Il caso di Scott McTominay, centrocampista della SSC Napoli sottoposto ad accertamenti e cure per un’aritmia cardiaca, richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione e dei controlli cardiologici anche nei giovani e negli sportivi.
La fibrillazione atriale è un’alterazione del ritmo cardiaco caratterizzata da un’attività elettrica irregolare degli atri. È molto più frequente con l’avanzare dell’età, ma può manifestarsi anche nelle persone giovani.
«Quando la fibrillazione atriale compare in età giovanile – spiega il Prof. Vincenzo Russo, Professore associato di Cardiologia presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” – è importante non limitarsi al trattamento dell’aritmia, ma ricercare eventuali condizioni predisponenti.
Anche il rapporto tra attività sportiva intensa e aritmie deve essere affrontato in maniera equilibrata. L’esercizio fisico regolare offre importanti benefici per la salute cardiovascolare. Tuttavia, negli atleti sottoposti per molti anni a carichi di resistenza particolarmente elevati possono svilupparsi adattamenti cardiaci che, nei soggetti predisposti, si associano a un rischio maggiore di alcune aritmie.
«Questo dato non deve creare allarmismo né scoraggiare la pratica sportiva. Evidenzia, piuttosto, l’importanza di controlli personalizzati, soprattutto negli atleti professionisti e nei soggetti che presentano sintomi o una storia familiare di malattie cardiache», precisa il Prof. Russo.
Palpitazioni, percezione di battito irregolare, affaticamento insolito, improvvisa riduzione della prestazione, vertigini, dolore toracico o perdita di coscienza non devono essere sottovalutati. La diagnosi richiede la documentazione dell’aritmia mediante elettrocardiogramma o monitoraggio cardiaco e, quando indicato, ulteriori esami diretti a identificarne le possibili cause.
«La fibrillazione atriale non deve essere considerata automaticamente benigna. La valutazione del rischio e la scelta del trattamento devono essere personalizzate. Le opzioni possono comprendere la correzione dei fattori predisponenti, la terapia farmacologica e l’ablazione transcatetere», conclude il Prof. Russo.
Il caso McTominay rappresenta dunque un’occasione per diffondere un messaggio di prevenzione: un’aritmia in una persona giovane deve essere valutata senza allarmismi, ma con attenzione e attraverso un percorso cardiologico specialistico.














