Maria Pelliccia: “Non mi candido, non mi riconosco in nessuna coalizione”. Colpo di scena a Casalnuovo

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NAPOLI (Di Anna Calì) – «Non sarò candidata in questa tornata elettorale. Se in città è comparsa qualche candidata con il mio nome, è solo un’omonimia, banale tattica per confondere l’elettorato. Ho il difetto della coerenza e della trasparenza, qualità che non si sostituiscono né si imitano facilmente.

La mia decisione è frutto di una profonda riflessione sull’attuale scenario politico locale, che ritengo distante dai miei valori di bene comune.

È mio dovere tutelare l’integrità del rapporto che da oltre vent’anni mi lega ai miei elettori, sottraendomi a un contesto che non mi rappresenta. L’attuale fervore elettorale, caratterizzato da un’eccessiva frammentazione, genera preoccupazione per la futura stabilità amministrativa. La politica vera è fatta di coraggio, storia e scelte autentiche.

Io resto fedele ai miei principi: trasparenza, lealtà e rispetto per la collettività», a poche settimane dal voto, a Casalnuovo arriva un vero e proprio terremoto politico: Maria Pelliccia annuncia il ritiro dalla competizione elettorale.

Una scelta netta, definitiva, che arriva, come lei stessa sottolinea più volte: con grande serenità, ma che sta già producendo forti reazioni nel panorama locale.

«Non mi riconosco in nessuna coalizione», spiega senza esitazioni. «La politica è una cosa seria, non un gioco di posizionamenti o convenienze».

Nel corso dell’intervista, Pelliccia rivendica con decisione il proprio percorso politico, tracciando una linea netta tra la sua esperienza e le dinamiche che oggi caratterizzano il panorama locale.

Attiva dal 2006, in un’epoca in cui, sottolinea, non esistevano nemmeno le quote rosa, l’ex consigliera rivendica una militanza costruita sul campo, lontana da logiche di potere e sempre al servizio della collettività.

Nel corso degli anni ha ricoperto ruoli sia in maggioranza che all’opposizione, mantenendo, una coerenza che oggi rivendica come cifra distintiva.

«Non sono l’ultima arrivata – afferma – e non permetto a nessuno di trattarmi come tale. Ho sempre combattuto i poteri forti, mettendoci faccia, voce e firma». Un’identità politica che si fonda su un rapporto diretto con il territorio e con l’elettorato, e che proprio per questo la porta oggi a compiere una scelta controcorrente: non candidarsi per tutelare quel legame costruito in oltre vent’anni di attività.

Le parole di Pelliccia si trasformano poi in un attacco diretto all’intero sistema politico di Casalnuovo, descritto come frammentato e privo di una direzione chiara.

La critica è ampia e senza sconti: troppe coalizioni divise, candidature improvvisate e cambi di schieramento che vengono definiti apertamente anomali, elementi che, secondo la Dottoressa, contribuiscono a minare la credibilità complessiva della politica locale.

Nel mirino finiscono anche alcune dinamiche interne al PD, accusato di non aver fornito spiegazioni chiare rispetto a scelte politiche giudicate incomprensibili sul territorio.

«I cittadini fanno sempre più fatica a fidarsi – osserva – e hanno ragione», aggiunge, evidenziando una distanza crescente tra istituzioni e popolazione.

E affonda: «Non vedo alternative valide: non è il nuovo che avanza, ma il vecchio che ritorna».

Uno dei punti centrali della sua analisi riguarda il PUC, adottato in una fase particolarmente delicata, a ridosso della tornata elettorale. Una tempistica che Pelliccia considera tutt’altro che casuale e che solleva interrogativi sulla reale finalità dello strumento urbanistico.

Secondo la sua lettura, il PUC rischia di trasformarsi in un mezzo di condizionamento del consenso elettorale, oltre che in un possibile veicolo di nuova speculazione edilizia.

«Casalnuovo è già satura – afferma – non ha bisogno di altro cemento, ma di servizi, sicurezza e qualità della vita».

L’ex consigliera insiste inoltre su un aspetto che ritiene imprescindibile: prima di qualsiasi progetto di sviluppo, occorre affrontare il tema delle bonifiche ambientali, soprattutto nelle aree industriali dismesse. Un passaggio che, a suo avviso, viene sistematicamente ignorato nel dibattito pubblico.

Il quadro che emerge dalle sue parole è quello di una città in forte difficoltà.

Pelliccia descrive un territorio segnato dall’aumento dei furti e da un senso diffuso di insicurezza, aggravato dalla mancanza di controllo e da servizi insufficienti per una comunità di circa 50mila abitanti.

Particolarmente critica è la situazione dei servizi essenziali, a partire dalla sanità, ma anche la carenza di spazi e opportunità per i giovani, sempre più spesso costretti a cercare altrove occasioni di crescita e socialità.

«È diventata una terra di nessuno – denuncia – senza guida, senza visione, senza tutela per i cittadini».

Nonostante la sua uscita dalla competizione elettorale, durante il corso dell’intervista, non nasconde il proprio scetticismo rispetto agli esiti del voto.

«Credo che i cittadini sceglieranno la continuità», afferma, aggiungendo però un significativo «purtroppo».

Secondo la sua analisi, l’opposizione avrebbe commesso errori strategici importanti, non riuscendo a costruire un’alternativa credibile e lasciando così spazio all’amministrazione uscente. Una dinamica che, a suo dire, rischia di riprodurre gli stessi equilibri già visti negli ultimi anni.

La scelta di non candidarsi non rappresenta però un abbandono della scena politica, infatti afferma con determinazione: «Resto a disposizione della mia comunità e non abbandono il mio elettorato».

Anzi, la decisione viene rivendicata come un atto di responsabilità e maturità politica.

«A volte serve il coraggio di fermarsi per poter costruire meglio in futuro»

Quella di Maria Pelliccia non è una semplice rinuncia alla candidatura, ma un gesto politico che assume un significato più ampio. La sua decisione si configura come una denuncia di una crisi di sistema, capace di mettere in discussione le dinamiche consolidate della politica locale e di richiamare l’attenzione sulla necessità di un ritorno a princìpi di autenticità e coerenza.

In una realtà complessa come quella di Casalnuovo, il suo no rischia di pesare quanto, se non più, di una candidatura, aprendo interrogativi profondi sul presente e sul futuro della città.

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