Inquinamento da farmaci: all’Università Federico II un incontro per parlare dei nuovi contaminanti

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Il rapporto tra farmaci e ambiente è destinato ad avere un impatto crescente sulla salute pubblica e sugli ecosistemi. È questo il focus del seminario-incontro “Farmaci e ambiente: quale impatto?”, che si terrà il 21 maggio alle ore 16.00 presso l’Aula Magna del Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. L’evento, organizzato da Spicchi di scienza, progetto indipendente di divulgazione scientifica, e con il patrocinio dell’International Society of Doctors for the Environment (ISDE Italia) e della Società Italiana di Farmacologia (SIF) si inserisce nel calendario di eventi del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026, promosso dall’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS).

Negli ultimi decenni la spesa sanitaria globale è cresciuta rapidamente, insieme al consumo di farmaci. Tra i principali fattori l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche. Secondo lo United Nations Environment Programme (UNEP), oggi vengono somministrati circa 4.000 farmaci, ma circa un quarto finisce nelle acque di almeno 89 paesi diversi, spesso senza adeguati processi di trattamento. Da queste evidenze nasce l’idea di creare un evento pensato come uno spazio di confronto aperto tra esperti, studiosi, professionisti sanitari e cittadini sui legami tra salute, ambiente e sostenibilità. Apriranno la giornata i saluti istituzionali del professor Angelo A. Izzodirettore del Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, membro della SIF, e incluso per sei anni nella lista degli Highly Cited Researchers di Clarivate nell’area Farmacologia e Tossicologia, che riunisce lo 0,1% dei ricercatori più citati al mondo.

«Diversi studi hanno messo in evidenza la presenza nell’ambiente (soprattutto nelle acque superficiali, sotterranee e marine) di principi attivi, metaboliti e prodotti di degradazione provenienti da diverse classi di farmaci, tra cui farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), estrogeni, antibiotici, psicofarmaci, antipertensivi, antidiabetici, antitumorali – spiega Raffaella Sorrentino, professoressa di Farmacologia e Biotossicologia all’Università Federico II e membro della SIF – In particolare, ci riferiamo ai farmaci per uso umano e veterinario, al loro smaltimento improprio, agli scarichi ospedalieri e ai depuratori attualmente esistenti non progettati per rimuoverli. La loro presenza e persistenza nell’ambiente può essere causa di effetti sulla biodiversità quali alterazioni endocrine nei pesci, tossicità acuta in specie sensibili, alterazioni comportamentali, bioaccumulo e selezione di batteri resistenti agli antimicrobiciEffetti che potrebbero ripercuotersi anche nell’uomo a seguito di esposizione cronica, pur se a basse concentrazioni, tramite acqua potabile e alimenti».

Attenzione particolare sarà dedicata all’ecofarmacovigilanza.

«Si tratta di una disciplina emergente che ha l’obiettivo di identificare, valutare, monitorare e prevenire gli effetti dei medicinali sull’ecosistema lungo il loro intero ciclo di vita – spiega Antonietta Rossi, professoressa di Farmacologia, Farmacovigilanza e Farmacoepidemiologia all’Università Federico II e membro della SIF – In linea con la Direttiva 2013/39/UE, l’inserimento di numerosi farmaci nelle watch list europee (gli elenchi di sostanze da monitorare nelle acque) rappresenta un chiaro segnale della crescente attenzione verso questi inquinanti emergenti. Inoltre, è sempre più centrale il ruolo della Environmental Risk Assessment (ERA), resa obbligatoria dalla normativa europea 2004/27/CE, cruciale per la valutazione preventiva dell’impatto ambientale dei farmaci».

Secondo uno studio dell’Università di Bologna e dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), pubblicato sul British journal of clinical pharmacology, 13 farmaci su 90 rilevati nelle acque italiane sono considerati ad alto rischio ambientale, tra cui betabloccanti (olmesartan, lacidipina), antibiotici (amoxicillina, azitromicina, ofloxacina), antidepressivi (venlafaxina, sertralina) e antiparassitari (permetrina, atovaquone). 23 molecole sono state classificate come a rischio moderato. In altre parole, oltre un terzo presenta un rischio ambientale significativo e non uniforme sul territorio.

Nel corso dell’incontro si parlerà anche dell’impatto ambientale di altri settori, come l’agricoltura e la zootecnia. Nel 2023 in Italia sono state immesse in commercio circa 93 mila tonnellate di prodotti fitosanitari (ISTAT, 2025). Nello stesso anno, sono state vendute oltre 500 tonnellate di antimicrobici, destinate quasi interamente agli animali da produzione alimentare (Rapporto 2023 sulle vendite e sull’uso di antimicrobici negli animali, Ministero della salute). Un quadro critico, che rafforza le preoccupazioni legate alla diffusione dell’antibiotico-resistenza (AMR), considerata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) una delle principali minacce per la salute globale.

«Tutti i prodotti che si utilizzano negli allevamenti e nell’agricoltura intensivi finiscono nelle acque di scarico e nei fiumi – racconta Antonio Marfella, farmacologo, oncologo e presidente ISDE Napoli – determinando situazioni gravissime come la femminilizzazione e la trasformazione verso l’ermafroditismo di varie specie di pesci. Un’esempio noto è l’eccesso di atrazina (erbicida bandito da oltre 25 anni) nel fiume Po».

In questa cornice diventa centrale anche il rapporto medico-paziente, sempre più complesso.

«Automedicazione, uso improprio dei farmaci, informazioni trovate online, social media e adesso anche l’intelligenza artificiale stanno cambiando profondamente il modo in cui le persone si approcciano alla medicina», spiega Antonella Cicale, medico di famiglia e presidente di ISDE Napoli Nord/Quarto.

Il problema non è solo quanto inquina un singolo farmaco, ma come lo prescriviamo, come lo utilizziamo e come lo smaltiamo. «Il concetto di appropriatezza ambientale – sottolinea Sorrentino – è già implicitamente contenuto in due concetti fondamentali della pratica clinica: appropriatezza prescrittiva e aderenza alla terapia. In termini concreti, significa usare il farmaco giusto, per il paziente giusto, alla dose giusta e per il tempo necessario. Questo non solo ottimizza gli esiti clinici, ma evita sprechi, riduce trattamenti inutili e cambi di terapia, abbassando infine l’impatto ambientale complessivo».

In linea con il paradigma One Health, l’iniziativa metterà in evidenza l’urgenza di un approccio integrato e sostenibile nello sviluppo e nell’utilizzo dei medicinali, promuovendo una maggiore consapevolezza sia nella comunità scientifica sia nel pubblico rispetto alla necessità di coniugare efficacia terapeutica e tutela dell’ambiente.

A moderare il dibattito sarà Alessandra Romano, giornalista scientifica, ideatrice dell’iniziativa e fondatrice di Spicchi di Scienza.

L’ingresso è gratuito con prenotazione inviando una mail a info@spicchidiscienza.it, scansionando il QR-code dalla locandina o compilando il film al link https://www.spicchidiscienza.blog/farmaci-e-ambiente-quale-impatto/.

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