M5S

NAPOLI – In Italia, infatti, i MMG lavorano in rapporto di convenzione con il SSN e si formano attraverso corsi regionali, senza ricevere una formazione specialistica, a differenza di quanto avviene in tutta Europa. Purtroppo, i MMG, ancora oggi, in molte realtà stentano ad operare all’interno di team multidisciplinari o in rete con gli specialisti, ma in gran parte rimangono ancorati alla logica dello studio privato, avulso da qualsivoglia organizzazione.
Il MMG viene pagato in parte in quota capitaria – ovvero in base al numero dei suoi assistiti, a prescindere da quante volte li visiti e dall’esito delle cure ad essi rivolti – e in parte in base a delle prestazioni aggiuntive, che mensilmente vengono poi fatturate alle aziende sanitarie (ADI, prestazioni di particolare impegno professionale, medicazioni, ecc.), configurandosi un potenziale conflitto d’interesse che può tradursi nel rischio d’induzione di prestazioni.

“𝐈𝐥 𝐌𝐌𝐆 𝐞̀ 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐝 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐚𝐭𝐞-𝐤𝐞𝐞𝐩𝐞𝐫, 𝐨𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐢𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐨𝐬𝐩𝐞𝐝𝐚𝐥𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐨𝐬𝐩𝐞𝐝𝐚𝐥𝐢𝐞𝐫𝐢, 𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐨𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐯𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐟𝐢𝐠𝐮𝐫𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐞 𝐞 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐒𝐍, 𝐬𝐢𝐚 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐞”

Continua la Castellone.

“Tuttavia, anche da quanto recentemente emerso dai dati pubblicati da DATAROOM, che ha rilevato come:

“su 21 milioni di accessi in pronto soccorso ogni anno, 16 milioni sono codici bianchi o verdi che non sfociano in un ricovero”, tale meccanismo di gate-keeping non è efficiente e produce una diseconomia di circa 700 milioni di euro, che potrebbero altrimenti essere investiti nel potenziamento delle strutture territoriali.

Siamo di fronte ad un modo di concepire l’assistenza sanitaria territoriale ormai obsoleto e non performante. Tuttavia, ogni tentativo di rendere più efficiente l’assistenza territoriale trova le resistenze culturali delle lobbies del settore, che hanno anteposto gli interessi di parte alla visione di sistema.

Fortunatamente, moltissimi medici, tra cui molti giovani, vogliono impegnarsi per migliorare le cure primarie e sono consapevoli della necessità che questo settore vada riformato”.

La senatrice poi aggiunge: “Assieme alle Associazioni dei giovani medici abbiamo lavorato a una proposta di riforma della formazione post-lauream, depositata come disegno di legge (AS 1519), ma anche ad emendamenti e a proposte che, in parte, sono state inserite nel PNRR; tra queste, l’istituzione delle Case e gli Ospedali di comunità, luoghi di cure in cui i MMG potranno operare.

Inoltre, non posso mancare di sottolineare come 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐂𝐮𝐫𝐞 𝐏𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐢𝐞, 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐜𝐡𝐞, 𝐩𝐮𝐫 𝐚𝐯𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞, il che rappresenta un paradosso tutto italiano.
Infatti, questa specializzazione esiste dal 1996 ed è finalizzata proprio a formare specialisti in medicina di famiglia. Un Decreto Interministeriale del 2015 (DI 68/2015) riconosce a questi medici specifiche competenze nell’ambito della Medicina Generale e cure palliative. Appare, quindi, incomprensibile il fatto che, nonostante l’attuale carenza di medici generalisti e la necessità di personale formato per operare nell’assistenza territoriale, a questi specialisti non sia consentito di esercitare la medicina generale. Questa è una grave violazione della realizzazione professionale di medici specialisti, e sanare questo vulnus non sarebbe certo un tentativo di fare una sanatoria, così come invece lascerebbero intendere alcuni detrattori facenti parte delle lobbies che si oppongono al cambiamento. Si tratta, infatti, di professionisti che si sono formati attraverso un percorso specialistico della durata di 4 anni”.

In merito a ciò:

L𝐚 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐈𝐠𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐞 𝐒𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐞𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐡𝐚 𝐫𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐯𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐚𝐟𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐮 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐫𝐢𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐛𝐨𝐥𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐭𝐭𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞.

“Ho trovato nei miei colleghi di commissione una grande sintonia e convergenza sulla necessità di riformare la medicina del territorio, a partire dalla formazione specifica di medicina generale, poiché come me hanno l’onestà intellettuale di leggere i dati e non parlare per partito preso. Voglio in particolar modo ringraziare la collega Binetti per aver voluto presentare con me un emendamento (4.0.3) al DDL n. 2169 (Legge di delegazione europea), che mira a rendere attuativo quanto già previsto dal DIM 68 2015, consentendo così ai medici specialisti in Medicina di Comunità e delle Cure Primarie (MCCP) l’esercizio della medicina generale nell’ambito del SSN, possibilmente in rapporto di dipendenza. Ringrazio inoltre la Dott.ssa Annalisa Napoli (Segretario Nazionale – Segretariato Italiano Giovani Medici – S.I.G.M.) e il Dott. Fabio Pignatti (Coordinatore Nazionale Cure Primarie – Associazione Italiana Medici – A.I.M.), che hanno scritto una lettera al direttore di “Quotidiano Sanità” per supportare tale iniziativa emendativa; una lettera nella quale sottolineano, con competenza e visione, la necessità di strutturare una medicina territoriale efficiente. Sono certa che questa grave pandemia, che ha fatto emergere i tanti punti di forza e tutte le falle del servizio sanitario nazionale, ci abbia insegnato il valore e l’importanza di un sistema di cure primarie efficiente, che permetta agli operatori sanitari e sociali (medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali), che quotidianamente vi lavorano, di esprimersi al meglio in un ottica di servizi in rete, con grande beneficio per la comunità degli assistiti. Per tutte queste ragioni non possiamo più attendere una riforma necessaria come la riorganizzazione della rete territoriale e della medicina generale”

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