2 mila posti letto in meno su un fabbisogno di 10.413 a fronte di 3 milioni di abitanti, 18 mila addetti mancanti, dei 400 milioni spesi ogni anno per la migrazione il 70% proviene dall’area metropolitana, 700 precari da stabilizzare. Infine sulle 143 strutture di prossimità previste, di cui 88 Case di Comunità, 32 Centrali Operative e 23 Ospedali di Comunità solo 50 sono completate, 1 hospice sui 10 previsti. Sono i numeri del disagio nella sanità nell’area metropolitana di Napoli che oggi la Cisl Napoli e le categorie affini hanno elencato nel corso della manifestazione v/s gli stati generali della Sanità. “Non una passerella ma luogo di elaborazione e proposta.
Occorre superare la logica dell’emergenza permanente e aprire alla programmazione” ha affermato Melicia Comberiati, segretaria generale della Cisl partenopea alla presenza dei Consigli Generali di tutte le categorie che, a diverso titolo, operano dentro il sistema sanitario. “Un fatto nuovo nel panorama sindacale napoletano. Questa è la differenza tra chi protesta e chi governa i processi. Noi vogliamo governarli costruendo una piattaforma unitaria con il coinvolgimento delle istituzioni, del mondo delle professioni, università, terzo settore perché Napoli – ha detto -ha bisogno di una sanità pubblica forte, non residuale, non privatizzata nei fatti e non disuguale.
“La Sanità – ha aggiunto il reggente della Cisl Campania Mattia Pirulli – è una priorità strategica regionale e rappresenta anche il primo tassello del patto sociale proposto dalla Cisl – ha affermato – per questo chiediamo con forza il valore delle relazioni sindacali come elemento strutturale della governance del sistema sanitario e sociosanitario, interventi strutturali, tutela dei servizi essenziali, il rafforzamento della prevenzione. Punti contenuti anche nel documento conclusivo approvato dall’assemblea.
“Chiediamo case di comunità che siano intercapedine tra i bisogni individuali ed i pronto soccorso per evitare il sovraffollamento e non edifici ex novo o poliambulatori ristrutturati e con vecchie funzioni” afferma Luigi D’Emilio, segretario generale della Fp Napoli. Una situazione che influisce non poco sui pensionati e i più fragili per i quali, “serve una sanità distribuita, capace di intercettare il bisogno prima che diventi emergenza – afferma Lorenzo Medici, sub reggente della Fnp Napoli- una medicina di prossimità che funzioni, altrimenti si continuerà a intasare i pronto soccorso e a pagare il prezzo più alto saranno sempre gli anziani che rinunciano alle cure”.
“I policlinici universitari luoghi dove si curano i cittadini, si formano i medici , nasce la ricerca sono ridotti a semplici ospedali regionali. Gli specializzandi vengono usati per tappare i buchi, le università vengono allontanate, la ricerca clinica si sta indebolendo, la didattica sta perdendo qualità. Tutto ciò mentre chiediamo alle università di innovarsi e al sistema sanitario di affrontare sfide epocali” lamenta Aniello Esposito, segretario generale Cisl Università partenopea. ” Più ospedali di comunità con un piano straordinario per l’ assunzione di medici” la richiesta del segretario generale dei Medici Pasquale Gallo.
Alla manifestazione sono intervenuti Luciana Cois (Cisl Medici Nazionale), Francesco De Simone Sorrentino (Cisl Università Nazionale).














