Il PNRR nasce come risposta a una condizione emergenziale, con l’obiettivo dichiarato, tra gli altri , di ridurre il divario occupazionale tra Nord e Sud del Paese anche attraverso l’assunzione di ricercatori nel settore sanitario e scientifico. Proprio questi lavoratori, però, erano già stati lasciati senza risposta a dicembre 2025, quando il decreto Mille Proroghe non ha recepito le richieste avanzate per superare il cosiddetto effetto collo di bottiglia: una misura che avrebbe potuto ridurre concretamente la precarietà, aprendo la strada alla stabilizzazione di una parte del personale oggi a rischio.
Secondo la FP CGIL, si tratta di un’emorragia di competenze che rischia di privare uno dei più importanti centri oncologici del Mezzogiorno di professionalità costruite in anni di specializzazione, competenze che il PNRR stesso avrebbe dovuto contribuire a radicare stabilmente nel tessuto lavorativo del Sud. Se le scadenze contrattuali si susseguiranno senza soluzioni, i progetti di ricerca in corso rischiano di interrompersi proprio nelle fasi più avanzate, con una perdita difficilmente recuperabile per l’intero sistema sanitario regionale.
«Parliamo di persone che hanno deciso di dedicare la propria vita professionale alla ricerca contro il cancro – dichiara Antimo Morlando Segretario Regionale della Sanità Pubblica per la FP CGIL- È inaccettabile che il PNRR, ideato come strumento per colmare il divario tra Nord e Sud finisca per produrre l’ennesima ondata di precarietà, disperdendo proprio le competenze che avrebbe dovuto radicare nel nostro territorio».
«È una corsa contro il tempo. Questo mesto e silente countdown per la ricerca oncologica va fermato immediatamente. Non possiamo permetterci di disperdere professionalità di questo livello – conclude il Segretario Morlando – Il Pascale è un patrimonio della sanità campana e nazionale, e chi vi lavora va tutelato, non abbandonato alla precarietà o addirittura a un finale così poco dignitoso».















