Esperti Clinica oculistica “Luigi Vanvitelli”: “I pazienti con edema maculare diabetico non devono interrompere le cure” (VIDEO)

0

NAPOLI – I pazienti diabetici con patologie della vista come l’edema maculare non devono interrompere il loro percorso terapeutico per timore del Covid-19. È il monito che arriva dalla Clinica Oculistica dell’Azienda ospedaliera universitaria “Luigi Vanvitelli” di Napoli diretta dalla Professoressa Francesca Simonelli che offre visite in totale sicurezza e trattamenti efficaci a lungo termine che riducono il numero di somministrazioni e quindi gli accessi in ospedale. Il vero rischio, interrompendo il trattamento, è quello di perdere i benefici della cura, causando una ripresa della maculopatia, in alcuni casi irreversibile.

In Campania le persone con diabete sono circa 400.000 di cui circa 30.000 soffrono di edema maculare diabetico. Offuscamento della visione centrale, visione deformata, difficoltà nella percezione dei colori e, in alcuni casi, riduzione della visione notturna: sono questi i principali sintomi di questa complicanza del diabete che, se non controllata, nel lungo periodo può provocare danni gravi e irreversibili alla retina, mettendo a rischio la vista.

“L’edema maculare diabetico è la principale causa di perdita della vista e cecità nei pazienti diabetici – dichiara Francesca Simonelli, Direttrice della Clinica Oculistica dell’Azienda ospedaliera universitaria “Luigi Vanvitelli” di Napoli – Per questo motivo è importante che le persone con diabete facciano almeno una visita oculistica all’anno per diagnosticare precocemente la malattia e velocizzare i trattamenti riducendo così i potenziali danni alla vista. Presso il nostro Centro di riferimento è possibile ricevere la propria terapia o fare un accertamento diagnostico, senza correre alcun rischio. Durante tutto questo periodo all’interno del nostro centro ospedaliero sono stati creati due percorsi ben distinti e separati per i pazienti covid e per quelli che invece accedevano alla struttura per altre patologie, proprio per garantire l’accesso dei pazienti in ospedale in totale sicurezza”.

I pazienti affetti da questa patologia sono generalmente sottoposti a terapie continuative che prevedono una periodicità definita. Si tratta di iniezioni intravitreali ripetute nel tempo – vale a dire con un farmaco iniettato direttamente all’interno dell’occhio mediante una procedura che deve essere necessariamente eseguita in ambiente ospedaliero – che consentono non solo di prevenire la perdita della vista, ma anche di recuperare, in molti casi, l’acuità visiva perduta.

“Questi pazienti dovrebbero essere gestiti da oftalmologi esperti come presso la Clinica Oculistica dell’Università Vanvitelli, che garantisce competenze e continuità assistenziale – spiega la professoressa Simonelli – Un’alta frequenza di visite e iniezioni è una complessità sia per il centro che per il paziente. Oggi sono disponibili farmaci come il desametasone che richiedono un numero di somministrazioni inferiore, grazie alla tecnologia che ne permette un rilascio prolungato nel tempo, e che determinano anche un recupero rapido della vista. Questo si traduce in un duplice vantaggio per il paziente e per il centro: grazie ad un’azione di lunga durata e ad un minor numero di visite, diminuiscono gli accessi al Centro.”

L’edema maculare diabetico è strettamente correlato al diabete e rappresenta una seria complicanza soprattutto in quelle persone affette da questa malattia da molti anni. Una stretta collaborazione e sinergia tra medicina del territorio e centri di oftalmologia specializzati è fondamentale per facilitare lo scambio di informazioni e dati clinici e per poter attivare un appropriato piano di trattamento.

“Stiamo lavorando per attivare nei prossimi mesi un vero e proprio network tra le Asl del territorio e i centri ospedalieri. Presso le prime infatti è possibile fare una prima visita, effettuare l’esame del fondo oculare ed avere già una prima diagnosi. In questo modo, nel caso di sospetto edema maculare diabetico, gli oculisti potranno indirizzare direttamente questi pazienti presso il nostro Centro e presso gli altri centri specializzati del territorio” – conclude la prof.ssa Simonelli.

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments