In Italia “il rischio per la sostenibilità finanziaria e sociale del sistema è ormai troppo alto e va governato con una strategia strutturale, non con misure frammentate o emergenziali”. È quanto sostiene Domenico Esposito, presidente dell’Accademia Italiana Qualità della Vita, che richiama l’attenzione su “uno squilibrio di sistema” segnato da sanità territoriale sotto organico, Comuni in difficoltà amministrativa, lavoro povero, denatalità e fuga dei giovani.
Secondo Esposito, “quando si restringe la base produttiva e demografica del Paese, si indebolisce inevitabilmente anche la capacità di sostenere welfare, sanità e previdenza”. Un quadro che, osserva, riguarda tutto il Paese, ma che “nel Mezzogiorno si manifesta con maggiore intensità e anticipo”. L’Accademia propone come leva operativa l’”Effetto Domino della crescita del benessere”, elaborato nell’ambito dell’Ideologia della Qualità della Vita (IQDV) e approfondito sul giornale online La Qualità della Vita. Si tratta, spiega Esposito, di “un metodo che punta a trasformare l’intervento pubblico da tampone a moltiplicatore: un innesco pubblico mirato che riduce il rischio, crea fiducia e catalizza investimenti privati in progetti concatenati, misurabili e replicabili”.
“L’obiettivo – aggiunge – è favorire una crescita pluriennale senza gonfiare strutturalmente la spesa corrente, riallineando lavoro, demografia e conti pubblici. Non bonus a pioggia, che spingono famiglie e microimprese a rimanere sotto soglia critica invece di crescere, emergere e consolidarsi, ma moltiplicatori territoriali di sviluppo”.
Tra le applicazioni indicate dall’Accademia figurano rigenerazione urbana, edilizia ad alto rendimento sociale, agricoltura urbana, servizi di prossimità e interventi capaci di rafforzare l’attrattività dei territori, trattenere residenti e creare nuova base economica. Un esempio citato è il possibile asse di sviluppo tra la bonifica di Bagnoli e l’indotto dell’America’s Cup a Napoli, letto come caso di “effetto catena” tra investimento pubblico, occupazione e attrattività.
Per Esposito, la differenza decisiva è nella misurabilità e nella conoscenza del territorio: “Ogni progetto deve essere valutato in base a indicatori verificabili, dall’occupazione creata ai tempi di accesso ai servizi, fino all’impatto su residenti e gettito locale. Il settore pubblico deve svolgere una funzione di regia, selezionando un paniere di progetti strategici e socialmente utili, pianificandoli in modo credibile – con tempi, autorizzazioni, manutenzione e governance definiti – riducendo il rischio operativo. A quel punto il capitale privato può intervenire perché il contesto diventa prevedibile e il rendimento atteso supera quello di impieghi statici o attendisti. La concatenazione fa il resto: un progetto genera domanda, attiva indotto e crea le condizioni per il successivo”.
Da qui l’appello alla politica, articolato in tre priorità: spostare risorse dai bonus ai servizi che liberano lavoro e natalità, rendere più lineare la progressività per non disincentivare crescita ed emersione, e programmare capitale umano per sanità, scuola tecnica e pubblica amministrazione locale.
L’Accademia Italiana Qualità della Vita annuncia inoltre la prossima uscita del volume Ideologia della Qualità della Vita, metodologia e applicazione territoriale, dedicato agli strumenti operativi e ai modelli di progettazione territoriale, mentre analisi e approfondimenti continuano a essere pubblicati sul giornale online La Qualità della Vita.














