NAPOLI – Gli esiti del referendum costituzionale sul ‘taglio dei parlamentari’ hanno confermato le previsioni degli ultimi giorni: con la vittoria del ‘SI’, i seggi elettivi si riducono a 200 per il Senato e 400 per la Camera dei Deputati.

“I timori dovuti ai possibili contagi da Covid-19, che negli ultimi giorni avevano causato un fiume di defezioni da parte di scrutatori e capi sezione, non hanno scoraggiato i cittadini e lo spoglio si è concluso con una partecipazione superiore alle attese”, comunica in una nota ufficiale Meritocrazia Italia. “Come già dichiarato, nonostante la formale presa di posizione favorevole al ‘NO’ e diffusamente motivata, Meritocrazia Italia conserva apertura alle riforme. Pertanto, nel rispetto della scelta espressa dai cittadini, il Movimento auspica che il risultato odierno costituisca il primo passo verso la costruzione di uno Stato di Diritto realmente rappresentativo e capace di mettere i bisogni del Popolo al centro dell’agenda politica, abbandonando sterili logiche di affermazione di partito. Verso la conquista di maggiore rappresentatività e governabilità”.

“Ridotto il numero dei Parlamentari – continua la nota – si rivela ancor più necessario intervenire a favore di una più marcata apertura del Parlamento e a garanzia di una diffusa libertà partecipativa. Essenziale sarà anche un presto riadeguamento del sistema elettorale. Per il futuro ci si auspica, altresì, che ogni coinvolgimento dei cittadini sia improntato a trasparenza, chiarezza e completezza informativa, e che il piano di ristrutturazione sia davvero idoneo a correggere le inefficienze di un Parlamento non sempre in grado di dar pronta risposta alle istanze di categorie in debolezza, lavoratori e imprese. Meritocrazia Italia rinnova, dunque, la propria disponibilità ed apertura per una stagione di riforme purché rispondenti a un disegno organico costruito sui bisogni dei cittadini”.

Come sottolinea, non da oggi, il Presidente nazionale Walter Mauriello: «Meritocrazia non è contraria alle riforme che avvantaggiano i cittadini, ma che l’espressione del voto referendario, sacro nell’esito, non si traduca in una finta rivoluzione che pieghi la rappresentatività del Popolo a mere scelte di partito».

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