbiamo visto come si muove questo virus con le sue varianti e che ciò che uno dice oggi, domani l’evidenza sul campo la può cambiare”. Così il generale Figliuolo, in occasione della visita all’hub vaccinale pediatrico allestito a Torino dalla Compagnia di San Paolo. “Se dovremo correre di più lo faremo, ma ci vuole anche cautela, per cui credo che la scelta di anticipare la terza dose a quattro mesi – ribadisce – sia equilibrata”.

“La riflessione sul numero di persone in quarantena l’abbiamo fatta questa mattina col ministro Speranza. Gli scienziati stanno studiando con l’Istituto Superiore di Sanità”, ha spiegato Figliuolo a proposito dell’elevato numero di persone in quarantena. “Adesso le quarantene sono diverse per i vaccinati e i non vaccinati – aggiunge a margine della visita all’hub vaccinale pediatrico allestito a Torino dalla Compagnia di Sanpaolo – si sta studiando cosa mettere in campo”.

Nel giorno di Natale i casi di Omicron in Italia erano pari a circa il 45% del totale dei circa 54.762 casi di SarsCoV2 che sono stati registrati: lo indicano i calcoli del fisico Roberto Battiston, dell’Università di Trento e coordinatore dell’Osservatorio dei dati epidemiologici in collaborazione con l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas).

I dati relativi al giorno di Natale e al giorno precedente, sono al momento i più attendibili per fare queste stime, in attesa che dopo i giorni festivi riprenda la normale attività dei test.

“In Italia la Omicron si è fatta sentire nel momento particolare delle feste. La sua crescita massiccia era attesa, ma – osserva Battiston – sta avvenendo senza che se ne sappia abbastanza, anche se sono ben visibili i pesanti effetti, come il gran numero di infetti che si aggiungono al contributo della Delta, i tamponi che non si trovano e le code davanti alle farmacie. I numeri dell’epidemia crescono velocemente, ma i dati sul sequenziamento sono scarsi e molto lenti rispetto alla velocità con cui si muove il virus”. L’analisi statistica dei dati forniti dalla Protezione Civile permette però di ottenere rapidamente utili indicazioni sull’ andamento dell’epidemia Omicron, sottraendo ai dati registrati l’andamento atteso dei casi di Delta, regolarmente monitorato negli ultimi due mesi.

“Dall’andamento regolare della Delta era stato possibile stimare un picco settimanale di circa 30.000 casi a Natale, che effettivamente si è verificato. Tolto questo contributo, si ottiene il contributo dovuto all’ Omicron, variante che mostra chiaramente la sua presenza, a livello di rapida crescita di Rt e dei dati statistici, già in più del 50% delle 107 province italiane”. (ANSA)

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