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NAPOLI – “Anni di pesante aggressione politica e mediatica, per nulla. Anni di un calvario che avrebbe fatto scoppiare il cuore a chiunque. Abbiamo retto per le profonde motivazioni ideali e morali, e per l’assoluta serenità di coscienza”.Così il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, commenta la sentenza di assoluzione nei suoi confronti emessa venerdì dalla Corte di Appello di Salerno nel processo sul termovalorizzatore di Salerno in cui era accusato di abuso in atti di ufficio e peculato.

“Esprimo – aggiunge – il mio rispetto per la magistratura, la cui autonomia è un bene per i cittadini onesti e non un privilegio di alcuni. Il controllo di legalità nei confronti di chiunque è doveroso in democrazia”. “Mi auguro che si esaurisca, nel dibattito pubblico, la tendenza dilagante a calpestare con disinvoltura la dignità di persone e famiglie oltre le regole di uno Stato di diritto. Mi auguro – conclude – che si affermi l’abitudine a confrontarsi civilmente, in un clima di rispetto reciproco. L’essere uomini è più importante delle bandiere di partito”.”Il fatto non sussiste”. Questa la motivazione dell’assoluzione per De Luca, giunta al termine del processo d’appello che riguardava la nomina di un project manager nell’ambito di un progetto per la costruzione di un termovalorizzatore a Salerno.In primo grado l’ex sindaco di Salerno era stato condannato a un anno, con pena sospesa. Condanna che aveva determinato nei confronti di De Luca la sospensione dall’incarico di presidente della Giunta regionale per effetto della Legge Severino, provvedimento poi sospeso dal tribunale civile.La vicenda ruota attorno alla nomina nel 2008. All’epoca De Luca era sindaco di Salerno e commissario di governo. Fu nominato un project manager, Alberto Di Lorenzo, da affiancare al tecnico già nominato (il dirigente del settore Lavori Pubblici del Comune di Salerno, l’ingegner Domenico Barletta) all’interno del gruppo di lavoro che doveva progettare la realizzazione di un inceneritore per combattere l’emergenza rifiuti. Opera che non ha mai visto la luce. Il processo d’appello era cominciato lo scorso dicembre.

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