Nella chirurgia mini-invasiva l’utilizzo del robot rende l’intervento meno traumatico per i pazienti con tumore del colon-retto. A dimostrarlo è lo studio multicentrico ESSIMIC, coordinato da Marco Milone, professore associato di chirurgia generale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e vicepresidente dell’Italian Club of Robotic Surgery. I risultati, pubblicati sulla rivista Scientific Reports, mostrano che la chirurgia robotica riduce lo stress infiammatorio post-operatorio rispetto alla laparoscopia tradizionale, abbassando così il rischio di complicanze e accelerando il recupero. In particolare, i pazienti operati con il sistema robotico presentano livelli di Interleuchina-6 (IL-6) e di fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α), entrambi noti marcatori dello stress chirurgico, significativamente più bassi nelle 24 ore successive all’operazione. In numeri, mentre nella laparoscopia l’aumento percentuale della IL-6 è stato del 730%, nel gruppo robotico si è fermato al 478%, oltre un terzo in meno. Per quanto riguarda TNF-α l’incremento è stato del 15,57% con il robot, contro il 47,58% della laparoscopia, un impatto tre volte inferiore.
“L’intervento chirurgico, per quanto necessario, rappresenta un ‘trauma’ per l’organismo, che risponde attivando una cascata di segnali infiammatori, le cosiddette citochine – spiega Milone -. Sappiamo già che i livelli di citochine durante la chirurgia colorettale e nel periodo post-operatorio precoce sono correlati all’entità dell’intervento e alla presenza di complicanze. Lo studio ESSIMIC ha dimostrato che i pazienti operati con il sistema robotico presentano livelli di citochine molto più bassi”. Lo studio ha coinvolto 314 pazienti in 7 centri di eccellenza italiani: oltre all’Università degli Studi di Napoli Federico II, hanno partecipato l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, l’Università degli Studi di Perugia (Ospedale San Giovanni Battista), l’Università degli Studi di Torino (Ospedale San Luigi, Orbassano), l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale” di Napoli, l’Università Politecnica delle Marche – Ancona e l’Ospedale Cardarelli di Napoli. Le due tecniche chirurgiche sono state confrontate in modo rigoroso e casuale (randomizzato): 161 pazienti sono stati operati con il robot e 153 in laparoscopia tradizionale.
“Se i vantaggi della chirurgia robotica mini-invasiva sono risultati evidenti per tutti, la ricerca ha identificato due categorie di pazienti ‘fragili’ che beneficiano maggiormente dell’approccio – sottolinea Milone -. Nei pazienti obesi la tecnologia robotica permette di superare le difficoltà tecniche legate al tessuto adiposo, riducendo drasticamente la risposta infiammatoria. Inoltre, nei casi in cui gli spazi anatomici sono stretti e complessi come il bacino, la visione 3D e la destrezza degli strumenti robotici offrono una delicatezza d’azione superiore alla laparoscopia standard”.
La razionalità dietro questo risultato risiede nei vantaggi tecnici. “I chirurghi che utilizzano il robot beneficiano di una visione tridimensionale ingrandita e di strumenti con snodi simili al polso umano, capaci di movimenti impossibili per le pinze laparoscopiche rigide – spiega Milone -. Questo si traduce in una chirurgia più accurata, meno traumatica e, in definitiva, più ‘gentile’ con il corpo del paziente. I risultati del nostro lavoro non solo confermano l’efficacia del robot, ma forniscono ai medici una bussola scientifica per decidere quando questa tecnologia sia davvero indispensabile per garantire il miglior recupero possibile”.

















