NAPOLI – Come era già nell’aria il Comune di Napoli ha aumentato la TARI, anche se l’aggravio per le famiglie resta compensato da una maggiore rateizzazione e dalla presenza del bonus. Nella delibera si legge +13% per le case e +22,5% per le utenze commerciali, percentuali molto alte se partiamo dal presupposto che la città solo adesso sta uscendo dai postumi della pandemia e riprende a vivere sul versante economico e produttivo anche grazie al boom turistico. 

“E ovvio che a pagare le conseguenze di questi aumenti saranno inevitabilmente i piccoli commercianti e gli artigiani, quelle categorie per le quali lo Stato non riesce a bilanciare gli interventi”, esordisce Gianni Lepre, economista e vice presidente Centro Studi per l’Artigianato Casartigiani Napoli. Il prof. Lepre, che tra le altre cose è presidente della Commissione Reti e Distretti Produttivi di ODCEC Napoli ha poi continuato: “ Anche se l’assessore al Bilancio Baretta ha assicurato che le nuove tariffe ricalcolate non aumenteranno ancora nel 2024, e dal 2025 potrebbero addirittura tornare a diminuire, il problema resta nell’immediato perché non solo vanificano gli introiti del ritrovato boom turistico, ma per alcuni mettono a serio rischio la continuazione dell’attività con una pressione fiscale che resta sproporzionata rispetto al giro d’affari”. Il noto economista ha poi evidenziato: “A prescindere da un aumento per un servizio comunale che in molte zone della città non raggiunge nemmeno la sufficienza, ma a preoccupare è questa ulteriore stangata per i piccoli commercianti e gli artigiani e proprio nel periodo peggiore dal quale stavano con fatica e sacrifici venendo fuori”. Lepre ha poi concluso: “l’Ente  locale ha molti modi per fare cassa, magari cominciando a far pagare le tasse a chi non le paga, per esempio, ma continuare a stritolare le attività produttive minori non è il migliore dei modi di rilanciare la città agli occhi del turismo di massa”.

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