Sanità in Campania, l’affondo di Guido Bourelly

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«Arriva l’ennesima, dura denuncia da parte di Guido Bourelly, amministratore della Bourelly Health Service s.r.l. e imprenditore da tempo in prima linea per la tutela della trasparenza nel settore sanitario, durante un intervento nel programma “Attenti a Lucio” dell’emittente locale TeleCapri. Il monito lanciato è chiaro e non ammette ulteriori rinvii: la sanità campana deve uscire definitivamente dalla zona grigia in cui è stata relegata per anni. Dopo il lungo commissariamento e il formale rientro dal piano di rientro – un periodo di transizione che ha tenuto in stallo lo sviluppo, il potenziamento dei servizi e la programmazione – è indispensabile che la Regione Campania esca dall’immobilismo e fornisca risposte concrete attraverso una direttiva seria, strutturata e volta a un controllo rigoroso da parte degli enti preposti».

Al centro del duro affondo di Bourelly c’è la piaga del cosiddetto “falso volontariato”, definita senza mezzi termini come una forma di lavoro nero di fatto autorizzato e tollerato dalle stesse istituzioni. Si tratta di associazioni che, pur nascendo sotto l’egida del terzo settore, agiscono come vere e proprie imprese sul mercato, utilizzando personale non contrattualizzato e privando gli operatori di ogni diritto fondamentale, della sicurezza sul posto di lavoro e delle tutele previdenziali.

Questo fenomeno distorsivo alimenta un gravissimo dumping contrattuale: l’applicazione di contratti al ribasso o il ricorso a finti rimborsi spese per vincere le gare d’appalto pubbliche abbassa inevitabilmente la qualità complessiva del servizio sanitario, mettendo a rischio la salute pubblica. «Non si può fare efficienza o risparmio sulla pelle dei lavoratori o sulla sicurezza dei pazienti», incalza l’imprenditore, chiedendo con forza che le stazioni appaltanti applichino criteri che premino la qualità tecnica, la storia aziendale e la regolarità contributiva delle imprese, invece di basarsi sul solo criterio del prezzo più basso.

La situazione attuale genera un clima di totale incertezza che danneggia in primis gli stessi operatori del settore, costretti a vivere in un limbo normativo ed economico, senza certezze sul proprio futuro professionale e sulle tutele contrattuali. «È arrivato il momento che la politica e le istituzioni si assumano le proprie responsabilità e che si chiuda una volta per tutte questo capitolo. Bisogna fare una sanità seria e vera, dicendo basta a escamotage e sotterfugi normativi che non portano a nulla», dichiara con fermezza Bourelly, che accoglie con favore il fatto che alcune Procure della Repubblica stanno finalmente entrando a gamba tesa per fare piena luce su queste dinamiche opache.

Un capitolo cruciale della denuncia riguarda il trasporto infermi, settore che Bourelly indica come il primo e insostituibile anello della catena del soccorso e della medicina territoriale, e non come una mera questione di logistica secondaria. Il miglioramento del servizio richiede un cambio di passo strutturale ed evidenzia un paradosso tutto campano: «Oggi la Campania è l’unica grande regione in Italia a non avere ancora un sistema realmente centralizzato del 118. Attualmente il servizio è frammentato, parcellizzato e gestito in maniera periferica dalle singole ASL, senza una reale comunicazione tecnologica o operativa tra le varie centrali».

 

Per superare questa paralisi e modernizzare il sistema di emergenza-urgenza, Bourelly propone tre pilastri fondamentali e non più procrastinabili:

 

  1. Centralizzazione tecnologica e operativa: Creare una cabina di regia unica regionale per il 118, dotata di piattaforme informatiche integrate per il monitoraggio dei flussi di emergenza e dei posti letto in tempo reale, superando la frammentazione delle ASL locali.
  2. Rinnovo del parco mezzi: Sostituire i mezzi obsoleti con ambulanze di ultima generazione, dotate di sistemi avanzati di telemedicina in grado di connettere immediatamente il paziente a bordo con i medici specialisti degli ospedali.
  3. Formazione continua e certificata: Introdurre standard formativi altissimi, omogenei e costantemente aggiornati per ogni singolo operatore, autista e soccorritore impiegato nel servizio.

Secondo l’amministratore della Bourelly Health Service S.r.L.: «lo sforzo economico e organizzativo compiuto dalle imprese sane per competere legalmente in un mercato alterato da diffuse irregolarità deve trovare una sponda immediata nelle istituzioni regolatorie. Il terzo settore e il volontariato, sottolinea l’imprenditore, rappresentano una risorsa nobile che deve svolgere un ruolo di supporto e affiancamento sociale, e non trasformarsi in un competitor commerciale sleale nei confronti delle aziende che applicano i contratti collettivi nazionali e pagano regolarmente le tasse»

 

L’affondo finale è una riflessione rivolta direttamente ai diritti dei cittadini: «Un cittadino che vive sul nostro territorio, che lavora e paga regolarmente le imposte e le tasse, pretende e ha il diritto di ricevere un servizio sanitario d’eccellenza, sicuro e di massima qualità. Non possiamo più permetterci di rincorrere le emergenze». Per garantire una sanità campana efficiente, conclude l’imprenditore, «occorre potenziare la medicina territoriale e creare una sinergia trasparente e armoniosa tra il settore pubblico e il privato accreditato, leva essenziale per abbattere le liste d’attesa, valorizzare le competenze locali e rendere la regione attrattiva per i professionisti sanitari, bloccando la fuga dei cervelli verso l’estero o altre regioni d’Italia».

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